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Dischi Sacra A cura di Andrea Milanesi
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Da Caccini a Piazzolla e De André le «Ave Maria» di Daniela Dessì
 
 
Il nuovo disco realizzato dal soprano Daniela Dessì è il punto di arrivo di un affascinante viaggio attraverso i secoli sulle tracce della devozione mariana nella storia della musica colta, tappa conclusiva di un progetto che ha idealmente preso avvio in occasione del concerto che la cantante italiana ha tenuto lo scorso mese di maggio nella chiesa pontificia di Sant'Anna presso la Città del Vaticano.
Il cd (pubblicato da Decca e distribuito da Universal) si intitola semplicemente Ave Maria e la sua tracking list si articola appunto in una lunga sequela di adattamenti della più diffusa preghiera dedicata alla Madonna riconducibili ad alcuni dei più grandi compositori classici, e non solo. Il punto di partenza è rappresentato dal brano elaborato nel XX secolo da Vladimir Vavilov su nuclei melodici originari del maestro tardo-rinascimentale Giulio Caccini, ma il percorso si snoda come la corona di un rosario sonoro passando per le opere di Luigi Cherubini, Franz Liszt, Anton Bruckner, Antonín Dvorák, Camille Saint-Saëns e Jules Massenet, come anche per i frequentatissimi capolavori di Franz Schubert e Charles Gounod (che ha firmato una celeberrima versione prendendo spunto dal Primo Preludio del Clavicembalo ben temperato di Bach), al fianco dei quali si trovano anche l'Ave Maria di Astor Piazzolla e quella che nel 1970 Fabrizio De Andrè aveva inserito nell'album La buona novella, ispirato alla vita di Gesù raccontata attraverso i vangeli apocrifi.
In apertura, invece, un pezzo scritto appositamente da Roberto Scarpa Meylougan, musicista che accompagna all'organo il soprano genovese lungo tutto il progetto e che ha concepito Vibrazioni come tributo allo splendido Inno alla Vergine con cui Dante affida a san Bernardo le parole che inaugurano l'ultimo cantico della Divina Commedia. È l'unico brano in cui la Dessì non canta, ma in realtà declama il testo, rinunciando per una volta al timbro fermo e squillante della sua voce per abbandonare il registro lirico-teatrale e affidarsi a una recitazione particolarmente ispirata: omaggio artistico e spirituale alla Madre terrena e celeste che, di generazione in generazione, illumina il cammino dell'umanità come «termine fisso d'eterno consiglio».

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