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Colonne d'Ercole A cura di Cinzia Bearzot
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Statalisti e liberali al tempo di Pericle
 
 
Le due opposte visioni del rapporto fra il cittadino e lo stato che siamo soliti definire “statalista” e “liberale” sembrano riflettere una problematica che presuppone la nascita dello stato moderno e la sua definizione teorica. Ma il problema, nella sostanza, è più antico. Le fonti ci hanno trasmesso una immagine del mondo greco divisa tra due grandi forze, Atene e Sparta, alla testa di due blocchi di alleanze caratterizzati da diverse strutture politiche ed egemoniche e da diversi “stili di vita”. Il tema è particolarmente caro a Tucidide, che, scrivendo la storia della guerra del Peloponneso (431-404 a.C.), che vide lo scontro dei due blocchi dopo alcuni decenni di bipolarismo e di “guerra fredda”, fu ad esso particolarmente sensibile. Da una parte, l'oligarchica Sparta: un modello di polis molto particolare dal punto di vista istituzionale, in cui il cittadino era sostanzialmente un guerriero, formato fin dall'infanzia all'assorbimento dei valori collettivi e alla difesa militare della città, attraverso una vita semplice e frugale. A nessun individuo era
consentito di emergere, nel timore che non si adattasse volentieri ai limiti che gli erano imposti: Plutarco, nella Vita del legislatore Licurgo, scrive che «nessuno aveva il permesso di vivere come voleva», perché tutti dovevano essere uguali. Non era gradito che i cittadini si recassero all'estero, nel timore che “si corrompessero” a contatto con costumi e abitudini di vita diverse e più aperte. Sparta trasse da questo sistema, di fatto totalitario, una grande stabilità politica, molto ammirata dall'esterno, e una potenza militare che pagò però pesantemente in termini di sviluppo culturale. Dall'altra parte, la democratica Atene: una esperienza politica che, come spiega Pericle nell'Epitafio, valorizza molto l'apporto dell'individuo alla vita della comunità, si preoccupa di garantirgli un certo benessere privato, gli offre opportunità di realizzazione personale e di arricchimento culturale. Pericle, ponendo evidentemente in contrapposizione sistema ateniese e spartano, sottolinea come in Atene l'efficienza militare venga raggiunta senza eccessive costrizioni disciplinari, come l'amore per la bellezza e per la cultura non producano necessariamente indolenza e come il benessere non sia necessariamente un elemento negativo. A fronte del rigido collettivismo spartano, Atene si presenta come uno stato "liberale", in cui il rapporto tra pubblico e privato assume una dimensione ideale. Una visione certamente idealizzata (Pericle sta cercando di dimostrare ai concittadini che vale la pena di morire in guerra per difendere il sistema di vita ateniese), ma non per questo meno interessante nei suoi presupposti teorici. Uno studioso americano, Donald Kagan, ha dedicato a Pericle un saggio in cui la democrazia ateniese è letta attraverso la lente dell'esperienza democratica statunitense, appunto in chiave liberale. Negli anni '70, era abbastanza usuale guardare allo scontro fra Sparta e Atene nel V secolo a.C. alla luce delle vicende della guerra fredda e del contrasto fra Russia sovietica e Stati Uniti, un contrasto che implicava, fra l'altro, anche due stili di vita diversi, uno collettivista, in cui l'individuo e le sue aspirazioni tendevano a scomparire, e uno liberale, in cui il singolo conservava il suo spazio per la “ricerca della felicità”. Queste attualizzazioni hanno sempre in sé qualcosa di insoddisfacente per lo storico; ma che la storia riproponga talora questioni antiche non deve certo stupire.

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