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A cura di Mirella Poggialini
26/06/2012
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«Veline» o la fiera delle vanità
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Saltellano e sgambettano, si contorcono e si piegano flessuose, le ragazze more o bionde che nella canonica sfida estiva di Canale 5 si misurano con la sorte per diventare Veline nella prossima stagione del seguitissimo Striscia la notizia. Bocche fissate in ampi sorrisi, occhi in cui si leggono ansia e decisione. Una prova importante, per ognuna delle ragazze, omologate da fogge, pettinature, trucco e atteggiamenti che ben dicono dell'influsso forte che l'immagine della velina ha esercitato attraverso il piccolo schermo nel tempo. Il tempo, appunto. Che lungo un quarto di secolo ha istituzionalizzato la figura decorativa e seducente delle ragazze-digestivo che fanno da contorno alle notizie travestite da satira, e che ha anche irrigidito, in qualche misura, il compito e l'effetto dei balletti birichini. Speranze vane, quelle di una porta aperta a carriere invidiabili. Il compito della velina non ha fruttato strade nuove, per lo più, e le fanciulle si sono alternate sovrapponendosi l'una all'altra con fluida indifferenza. E perciò stupisce, durante le gare serali, sentire le concorrenti dichiarare studi notevoli e impegnativi e volontà di lavoro mentre il breve balletto è segno di una fame di notorietà in cui lo schermo appare illusoria garanzia verso la felicità. Quattro anni di visibilità e attese, destinati a chiudersi con l'arrivo di più giovani sostitute, somiglianti alle precedenti. E al di sotto del palco, mentre Ezio Greggio (foto) ironizza a gran voce, ecco le madri commosse ed esultanti, fiere di quelle figlie cui spesso assomigliano, e sulle quali forse hanno riversato antichi sogni disillusi. Fiera dei sogni, nel tripudio che fa della sfilata uno spettacolo. E ogni volta che una ragazza conclude il suo breve saggio e si riallinea alle altre, è facile vederla come sarà fra vent'anni, pronta ad applaudire, con volto commosso, una figlia a lei somigliante, in una catena di speranze già segnate dalla malinconia.