﻿<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0"><channel><title>Avvenire RSS Feed - Politica</title><link>http://www.avvenire.it/Politica</link><description /><generator>Microsys RSS Generator for SharePoint 2010</generator><copyright>www.avvenire.it</copyright><managingEditor /><webMaster /><ttl>2</ttl><language>it-IT</language><docs>http://www.rssboard.org/rss-specification</docs><pubDate>Tue, 27 Sep 2011 12:31:28 GMT</pubDate><lastBuildDate>Sat, 18 May 2013 12:31:23 GMT</lastBuildDate><item><guid>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/intervista-de-girolamo.aspx</guid><category>Politica</category><title>De Girolamo: «Il patto Pd-Pdl può durare tutta la legislatura» </title><subtitle>De Girolamo: «Il patto Pd-Pdl può durare tutta la legislatura» </subtitle><link>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/intervista-de-girolamo.aspx</link><description>​«Ecco la prima risposta a chi guardava con diffidenza un governo Pd-Pdl. Una risposta concreta, seria... Una risposta che mi fa dire che questa collaborazione può e deve durare». Nunzia De Girolamo ha centrato il primo obiettivo: l’Imu sul settore agricolo è stato sospesa. «Ed entro giugno verrà cancellata definitivamente», assicura il ministro che &amp;quot;accarezza&amp;quot; il premier: «Letta sa che gli agricoltori hanno subito un’ingiustizia reale, sa che il settore ha sempre dato più di quello che doveva dare... Troverà il modo di eliminarla per sempre». La De Girolamo non detta ultimatum, anzi racconta un consiglio dei ministri «costruttivo». Parla di «lavoro di squadra». Apprezza un ministro dell’Economia «capace di ascoltare e di capire». E, alla fine, torna a scommettere sulla solidità e sulla durata del patto Pd-Pdl. «C’è un lavoro da fare. Per strappare il Paese a questa crisi drammatica, per far tornare le famiglie italiane a vivere serenamente. C’è l’economia da risollevare, ci sono le riforme istituzionali... Questo non si fa in un anno, nemmeno in due. Serve stabilità e prospettiva, serve il tempo necessario, magari una legislatura».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La giustizia può essere un ostacolo?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Certo quella parte di magistratura che attacca Berlusconi senza soluzione di continuità come se fosse una ragione di vita non aiuta il governo. Ma giudiziario ed esecutivo sono due poteri separati e il presidente sa che l’anomalia tutta italiana consiste nella sovrapposizione di questi due poteri: vedrà, non cadrà nel tranello. Questo governo non cadrà. E soprattutto non cadrà sulla giustizia. Lo scriva, lo scriva. Conosco Berlusconi, parlo con Berlusconi: non ha nessuna intenzione di mettere in discussione il governo. Il presidente è un imprenditore, capisce la sofferenza del Paese ed è pronto a buttare giù bocconi amari e anche ad accettare, da uomo di Stato, processi mediatici... Lui sceglie l’Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ma Epifani lo invita a non prendersi meriti che sono dell’esecutivo...&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;È vero, abbiamo anime diverse, culture diverse, storie diverse, ma questa contaminazione serve per raggiungere un obiettivo alto: salvare il Paese. Io sono del Pdl, Letta è del Pd e alla fine le nostre strade torneranno a dividersi. Ma oggi è una stagione straordinaria. Un momento unico che impone una pacificazione vera: non può vincere l’anti qualcuno e chi prova a dividere il Paese è fuori dalla storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Pacificazione?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Sì, pacificazione. Bisogna capire il segnale che ci hanno mandato gli italiani e scegliere la responsabilità. Le differenze ci sono ma vanno attutite, non amplificate. La gente mi ferma e mi inchioda a un impegno: &amp;quot;Abbiamo paura del futuro, questo governo deve durare e deve fare&amp;quot;. Hanno ragione: dobbiamo ridare speranza agli italiani, dobbiamo far tornare a sperare la mia generazione a cui hanno rubato tutto. Altrimenti il nostro sacrificio culturale e politico non avrebbe nessun senso e la nostra sconfitta sarebbe drammaticamente dura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Davvero è convinta di farcela?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Se non lo fossi non avrei mai accettato di fare il ministro: ho una bambina di undici mesi che deve vivere in un Paese diverso. E poi c’è un settore, l’agricoltura, che ha faticato e che ora va aiutato. Lo stop è stata una boccata d’ossigeno, 350 milioni sono rimasti nelle tasche di  agricoltori che faticano. Perchè l’accesso al credito è terribilmente difficile, perchè manca liquidità... L’agricoltura è sempre stata considerata figlia di un Dio minore, oggi è protagonista di un provvedimento importante. È un bel segnale. Spero il primo di una lunga serie.</description><pubDate>Fri, 17 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Arturo Celletti</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/intervista-belletti.aspx</guid><category>Politica</category><title>Belletti: «L'imposta sia nel segno dell'equità» </title><subtitle>Belletti: «L'imposta sia nel segno dell'equità» </subtitle><link>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/intervista-belletti.aspx</link><description>​Negli ultimi anni Francesco Belletti ha visto troppi buoni propositi trasformarsi in cocenti delusioni. Perciò il presidente del Forum delle associazioni familiari, pur salutando «con grande favore» la sospensione dell’Imu sulla prima casa, avvisa il governo: «La clausola di salvaguardia ci preoccupa molto. È una spada di Damocle. Se a settembre ci troveremo senza la riforma del fisco locale, con la rata Imu da recuperare e con il Paese in campagna elettorale, beh, sarebbe proprio una follia. Però voglio essere ottimista. Molte famiglie quest’anno non faranno vacanze. Spero che anche la politica rinunci alle ferie per superare entro il 31 agosto l’imposta sulla casa nel segno dell’equità, come promette il decreto».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Guardiamo all’oggi. La sospensione soddisfa le famiglie?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Certo. Ed è stato giusto procedere ad una sospensione selettiva, che esclude le abitazioni di lusso. Ma non dobbiamo mollare la presa: in Italia è l’attuale sistema di tassazione sulla casa ad essere sbagliato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Perché?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Perché non si tiene conto che da noi la casa ha un valore particolare, qui rappresenta il patrimonio principale che i genitori, attraverso il risparmio, trasmettono ai figli. Nel momento in cui si salassa l’abitazione, si blocca una delle principali fonti d’investimento del Paese e una dote di partenza dei giovani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il governo vuole accorpare Imu e Tares in un’unica imposta municipale. Avete &amp;quot;raccomandazioni&amp;quot;?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;È un’operazione giusta anche dal punto di vista della semplificazione. All’inizio dell’anno le famiglie non sono in grado di prevedere quanto dovranno pagare e a chi. Ma è pure una grande occasione per mettere in piedi un sistema di fisco locale finalmente &amp;quot;amico delle famiglie&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Come?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Della vecchia Imu va salvato il principio delle detrazioni legate al numero di figli, tanto più se ci sarà l’accorpamento della Tares, che oggi non segue questo criterio. L’idea del &amp;quot;più figli meno tasse&amp;quot; va resa sempre più solida.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ha fiducia che accada?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;È mio dovere averne. Noi intanto aspettiamo tre segnali: l’assegnazione della delega per la Famiglia a un membro del governo; il coinvolgimento nel processo di riforma dell’Imu dell’Osservatorio per le politiche familiari; la verifica ex ante, e non ex post, del cosidetto &amp;quot;impatto familiare&amp;quot; della nuova imposta municipale. Ricordo quanto accaduto con la social card: si volevano aiutare i nuclei in difficoltà e invece, a cose fatte, la misura ha sostenuto per l’80% anziani soli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il rinvio sulla prima casa è stato contrapposto a quello sui capannoni industriali. Una guerra tra poveri?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Una vicenda spiacevole. Gran parte delle piccole-medie imprese sono a conduzione familiare. È una peculiarità italiana. Ed è ora che famiglie e mondo produttivo siglino un’alleanza sul fisco perché hanno interessi comuni. Anche la politica è chiamata a salvaguardare il modello italiano di fronte all’Europa. Non vogliamo diventare una piccola Germania, non è questa la nostra vocazione. Il sistema delle imposte deve tenerne conto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Le esigenze sono tante e la coperta è corta...&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ci sono ancora tanti costi e tante voci di spesa da aggredire, c’è l’evasione da combattere... I margini per alleggerire sia le imprese sia le famiglie sono ampi.</description><pubDate>Fri, 17 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Marco Iasevoli</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/giornata-contro-omofobia-napolitano-vicino-a-vittime-aggressioni.aspx</guid><category>Politica</category><title>Giornata internazionale contro l’omofobia Polemiche (e passi falsi) sui diritti ​</title><subtitle>Giornata internazionale contro l’omofobia Polemiche (e passi falsi) sui diritti ​</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/giornata-contro-omofobia-napolitano-vicino-a-vittime-aggressioni.aspx</link><description>&amp;quot;Esprimo la mia vicinanza a quanti sono stati vittime di intollerabili aggressioni e a quanti subiscono episodi di discriminazione che hanno per oggetto il loro orientamento sessuale. Un pensiero particolare va a quei giovani che per questo hanno subìto odiosi atti di bullismo che, oltre ad aggravare le manifestazioni di discriminazione, alimentano pregiudizi e dannosi stereotipi&amp;quot;. Lo scrive il presidente della Repubblica, &lt;strong&gt;Giorgio Napolitano&lt;/strong&gt;, in un messaggio inviato in occasione della Giornata internazionale contro l'omofobia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;quot;Come ho più volte ribadito - continua il capo dello Stato - la denuncia e il contrasto all'omofobia devono costituire un impegno fermo e costante non solo per le istituzioni ma per la società tutta: in questo senso la cultura del rispetto dei diritti e della dignità della persona ha già trovato significative espressioni sul piano legislativo e deve trovare piena affermazione in primo luogo nella famiglia, nella scuola, nelle varie realtà sociali e in ogni forma di comunicazione. In momenti di difficoltà economica - come quelli che stiamo attraversando - più che mai è necessario vigilare - conclude Napolitano - affinché il disagio sociale non concorra ad acuire fenomeni di esclusione gravemente lesivi dei valori costituzionali di uguaglianza e solidarietà su cui si deve fondare una convivenza civile&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;GRASSO: STATO RICONOSCA E PROTEGGA I DIRITTI DEGLI OMOSESSUALI&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&amp;quot;Lo Stato si attivi non solo per il riconoscimento, ma anche per la concreta protezione dei diritti degli omosessuali&amp;quot;. Lo chiede il presidente del Senato, &lt;strong&gt;Pietro Grasso&lt;/strong&gt;, intervenendo ad una iniziativa organizzata nella Giornata internazionale contro l'omofobia. Secondo Grasso un primo livello di tutela nei confronti degli omosessuali &amp;quot;è quello indicato dalle proposte di legge sul contrasto dell'omofobia e della transfobia che anche nella legislatura in corso, come in quelle precedenti, sono state presentate nei due rami del Parlamento. Obiettivo fondamentale di tali proposte è quello di intervenire sulle norme esistenti per prevenire e reprimere in modo specifico anche chi commette o chi istiga a commettere atti di discriminazione per motivi fondati sull'omofobia e sulla transfobia&amp;quot;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi, prosegue: &amp;quot;Un secondo livello di tutela è quello che presuppone che lo Stato si attivi non solo per il riconoscimento, ma anche per la concreta protezione dei diritti degli omosessuali. È questo un terreno politicamente molto controverso, come tutti sapete, ma che inevitabilmente le istituzioni democratiche saranno chiamate ad affrontare nei prossimi anni. Lo dovranno fare molto probabilmente nella convinzione che, come rilevato dalla stessa Corte europea dei diritti dell'uomo, il dilagare della discriminazione sessuale o legata all'identità di genere è inversamente proporzionale al livello di tutela giuridica riconosciuto alle coppie omosessuali. La sfida che si porrà innanzi alle istituzioni parlamentari è quindi imparare ad affrontare con lucidità queste dinamiche sociali, con uno spirito pragmatico e realistico che sappia abbandonare le ideologie e i preconcetti&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;BOLDRINI: GARANTIRE DIRITTI, SI' A RICONOSCIMENTO UNIONI&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Garantire i diritti, riconoscere le unioni tra persone dello stesso sesso. Ma non solo: vanno punite le persone che incitano all'odio e l'orientamento sessuale non deve essere motivo di bullismo a scuola. Sono alcuni dei concetti toccati dalla presidente della Camera &lt;strong&gt;Laura Boldrini &lt;/strong&gt;nel suo intervento in occasione della Giornata internazionale contro l'omofobia. &amp;quot;Appena due settimane fa, qui a Roma, una coppia di giovani è stata aggredita e picchiata in modo 'barbaro' - la definizione è degli investigatori - per il solo fatto di essere omosessuali. Due giorni dopo il pestaggio, gli aggressori erano liberi, imputati semplicemente di lesioni personali. Tutto ciò accade perché in Italia - a differenza della maggior parte dei Paesi dell'Unione Europea - la legge non prevede l'aggravante di omofobia per chi aggredisce o minaccia le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender, o per chi incita all'odio nei loro confronti sul web - ha detto ancora la Boldrini -. Oggi, in occasione della nona Giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia, è più che mai necessario condannare con fermezza ogni forma di intolleranza e di incitamento all'odio verso le persone omosessuali. Anche se l'Italia non raccoglie dati sulle violenze di natura omofoba, le aggressioni omofobe sarebbero in aumento. Le cronache ce lo riferiscono pressoché quotidianamente, così come viene denunciato dalle stesse associazioni per i diritti delle persone Lgbt&amp;quot;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le aggressioni e le violenze avvengono, secondo la presidente, &amp;quot;anche perché in Italia è tuttora diffusa una cultura machista e omofoba, che riduce le donne ad oggetto e gli omosessuali a macchietta, a gruppo isolato, che può essere tollerato fintantoché non inizia a rivendicare i propri diritti e la propria identità. A quel punto diventa oggetto di attacchi a ogni livello, attacchi verbali e fisici. È ora che questi diritti - alla tutela dalle discriminazioni, al riconoscimento giuridico delle unioni - vengano riconosciuti anche nel nostro Paese. Molte donne vittime di violenza di genere hanno paura a denunciare. La stessa cosa accade,  e qui anche in misura maggiore, per le persone colpite da violenze omofobe: c'è la resistenza a denunciare&amp;quot;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;IDEM: RICONOSCERE PARITÀ COPPIE ETERO E OMOSESSUALI&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;L'esigenza posta dal ministro è di &amp;quot;mettere al centro del discorso pubblico il tema della violenza e della discriminazione nei confronti delle persone lgbt e dare visibilità a questo problema&amp;quot;, anche al fine di &amp;quot;stimolare la piena coscienza dell'uguaglianza dei diritti e delle pari opportunità per tutti&amp;quot; e di &amp;quot;innalzare il ivello della tutela dei diritti umani e la parità di trattamento per le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender, mediante un approccio politico globale&amp;quot;. Il ministro alle Pari opportunità &lt;strong&gt;Josefa Idem &lt;/strong&gt;sottolinea che &amp;quot;quando parliamo di tutela dei diritti delle persone Lgbt, parliamo di affermazione di diritti umani e di garanzia delle libertà fondamentali, che non ammettono deroghe o eccezioni. La lotta all'omofobia e alla transfobia e a ogni tipo di discriminazione basata sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere è oggi una grande sfida, che richiede una forte volontà politica, con un impegno comune e un'azione coordinata&amp;quot;. Per il ministro delle Pari opportunità, &amp;quot;soltanto attraverso la più ampia collaborazione tra il mondo delle associazioni e le istituzioni ai diversi livelli potremo affrontare e risolvere le questioni ancora aperte, per la piena affermazione dei diritti di tutte le persone&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;ROCCELLA: CHE C'ENTRA RICONOSCIMENTO UNIONI GAY?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&amp;quot;Vorrei ricordare che la giusta lotta contro gli atteggiamenti omofobici non ha niente a che vedere con il riconoscimento pubblico delle unioni civili o il matrimonio gay&amp;quot;. Lo dice la parlamentare del pdl &lt;strong&gt;Eugenia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Roccella&lt;/strong&gt;. &amp;quot;Ai presidenti di Camera e Senato - aggiunge  - chiedo di rispettare l'articolo 29 della nostra Costituzione che riconosce la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.  Condivido totalmente l'obiettivo di sconfiggere ogni forma di discriminazione, da quelle contro i gay a quelle contro le donne, da quelle razziali a quelle religiose, fino alle più subdole forme nei confronti di persone fragili che non&lt;br /&gt;appartengono a nessuna specifica categoria, e non sono difese da alcuna associazione&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;SACCONI: CONTRASTO È GIUSTO OBIETTIVO&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&amp;quot;Nel giorno dedicato alla prevenzione e al contrasto di ogni forma di omofobia, è necessario ribadire che questo giusto obiettivo richiede un clima di - quanto più larga- condivisione nella comunità nazionale. Sono quindi controproducenti le campagne che mettono in discussione l'unicità dell'istituto matrimoniale, chiedono l'accesso alle provvidenze sociali e rivendicano a coppie dello stesso sesso il &amp;quot;diritto&amp;quot; all'adozione o addirittura alla procreazione&amp;quot;. Lo afferma &lt;strong&gt;Maurizio Sacconi&lt;/strong&gt;, senatore del Pdl. &amp;quot;Sono temi straordinariamente divisivi e in aperto contrasto con i principi della tradizione nazionale. In particolare, suscita comprensibile allarme sociale la pretesa di estendere ai soggetti della coppia omosessuale le prestazioni riservate al coniuge come la pensione di reversibilità, gli assegni e  le detrazioni per persone a carico, che arrivano a quasi 70 miliardi di euro all'anno. Sono misure introdotte in relazione alla rilevanza pubblica della coppia naturale unita nel matrimonio perché orientata alla procreazione e quindi alla sopravvivenza della società. In un contesto condiviso diventa invece più agevole verificare e, ove necessario, integrare ciò che norme primarie o secondarie dispongono per la libera regolazione degli aspetti patrimoniali di una relazione&lt;br /&gt;affettiva o per la più compiuta vicinanza al o alla convivente in tutte le situazioni private o pubbliche. Una visione tutta pubblicistica non esalta ma mortifica una relazione affettiva&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;GIOVANARDI: VISIONE BOLDRINI RISTRETTA E PARZIALE&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&amp;quot;La strada maestra da seguire è quella indicata dalla Corte costituzionale che giustamente distingue tra i diritti della famiglia, società naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, e i diritti dei singoli nelle formazioni sociali in cui si svolge la loro personalità. La visione della presidente della Camera Laura Boldrini è ristretta e parziale perché il Legislatore deve tutelare attraverso il riconoscimento di contratti di convivenza e solidarietà, ogni tipo di rapporto mutualistico tra due persone, anche a prescindere dai motivi della convivenza stessa&amp;quot;. Lo dice il senatore del Pdl &lt;strong&gt;Carlo Giovanardi&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;MALAN: BOLDRINI DICA QUALI DIRITTI E DOVERI E CHI PAGA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&amp;quot;La presidente della Camera Laura Boldrini ha usato la giornata contro l'omofobia per parlare di una cosa ben diversa, come il riconoscimento delle coppie dello stesso sesso, tentando di far passare il messaggio che chi dovesse essere contrario è da equiparare agli imbecilli e ai delinquenti che molestano o aggrediscono i gay. Silenzio invece sui paesi dove i comportamenti omosessuali sono puniti anche con la pena di morte&amp;quot;. Così il senatore Pdl, &lt;strong&gt;Lucio Malan&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;quot;Dato che però è scesa in campo su un punto preciso, dovrebbe spiegare quali diritti ritiene debbano essere riconosciuti - prosegue -. Su alcuni infatti, come il subentro nell'affitto e le visite in ospedale, c'è un vasto consenso e costi minimi o nulli, su altri invece, come i diritti ereditari o la pensione di reversibilità, va spiegato che i costi ci sono e si riversano o sugli altri eredi o, per decine di miliardi, sulla previdenza sociale, e dunque sui lavoratori e sui pensionati. Altro aspetto importantissimo sono i doveri che devono corrispondere ai diritti. Proprio l'area politica di provenienza della presidente Boldrini propose norme con tutti i diritti del matrimonio e nessun dovere, e per di più senza che l'unione debba essere resa pubblica. Se si fa politica attiva occorre spiegare le cose e i costi ai cittadini. Altrimenti si fa demagogia&amp;quot;.​​</description><pubDate>Thu, 16 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/Letta-accelera-15-giorni-piano-lavoro.aspx</guid><category>Politica</category><title>Letta: in 15 giorni il piano lavoro </title><subtitle>Letta: in 15 giorni il piano lavoro </subtitle><link>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/Letta-accelera-15-giorni-piano-lavoro.aspx</link><description>La disoccupazione giovanile non può aspettare giugno e i tempi eterni dell’Unione europea. Enrico Letta, anche nel faccia a faccia di Varsavia con il premier polacco Donald Tusk, conferma la sua strategia: accerchiare Angela Merkel già nel Consiglio Ue della prossima settimana sulla richiesta di un «grande piano per il lavoro», in modo che, il mese dopo, la riunione dei capi di Stato e di governo europei assuma toni operativi e non cattedratici. E porti a conseguenze immediate. Non come accaduto con il Consiglio Ue del giugno 2012 sulla crescita, rimasto lettera morta.&lt;br /&gt;Un’accelerazione che ha a che fare con la vita dell’esecutivo e, soprattutto, con la tenuta sociale dei Paesi dell’Europa mediterranea. Italia in primis. Durante la conferenza stampa di Varsavia, Letta è stato più duro del solito, quasi a preparare il terreno: «Tutti i leader europei vedono il tema del lavoro giovanile come un grandissimo incubo. Per l’Italia è un dramma. Anche Angela Merkel è molto interessata», assicura. Niente deragliamento rispetto alla linea dei «bilanci in regola», ma ora dall’Europa devono venire «risposte concrete e non solo dichiarazioni astratte». Poi una frase rivelatrice: «Sono molto contento che su queste priorità abbiamo intenzione di combattere insieme a Bruxelles e in tutte le sedi europee». &lt;em&gt;Combattere&lt;/em&gt;, nonostante non si tratti di «fare asse contro la Germania». &lt;em&gt;Combattere&lt;/em&gt;, ovvero far capire a Berlino che nessuno è più disposto ad indugiare. Anche perché le prossime elezioni europee potranno essere quelle in cui «i cittadini abbandoneranno l’Ue».&lt;br /&gt;Sul fatto che l’operazione vada in porto Letta è ottimista. Ha già affidato al ministro del Lavoro Enrico Giovannini il compito di istituire una task force e scrivere entro 15 giorni una traccia di lavoro da presentare all’Ue. Un dossier con le risorse di cui ha bisogno l’Italia per investire su ricerca e innovazione, risolvere i tavoli di crisi di filiere al collasso e abbassare il costo del lavoro, specie quello giovanile. Un piano che ha bisogno di soldi veri e freschi, che l’Europa - è il concetto - dovrà concedere non appena sarà chiusa la procedura per deficit eccessivo (fatto di per sé positivo per i conti, perché dovrebbe condurre ad un ribasso degli spread e allo &amp;quot;svincolo&amp;quot; di 12 miliardi di cofinanziamento nazionale ai fondi strutturali). L’Italia si impegna a fare la sua parte con tagli «chirurgici» della spesa pubblica e riprendendo tra le mani il riordino delle agevolazioni alle imprese già impostato dall’ex sottosegretario Vieri Ceriani. Ma l’Ue deve metterci del suo. Concedendo una deroga al Patto di stabilità. O attraverso trasferimenti diretti. È questa la grande partita di Letta, quella che può placare i maldipancia della maggioranza. E va ben oltre l’anticipo dal 2014 al 2013 del progetto Youth Guarantee, un tesoretto da 6 miliardi di euro da spartire tra tutti i 27 Stati membri.&lt;br /&gt;Quanti miliardi servano per il piano-Lavoro di Letta e Giovannini è però top secret. Anticipare gli obiettivi dell’Italia potrebbe nuocere al difficilissimo negoziato europeo. Così come sono nocive le polemiche nella maggioranza. Letta vorrebbe il massimo dell’unità per esercitare un pressing efficace. E invoca «pazienza» ai suoi inquieti &amp;quot;azionisti&amp;quot; sino a quando non sarà definita la partita europea. I &amp;quot;cento giorni&amp;quot; cui fa continuo riferimento sono quelli necessari per imporre il cambio di traiettoria all’Europa. E il giro che sta completando presso le cancellerie serve a creare una «rete per la crescita» che va oltre le classiche differenze tra Nord e Sud del Continente. «Italia e Francia sono i primi due mercati della Germania – dicono in serata i fedelissimi del premier commentando il viaggio a Varsavia –, e in prossimità delle elezioni anche Angela Merkel dovrà dare risposte immediate ai primi segni di crisi della Germania». Su questa congiuntura, Letta si gioca tutto.</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Politica/PublishingImages/ImmaginiArticolo/65cb1708c6_37733816.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Thu, 16 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Marco Iasevoli</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/zanda-berlusconi-ineleggibile-ira-del-pdl.aspx</guid><category>Politica</category><title>«Berlusconi ineleggibile», l'ira del Pdl </title><subtitle>«Berlusconi ineleggibile», l'ira del Pdl </subtitle><link>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/zanda-berlusconi-ineleggibile-ira-del-pdl.aspx</link><description>Non si ferma il cannoneggiamento reciproco fra Pd e Pdl, a una settimana dalla contestata partecipazione di due ministri pidiellini alla manifestazione di Brescia in difesa di Silvio Berlusconi, «perseguitato da toghe politicizzate». In materia di giustizia, l’aria in Parlamento è talmente satura che basta una dichiarazione sopra le righe a infiammare gli animi. Stavolta il &lt;em&gt;casus belli &lt;/em&gt;riguarda la spinosa questione della possibile «ineleggibilità» del Cavaliere, sollevata ad inizio legislatura dal Movimento Cinquestelle (in base ad una legge del 1957, che dichiara non eleggibili i titolari di concessioni pubbliche «di notevole entità», come quelle televisive, ma sulla quale l’interpretazione dei costituzionalisti non è univoca) e rilanciata ieri dal capogruppo al Senato Luigi Zanda in un’intervista ad &amp;lt;+corsivo&amp;gt;Avvenire&amp;lt;+tondo&amp;gt;, in cui ha affermato che «secondo la legge italiana Silvio Berlusconi, in quanto concessionario, non è eleggibile. È ridicolo che l’ineleggibilità colpisca Confalonieri e non lui». Inoltre, a suo parere, il Cavaliere non avrebbe i requisiti morali per essere nominato senatore a vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Pdl insorge in massa, alludendo a possibili conseguenze sulle larghe intese, qualora si vada al voto sulla questione: «L’intervista non facilita il compito del governo» lamenta il capogruppo al Senato, Renato Schifani. Toni preoccupati da parte di Anna Maria Bernini («Quelle affermazioni sono altrettante mine sul terreno politico in cui agisce il governo Letta» e il riferimento a quelle norme è «anacronistico») e aspri da parte del capogruppo alla Camera, Renato Brunetta, che parla di «intervista sciagurata. Giocare con queste proposte è da irresponsabili. Oppure a Zanda è sfuggito il senno». Dalle file del Pd, in difesa del senatore, si leva la voce del collega Giorgio Santini: «Si sta montando un caso con accuse pretestuose». Più tardi, è Zanda stesso a correggere il tiro: «Si è sollevato un polverone sul nulla. Sull’eleggibilità di Berlusconi da dieci anni ho una posizione personale, che nulla ha a che vedere con la tenuta del governo Letta. Non faccio parte della Giunta delle elezioni e delle immunità del Senato e non voterò nel merito, né mi sfuggono i precedenti della Camera che già votato più volte, con un’interpretazione opposta alla mia». In ogni, caso, conclude, «il Pd non ha mai dato indicazioni di voto ai componenti della Giunta». E a confermare quanto la materia della giustizia sia delicata per l’esecutivo, il premier Enrico Letta, da Varsavia, avverte: «Non mi faccio distrarre, sono altre le priorità. E la riforma delle intercettazioni non rientra nel programma di governo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La questione dell’ineleggibilità del Cavaliere, tuttavia, potrebbe effettivamente approdare, anche se non subito, sul tavolo della Giunta per le elezioni del Senato. La prossima riunione, in programma per martedì, sarà dedicata all’elezione del nuovo presidente, che dovrebbe andare ad un esponente delle opposizioni. Dal dopo voto, quel posto lo reclamano i Cinquestelle, che non a caso offrono sponda: «Prendiamo in parola Zanda: siamo pronti a votare l’ineleggibilità di Berlusconi», twitta il capogruppo al Senato, Vito Crimi, chiedendo che la questione venga posta all’ordine del giorno nella prima riunione della Giunta. Forse, unendo i voti di Pd e M5S, si potrebbe giungere ad un pronunciamento sfavorevole per il Cavaliere, ma lo stato maggiore del Pd è consapevole della ricaduta sulla tenuta del governo. Due settimane fa, uno dei parlamentari piddini più vicini ad Enrico Letta, il presidente della commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia, ha liquidato l’opzione come una «bufala. Non una priorità, ma un modo per fare propaganda». E in serata anche Berlusconi, in una cena elettorale con Gianni Alemanno a Roma, calma i suoi: «L’interesse del Paese vale di più. Non reagiremo a provocazioni e calci negli stinchi. C’è una forte possibilità che questo governo possa andare avanti. Mi auguro che questo patto ponga fine alla guerra civile tra destra e sinistra durata vent’anni».</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Politica/PublishingImages/ImmaginiArticolo/MDF53459_3_37734073.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Thu, 16 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Vincenzo R. Spagnolo</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/letta-cdm-sospesa-rata-imu-prima-casa-giugno-rifiorma-entro-31-agosto.aspx</guid><category>Politica</category><title>Slitta prima rata Imu Un miliardo per la Cig</title><subtitle>Slitta prima rata Imu Un miliardo per la Cig</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/letta-cdm-sospesa-rata-imu-prima-casa-giugno-rifiorma-entro-31-agosto.aspx</link><description>&lt;p&gt;Il governo ha approvato il decreto sullo slittamento dell’Imu e i fondi per la cassa integrazione. Senza «miracoli», come aveva preannunciato il premier Enrico Letta. Ma con qualche risorsa in più del previsto per la Cig in deroga. La dotazione, un miliardo di euro, non sarà comunque sufficiente a coprire le esigenze di tutto il 2013, calcolate dai sindacati in circa un miliardo e mezzo. Ma servirà a tamponare l’emergenza nei prossimi 4-5 mesi in attesa, annuncia l’esecutivo, di «rivedere il sistema degli ammortizzatori sociali», previo «dialogo con le parti sociali e le autonomie».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto le famiglie ottengono tre mesi di &amp;quot;moratoria&amp;quot; per l’imposta sulla prima abitazione. Il pagamento è sospeso fino a metà settembre. Quando dovrà essere pronta la riforma fiscale di tutto il capitolo casa e servizi locali. C’è una clausola di garanzia a beneficio di Bruxelles: se il riordino della tassazione non andasse in porto, «continuerà ad applicarsi la disciplina vigente» (in pratica si pagherebbe tra settembre e fine anno).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’obiettivo è «dare fiducia, prestare attenzione alle famiglie e far calare la pressione fiscale», ha spiegato il presidente del Consiglio» dopo il vertice di governo. Secondo il vicepremier Angelino Alfano, siamo di fronte al «primo gol dell’esecutivo». Il decreto «crea una cornice», ha aggiunto Letta, che dà all’esecutivo «100 giorni di tempo» per fare le riforme «con coperture certe e nell’ambito degli impegni di bilancio presi con Bruxelles». In sostanza quella di ieri è solo una prima tappa. Un &amp;quot;segnale&amp;quot; al Paese mentre inizia un percorso che non sarà in discesa. La scommessa è quella di riuscire a trovare nuove risorse senza compromettere la stabilità dei conti. Una nuova partita da giocare soprattutto in Europa se l’Italia uscirà a fine mese dalla procedura per deficit eccessivo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel dettaglio viene sospesa la prima rata dell’Imu sull’abitazione principale. Ma non per tutti i proprietari. I versamenti sono confermati per abitazioni di pregio, ville, castelli e case di lusso (gli immobili classificati A/1, A/8, A/9). Pagamento sospeso anche per terreni e fabbricati rurali, alloggi degli Iacp e immobili a proprietà indivisa delle cooperative. Nessuna agevolazione ora sui fabbricati delle imprese. Il decreto promette però che la nuova tassa che scaturirà dalla riforma prevederà «forme di deducibilità fiscale sui canoni». La futura tassazione, precisa l’esecutivo, ingloberà oltre all’Imu anche la Tares (la nuova e più salata imposta sui rifiuti e i servizi comunali appena istituita dal governo Monti e non ancora riscossa). Non è escluso che nel ridisegno fiscale entrino anche altre poste, come la cedolare sugli affitti. L’obiettivo, oltre alla semplificazione degli adempimenti, è il calo della pressione fiscale. La sospensione dei pagamenti comporta lo slittamento di entrate fiscali per circa 2 miliardi di euro. Le finanze dei Comuni saranno tuttavia salvaguardate attraverso un anticipo di cassa da parte della Tesoreria. &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le coperture relative ai fondi per cassa in deroga, un miliardo di euro, arrivano tutte da fondi già a bilancio, soprattutto dal capitolo lavoro, scelta che non piace alle parti sociali. I ministri hanno raschiato il fondo del barile. 250 milioni arrivano dalle risorse per gli sgravi di produttività, che il governo si è impegnato a reintegrare in tempo utile. Altrettanti dalla formazione professionale. Altri 250 milioni dai fondi Fas (aree svantaggiate) e 100 dal Fondo sviluppo e coesione. Ma ci sono anche 100 milioni prestati dall’accordo Italia-Libia e un’altra decina in arrivo dalle multe pagate dalle imprese all’Antitrust. Il decreto stanzia poi poco meno di 60 milioni per i contratti di solidarietà nelle aziende in difficoltà economica.​&lt;/p&gt;</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Politica/PublishingImages/ImmaginiArticolo/cdm.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Thu, 16 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Nicola Pini</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/cassazione-boccia-porcellum.aspx</guid><category>Politica</category><title>La Cassazione boccia il Porcellum Atti inviati alla Corte costituzionale </title><subtitle>La Cassazione boccia il Porcellum Atti inviati alla Corte costituzionale </subtitle><link>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/cassazione-boccia-porcellum.aspx</link><description>Forti &amp;quot;dubbi&amp;quot; sull'assenza di preferenze nelle schede elettorali e la certezza che i premi di maggioranza alla Camera e al Senato sono &amp;quot;una distorsione&amp;quot; dell'esito elettorale: è una pesante bocciatura del Porcellum, e forse una via d'uscita per l'&lt;em&gt;impasse&lt;/em&gt; dei partiti sulla legge elettorale, quella che arriva dalla Cassazione. Con una ordinanza interlocutoria (proprio perché non decide, ma rinvia) la Suprema Corte ha delegato alla Consulta la soluzione del caso sollevato da un avvocato milanese, Aldo Bozzi, e da altri 26 ricorrenti, che tre anni fa hanno fatto causa allo Stato per lesione del diritto di voto a seguito della legge Calderoli del 2005. Sarà la Corte Costituzionale (forse tra sei-sette mesi) a decidere sulla questione di legittimità, ma intanto l'ordinanza della Prima Sezione Civile, presieduta da Ugo Vitrone (relatore Antonio Lamorgese) ha chiarito con parole inequivocabili quali sono le criticità della legge.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;PREMIO MAGGIORANZA CAMERA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Assegna il 55% dei seggi a chi prende più voti ed è un meccanismo &amp;quot;irragionevole&amp;quot; che &amp;quot;contraddice l'esigenza di assicurare governabilità&amp;quot; e &amp;quot;mette a rischio gli equilibri istituzionali&amp;quot;. Chi prende più voti, esemplificano i giudici, è in grado di eleggere gli organi di garanzia &amp;quot;che restano in carica per un tempo più lungo della legislatura&amp;quot;. È quindi &amp;quot;lesivo dei principi di uguaglianza  del voto (sancito dall'articolo 48, comma 2 della Costituzione) e rappresentanza democratica (articolo 1, comma 2 e 47)&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;PREMIO AL SENATO&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Questo, a giudizio della Cassazione, fa della Camera Alta &amp;quot;una sommatoria casuale dei premi regionali che finiscono per elidersi tra loro e possono addirittura rovesciare il risultato ottenuto dalle liste e coalizioni su&lt;br /&gt;base nazionale&amp;quot;. E in tal modo si favorisce la formazione di &amp;quot;maggioranze parlamentari non coincidenti, pur in presenza di una distribuzione del voto omogenea tra i due rami del Parlamento&amp;quot;. La violazione, argomentano i giudici, in questo caso &amp;quot;è ancora più evidente se si considera l'entità del premio&amp;quot; perchè l'effetto del meccanismo, che assegna un premio maggiore alla regione più grande e popolosa, è che &amp;quot;il peso del voto è diverso a seconda della collocazione geografica degli elettori&amp;quot;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;LISTE BLOCCATE&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;I giudici sollevano inoltre &amp;quot;dubbi&amp;quot; sulla abolizione del voto di preferenza: &amp;quot;è stata abolita ogni possibilità per l'elettore di esprimere preferenze&amp;quot;, ma la nostra Carta fondamentale prevede il voto &amp;quot;diretto&amp;quot;. Quindi la Corte chiede alla Consulta di giudicare se può ritenersi diretto &amp;quot;un voto che non consente all'elettore di esprimere&lt;br /&gt;alcuna preferenza&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;CANDIDATO PREMIER&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Passa invece indenne il vaglio della Cassazione l'indicazione sulla scheda elettorale del capo della coalizione come candidato premier. I ricorrenti lamentavano una lesione dei poteri del Capo dello Stato nell'attribuire il&lt;br /&gt;mandato di governo, con una surrettizia trasformazione della Repubblica da parlamentare a presidenziale. Nel Porcellum è chiarito che restano ferme le prerogative attribuite dall'articolo 92 della Costituzione al Presidente della Repubblica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;NESSUNA VACATIO LEGIS&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Secondo la Cassazione, le leggi elettorali &amp;quot;non sfuggono al sindacato di costituzionalità, non sono &amp;quot;una zona franca&amp;quot;, perchè anche loro devono essere &amp;quot;coerenti con i principi fondamentali dell'ordinamento&amp;quot;. Nel caso del Porcellum, poi, la questione di legittimità costituzionale &amp;quot;non mira a far caducare l'intera legge, né a sostituirla con un'altra... ma a ripristinare nelle legge elettorale contenuti costituzionalmente obbligati (intervenendo su premio di maggioranza e preferenze), senza compromettere la permanente idoneità del sistema elettorale a garantire il rinnovo degli organi costituzionali&amp;quot;. E ciò vale anche se &amp;quot;si renda necessaria un'opera di mera 'cosmesi normativà e di ripulitura del testo, che può essere realizzata dalla Corte&lt;br /&gt;costituzionale, avvalendosi dei poteri che ha a disposizione, o dal legislatore in attuazione dei principi enunciati dalla stessa corte&amp;quot;.​</description><pubDate>Thu, 16 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/stop-imu-sulle-prime-case.aspx</guid><category>Politica</category><title>Stop all'Imu sulle prime case No alle imprese</title><subtitle>Stop all'Imu sulle prime case No alle imprese</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/stop-imu-sulle-prime-case.aspx</link><description>Una raffica di riunioni riporta il primo decreto del governo-Letta al punto di partenza: domani sarà decisa solo la sospensione della rata Imu di giugno sulla prima casa, mentre fino al varo della riforma complessiva sulla tassazione degli immobili non ci saranno congelamenti né sconti sui capannoni industriali (forse rientrerà nel primo pacchetto un rinvio del pagamento per i fabbricati rurali). In compenso, la cassa integrazione in deroga sarà coperta in maniera integrale (e non parziale, come si ipotizzava) per un totale di 1,2 miliardi di euro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Letta fa di tutto per «sminare» il campo e rendere il primo atto del suo esecutivo il più indolore possibile. Convoca a Palazzo Chigi i ministri dell’Economia e del Lavoro Fabrizio Saccomanni ed Enrico Giovannini, ottiene un faccia a faccia con il capogruppo Pdl Renato Brunetta per prevenirne le obiezioni. E al suo fianco vuole sempre Angelino Alfano, in modo che tutto sia deciso sotto lo sguardo del segretario degli azzurri.&lt;br /&gt;Il resoconto che Saccomanni fa del suo tour europeo non lascia spazio alla fantasia e alla fine è decisivo: l’Ue non vuole passi più lunghi della gamba, e se l’esecutivo peccherà di poca prudenza è pronta a far saltare la chiusura della procedura per deficit eccessivo. Il ministro inoltre ha chiesto altro tempo per completare la due diligence sui conti del Tesoro, propedeutica a provvedimenti economici più corposi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla luce di questi vincoli, e considerando che il premier vuole evitare in questa prima fase il varo di una manovrina, Letta non ha dubbi: il primo decreto sarà nel solco del discorso programmatico che ha ottenuto la fiducia alle Camere, in cui si parlava solo di prima casa, non di altre ipotesi (anche se, a dire il vero, pure il ministro dello Sviluppo in quota Pd, Flavio Zanonato, ha parlato ieri di un provvedimento da 1,5 mld sui capannoni). Una volta trovata la quadra, viene diramata la nota di convocazione del Cdm di domani, che comprende anche il decreto che elimina le indennità di governo dei ministri-parlamentari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non tutto fila liscio. Pochi minuti dopo la fine dei summit a Palazzo Chigi, e dopo un incontro alla Camera tra Saccomanni e Brunetta, il Pdl fa sapere che in serata, in via dell’Umiltà, i capigruppo vogliono incontrare i ministri e i sottosegretari del partito per avere delucidazioni sul nodo-capannoni. Pochi minuti ancora e Alfano capovolge l’impostazione, facendo sapere che a chiedere l’incontro è stato lui. Qualche altro giro di lancetta e i due capigruppo Brunetta e Schifani derubricano tutto a «incontro di coordinamento».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma le tensioni ci sono state. I &amp;quot;falchi&amp;quot; Pdl accusano Alfano e i loro ministri di essere troppo &amp;quot;morbidi&amp;quot;, dicono che Letta e Saccomanni considerano «di serie B» le loro proposte e vogliono una linea europea «meno morbida». Un’accusa che potrebbe avere come scopo politico quello di strappare la segreteria ad &amp;quot;Angelino&amp;quot;. Ma ieri è prevalsa la volontà di tenere i toni bassi. Il vicepremier ha fatto intendere che non si può pretendere tutto e subito, e ha assicurato che il nodo dell’Imu industriale è solo rinviato, non accantonato. Alfano insomma media tra &amp;quot;falchi&amp;quot; e Palazzo Chigi. E a Letta ha già riportato la sensazione, diffusa nel suo partito, che il Pdl sia trattato con poca «dignità».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella giornata di lavoro di ieri Enrico Letta ha voluto anche mettere a punto il delicato dossier europeo sul lavoro. Ne ha parlato non solo con Brunetta, ma anche con Romano Prodi e Giuliano Amato (con il quale si è soffermato pure sulle riforme istituzionali). Oggi, invece, il premier sarà a Varsavia.</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Politica/PublishingImages/ImmaginiArticolo/3bcbe980dc_37722030.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Wed, 15 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Marco Iasevoli</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/entro-giugno-pacchetto-giovani.aspx</guid><category>Politica</category><title>«Entro giugno il pacchetto-giovani»</title><subtitle>«Entro giugno il pacchetto-giovani»</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/entro-giugno-pacchetto-giovani.aspx</link><description>Potrebbe tenersi già la prossima settimana il primo incontro tra governo e parti sociali sulle modifiche alle riforme del mercato del lavoro, delle pensioni, e sul piano di rilancio dell’occupazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri il ministro Enrico Giovannini ha annunciato «entro fine giugno» il pacchetto per il lavoro ai giovani, che riguarderà le politiche da coordinare a livello europeo e gli interventi nazionali. Il titolare del Lavoro, parlando in Senato, ha ricordato l’estensione del fenomeno dei &lt;em&gt;neet&lt;/em&gt; (acronimo inglese per definire i giovani che non studiano e non lavorano) arrivati in Italia a quota 2,1 milioni, una situazione che «ci dà l’idea del capitale umano che stiamo sprecando». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema occupazionale «è talmente ampio che non si può affrontare solo con interventi sul piano legislativo», ha spiegato il ministro, per riassorbire i disoccupati serve «una crescita economica inclusiva». Per spingere la ripresa il governo punta ad agire su più tavoli. Uno è quello europeo, utilizzando anzitutto le risorse comunitarie previste, i 6 miliardi del progetto Garanzia giovani (per l’Italia sono solo 400 milioni), e cercando di implementarle. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’obiettivo però è poter escludere le spese per l’occupazione dai criteri di calcolo del deficit. Servono infatti risorse per inventivi e sgravi fiscali, un’operazione che sarà fatta dopo l’uscita dell’Italia dalla procedura per deficit eccessivo, attesa entro il vertice Ue di giugno. Il mondo delle imprese e del lavoro attende interventi non solo simbolici. Ieri il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi è tornato ad ammonire che la crescita può ripartire «solo dall’industria», chiedendo, oltre al pagamento dei debiti della Pa, «un intervento sul costo del lavoro e l’armonizzazione degli interventi sull’Imu, specialmente su quelli che impattano sull’attività produttiva». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nessun commento per ora sulla decisione di Palazzo Chigi di lasciar fuori i &amp;quot;capannoni&amp;quot; dal taglio d’imposta atteso nel decreto di domani, misura che certo non accontenta gli industriali. Anche i sindacati attendono novità a breve: più che il taglio dell’Imu, «è urgente il taglio delle tasse a lavoratori e pensionati: solo così si può ridare vivacità all’economia italiana, attraverso il rilancio del consumi», ha detto ieri il leader della Cisl Raffaele Bonanni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’altro versante degli interventi riguarda una correzione &lt;em&gt;soft&lt;/em&gt; della riforma Fornero sul mercato del lavoro con un possibile &lt;em&gt;restyling&lt;/em&gt; su contratti a termine e apprendistato per allargare le maglie della flessibilità in entrata in una fase di recessione molto critica. In cantiere anche ritocchi al capitolo pensioni, reintroducendo una qualche elasticità nell’età di uscita dei lavoratori, passaggio utile anche per circoscrivere la questione degli esodati.</description><pubDate>Wed, 15 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Nicola Pini</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/intervista-a-zanda.aspx</guid><category>Politica</category><title>Zanda: «Nuova Giustizia Poi valutiamo l’amnistia»</title><subtitle>Zanda: «Nuova Giustizia Poi valutiamo l’amnistia»</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/intervista-a-zanda.aspx</link><description>«Il governo Letta-Alfano nasce per strappare il Paese da una situazione di pericolo mortale; per salvare l’Italia da una drammatica emergenza occupazionale, economica, sociale. Fare un governo ed evitare di tornare al voto con questa legge elettorale non era una scelta; era un dovere, direi un obbligo, ma...». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luigi Zanda riflette una manciata di secondi e riparte da quel ma. «... Ma per andare avanti (e dobbiamo andare avanti) serve rispetto, serve pesare scelte e parole». Siamo al primo piano di Palazzo Madama. L’ufficio del presidente dei senatori del Pd è una sola grande stanza: c’è una scrivania, ci sono un divanetto e tre poltroncine di stoffa chiara, c’è una grande cartina geografica del mondo che copre l’intera parete. Due foto ci guardano: una è quella di Luigi Berlinguer, l’altra quella di Aldo Moro. Al loro fianco c’è un manoscritto di Luigi Sturzo sui difetti dei parlamentari. Parliamo con Zanda per cinquanta minuti. Il capogruppo è duro, i suoi giudizi sono netti. Zanda chiede a Formigoni di lasciare la presidenza della commissione Agricoltura del Senato, rilancia il tema dell’ineleggibilità di Berlusconi, non condivide affatto la scelta dei ministri del Pdl di essere partiti per Brescia per manifestare contro la magistratura. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ascoltiamo in silenzio, poi lo sfidiamo: presidente questo governo si regge su equilibri fragili... Zanda ci ferma: «La lealtà, anzi la profonda lealtà, del Pd al governo e a questa strana coalizione è fuori discussione. Ma abbiamo anche un’altra ambizione: conservare il nostro profilo politico, difendere le nostre idee, rimanere quello che siamo. Abbiamo votato la fiducia al governo con il Pdl e con Scelta Civica, ma noi restiamo il Partito democratico e chiediamo rispetto per la nostra identità. Solo così riusciremo a vincere la sfida. A strappare il Paese da una drammatica crisi economica, ad aggiornare la Costituzione, a garantire una profonda, vera, seria riforma della Giustizia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo un’occasione: riformiamo il sistema e poi, a fine percorso, potremo discutere sul serio anche di amnistia e di indulto. Sono temi profondi e sarebbe ingiusto banalizzarli e creare false aspettative, ma dentro una grande riforma sono temi che meritano una riflessione supplementare».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Nelle ultime ore la tensione sembra salire e sulle intercettazioni sembra aprirsi un nuovo fronte&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Voglio essere chiaro. Uno: le intercettazioni sono uno strumento essenziale per le indagini e vanno certamente mantenute. Due: una modifica della legge che oggi le regolamenta non fa parte del programma di governo. Detto questo, quel che va vietato e sanzionato severamente è la loro diffusione impropria. Ma non basta. Quelle che non hanno attinenza con il procedimento o che riguardano fatti personali degli indagati vanno distrutte. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;È un secondo motivo di scontro dopo Brescia...&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;I membri del governo non devono scendere in piazza contro la magistratura dimenticandosi della divisione di poteri. Ma anche la magistratura deve avviare una riflessione profonda. È capitato che qualcuno abbia rinunciato a parlare con i provvedimenti giudiziari e abbia fatto inopportune dichiarazioni pubbliche. Si cambi, si ritrovi quel riserbo che spesso manca. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Basta questo?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;No, non basta. Ci sono state inchieste che la magistratura avrebbe dovuto condurre con maggiore prudenza. L’arresto di Ottaviano Del Turco ha cambiato ingiustamente le vicende politiche in Abruzzo. E questo non doveva succedere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Come se ne esce?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Cambiando la giustizia. C’è il capitolo dei processi civili: la loro lentezza uccide l’economia nazionale. E c’è il tema delle carceri: sono diventate l’università del crimine, e così generano criminalità. È così: l’affollamento disumano non garantisce un recupero, ha un effetto contrario; chi entra in carcere anche con pene lievi ne esce troppo spesso trasformato in peggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;E allora?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Allora servono proposte. Nuove carceri, depenalizzazione di alcuni reati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Amnistia e indulto?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Hanno un senso solo se sono legate a misure strutturali. Perché ogni volta che sono state concesse senza riformare il sistema delle pene e senza intervenire sul processo, chi è uscito dal carcere c’è troppo spesso tornato. Ma mi faccia andare oltre: c’è un grande nodo politica-giustizia e in gran parte la soluzione è in mano alla politica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Si spieghi.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Dobbiamo chiedere alla politica, come primo requisito, di non violare la legge. Qui c’è la radice del problema. Dobbiamo insistere sulla necessità che la politica abbia comportamenti esemplari. E il nodo non si risolve mettendo il bavaglio alla magistratura. Si risolve pretendendo scelte e passi...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sta pensando a qualcosa di preciso?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Sto pensando a Roberto Formigoni. È stato eletto presidente della commissione Ambiente del Senato anche con il nostro voto. Rientrava nell’accordo di governo e l’abbiamo rispettato, nonostante fosse oggetto di un’indagine dettagliata e carica di risvolti. Poche ore dopo essere stato eletto è arrivata però una richiesta di rinvio a giudizio con due imputazioni gravi: associazione a delinquere e corruzione. Beh, penso che Formigoni dovrebbe prenderne atto e, responsabilmente, rinunciare alla presidenza della commissione. Lo dovrebbe fare a propria tutela, ma anche a tutela del Parlamento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;C’è un altro tema: l’ineleggibilità di Berlusconi&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Secondo la legge italiana Silvio Berlusconi, in quanto concessionario, non è eleggibile. È ridicolo che l’ineleggibilità colpisca Confalonieri e non lui. Poi se vuole una valutazione politica allora sta facendo la domanda alla persona sbagliata: io sono un avversario politico di Berlusconi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Si parla di pacificazione, l’idea di nominarlo senatore a vita...&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;I senatori a vita li sceglie il capo dello Stato, ma non vada avanti: in sessantasette anni di Repubblica non è mai stato nominato nessun senatore a vita che abbia condotto la propria vita come l’ha condotta Berlusconi. Non credo che debba aggiungere altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La requisitoria di Ilda Boccassini e quella richiesta di interdizione perpetua ha lasciato in molti qualche dubbio. Lei che pensa?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Tortora si è dimesso da parlamentare europeo per accettare il processo; Andreotti è stato presente a tutte le udienze... Berlusconi, invece, ha scelto di usare (e io direi in maniera spesso inopportuna) il legittimo impedimento. Io preferisco, senza nessun tentennamento, il comportamento dei primi due.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Parliamo di Brescia...&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;A inizio intervista parlavo di esigenza di rispetto tra Pd e Pdl. La scelta di Alfano, Lupi e Quagliariello di manifestare contro la magistratura nega questa esigenza. Non metto nulla in discussione, ma l’onestà politica deve farci descrivere in modo sincero quello che vediamo: i ministri del Pdl stavano mettendo in pericolo l’esecutivo. Vede, la prudenza usata da Letta nella composizione della squadra di governo, dove non è entrato nessun ex ministro proprio per garantire il minor attrito possibile, veniva messo a rischio da una mossa politica molto sgraziata...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;In quelle ore ha pensato ad altro?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ho pensato anche a quanto sia invasiva nei confronti della dirigenza del Pdl la leadership di Silvio Berlusconi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Crede che con un ruolo diverso del Cavaliere la riforma della giustizia sarebbe più facile?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Le rispondo politicamente: Berlusconi ha la responsabilità della qualità delle scelte del Parlamento. Non faccia pesare i suoi problemi personali sulle decisioni di Camera e Senato. Pensi al Paese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Si parla di riforme e anche il Pd comincia a ragionare di presidenzialismo...&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Il presidenzialismo è perfettamente compatibile con la democrazia e non ho pregiudiziali. Ma l’elevato tasso di populismo che vedo nel Paese mi obbliga a un di più di freddezza.</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Politica/PublishingImages/ImmaginiArticolo/edd79440dc_37715576.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Wed, 15 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Arturo Celletti</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/liberiamo-la-domenica-pd-e-pdl-concordi.aspx</guid><category>Politica</category><title>Liberiamo la domenica: Pd e Pdl concordi </title><subtitle>Liberiamo la domenica: Pd e Pdl concordi </subtitle><link>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/liberiamo-la-domenica-pd-e-pdl-concordi.aspx</link><description>Una faccenda da prendere con le molle, ma comunque finalmente da prendere e senza lasciar passare altro tempo. Come sanno per primi i parlamentari in commissione Industria, commercio e turismo della Camera, dove cioè dovranno cominciare a occuparsene. Non fosse soltanto perché – e lo lasciano intendere tutti – si può individuare almeno una via di mezzo tra le indiscriminate aperture domenicali degli esercizi commerciali e la completa chiusura.&lt;br /&gt;«Sicuramente è un argomento sollecitato da più parti», appunto la chiusura domenicale dei negozi, spiega Ignazio Abrignani del Pdl, vicepresidente della Commissione: «Vedremo di tutelare la famiglia e i suoi tempi nelle festività, che per noi resta nucleo fondamentale, ma anche di trovare una soluzione per i commercianti, perché non possiamo ignorare la crisi attuale e la concorrenza europea».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una convinzione simile parrebbe regnare anche sull’altra sponda governativa: «È evidente che dopo la completa liberalizzazione delle aperture domenicali esista un certo stato di malessere», sottolinea Gianluca Benamati, il capogruppo del Pd in Commissione. Così, dopo la presentazione ieri mattina delle firme in calce alla proposta di legge d’iniziativa popolare per chiudere domenicalmente gli esercizi commerciali, tutti sembrano (più o meno) in sintonia: «Va trovata una soluzione – continua Benamati – che regoli la concorrenza fra piccoli e medi e grandi esercizi, ma anche che non penalizzi e che tuteli i lavoratori e le loro famiglie».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un appello per la veloce calendarizzazione dell’esame della proposta arriva poi dal M5S, che ha già depositato un mese fa un analogo disegno di legge per la regolamentazione delle aperture domenicali (sottoscritta anche da qualche deputato Pd): «Siamo tutti concordi nel Movimento, ne abbiamo parlato nelle ultime settimane dopo aver raccolto le richieste dei vari comitati locali in tutta Italia – fa sapere Michele Dell’Orco, membro della commissione –. Naturalmente non sappiamo quando avverrà la calendarizzazione e ci batteremo perché sia presto, vedremo gli sviluppi nei prossimi giorni». Sperando che «su questa battaglia il consenso si allarghi sempre di più». Con una soluzione possibile, ad esempio – conclude Dell’Orco – «un meccanismo di rotazione, un massimo di dodici o tredici aperture annuali nelle festività, meccanismo gestito dagli enti locali».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un principio dal quale parte poi la Lega Nord è che, in un momento di pesante crisi, «un provvedimento liberista come fu quello di Monti (per le aperture libere domenicali, &amp;lt;+corsivo&amp;gt;ndr&amp;lt;+tondo&amp;gt;) non modifica la capacità di spesa, che quella è e quella resta – annota il leghista Sergio Divina, che nella precedente legislatura era presidente della commissione straordinaria sui prezzi –, ma aumenta solo la crescita dei costi aziendali e crea sperequazione fra le organizzazioni di vendita», con la conseguenza che «qualcuno resisterà, ma le piccole non ce la faranno». La ricetta della Lega è «tornare a dare a Regioni e Comuni la competenza sulle facoltà di apertura».</description><pubDate>Tue, 14 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Pino Ciociola</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/csm-chiede-cancelieri-di-intervenire-sul-caso-giustizia.aspx</guid><category>Politica</category><title>Il Csm alla Cancellieri: intervenga a sostegno della magistratura</title><subtitle>Il Csm alla Cancellieri: intervenga a sostegno della magistratura</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/csm-chiede-cancelieri-di-intervenire-sul-caso-giustizia.aspx</link><description>Il ministro della Giustizia &amp;quot;faccia sentire il proprio sostegno alla magistratura intera, senza incertezza alcuna e affronti subito i temi reali e le difficoltà che affliggono il sistema giudiziario italiano&amp;quot;. Poche parole di un documento approvato dal plenum del Csm, e la tensione sul tema giustizia torna ad alzarsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A chiedere l'intervento di Annamaria Cancellieri un gruppo di membri del Consiglio che si rifanno alla corrente di Unicost, ma alla fine del dibattito i voti favorevoli sono di più: 19, compreso quello del vicepresidente Michele Vietti. A questi i magistrati chiedono di concordare con il guardasigilli un plenum, alla presenza del ministro, &amp;quot;per discutere le attività prioritarie che dovranno essere oggetto di un'agenda di lavoro tra il Csm e il ministero&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, le parole pronunciate a Brescia da Silvio Berlusconi hanno lasciato l'ennesimo segno nei difficili&lt;br /&gt;rapporti tra toghe e politica. Intanto anche la famiglia Berlusconi torna a far sentire tramite un'intervista rilasciata a &amp;quot;Panorama&amp;quot; da Marina, primogenita del leader del Pdl.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il processo Ruby &amp;quot;è una farsa che non doveva neppure cominciare. Le presunte vittime negano, o addirittura accusano l'accusa. I testimoni dei presunti misfatti non ne sanno nulla. Di prove neppure l'ombra&amp;quot;, spiega.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di più: i magistrati, afferma Marina Berlusconi, &amp;quot;hanno lavorato per anni, hanno accumulato lo sproposito di 150 mila intercettazioni, hanno raccolto quintali di verbali, hanno vivisezionato in modo morboso e vergognoso la vita di mio padre e tutto per realizzare non un processo, ma una fiction agghiacciante ad uso e consumo di media molto compiacenti. Certi interrogatori, nella loro sconcertante insistenza, facevano pensare ben più al voyeurismo che alla ricerca della verità&amp;quot;. Insomma, &amp;quot;Finirà tutto in una bolla di sapone, come sempre, ma all'associazione della gogna non importa nulla di come andrà a finire, interessa solo la condanna mediatica&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sarà una ricaduta generale sulla politica o la tenuta del governo? Al momento le reazioni non sono particolarmente accese. Anche se da Bruxelles Romano Prodi, che ieri si è visto con Enrico Letta, fa saere di considerare &amp;quot;preoccupanti le tensioni di questi giorni&amp;quot;. Letta, aggiunge, &amp;quot;è una persona di saggezza e intelligenza politica: abbiamo lavorato insieme tanto e bene. Il suo compito non è facile, la coalizione è complicata: dovrà esercitare tutto il senso di equilibrio e diplomazia&amp;quot;.</description><pubDate>Tue, 14 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/intercettazioni-due-testi-presentanti-dal-pdl.aspx</guid><category>Politica</category><title>Intercettazioni, il Pdl presenta  due testi. Il Pd: non urgente </title><subtitle>Intercettazioni, il Pdl presenta  due testi. Il Pd: non urgente </subtitle><link>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/intercettazioni-due-testi-presentanti-dal-pdl.aspx</link><description>​In Parlamento rischia di riaprirsi il fronte caldo delle intercettazioni. Il Pdl ha presentato alle Camere due progetti di legge: uno a Montecitorio, a firma Maurizio Bianconi, e uno al Senato di Domenico Scilipoti. E un terzo è già stato annunciato da&lt;strong&gt; Enrico Costa,&lt;/strong&gt; capogruppo in commissione Giustizia. ''In una situazione politica così delicata - spiega il presidente della commissione Giustizia di Montecitorio &lt;strong&gt;Donatella Ferranti, &lt;/strong&gt;Pd - non credo sia un tema che possa rientrare tra le priorità per venire inserito in tempi rapidi all'ordine del giorno''. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma è anche vero che Costa ha chiesto oggi una corsia preferenziale per i provvedimenti che erano già stati approvati da un ramo del Parlamento nella precedente legislatura. Il Pdl, infatti, rispolvera il ddl Alfano per rilanciare la sua battaglia sulle intercettazioni. Enrico Costa ha depositato la scorsa settimana una proposta di legge che riprende per intero il cosiddetto testo Alfano contro l'abuso delle intercettazioni telefoniche. Costa esclude che ci sia un &amp;quot;legame politico&amp;quot; con la richiesta per l'autorizzazione all'ascolto di conversazioni telefoniche di Verdini, Cosentino e Dell'Utri arrivata oggi alla Giunta per le autorizzazioni della Camera: &amp;quot;La mia proposta non ha nulla a che fare con questa richiesta arrivata in Giunta. La proposta riprende pari pari il testo presentato nella scorsa legislatura dal governo Berlusconi ed è stata depositata la settimana scorsa&amp;quot;. &amp;quot;Ho semplicemente riproposto - spiega Costa - i testi delle più significative proposte legge presentate dal Pdl nella scorsa legislatura. Tra queste c'è il testo Alfano sulle intercettazioni e il provvedimento sulla messa alla prova e la detenzione domiciliare&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E il tema delle intercettazioni rientrerebbe in questa 'categoria'. &amp;quot;Non c'é nessuna indicazione in questo senso da parte del partito - osserva l'ex sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, ora senatore Pdl - e poi il testo che era stato approvato in un ramo del Parlamento può essere considerato superato da altri accordi raggiunti in seguito in materia&amp;quot;. Ma a far pensare che il fronte intercettazioni possa riaprirsi da un momento all'altro, c'è &amp;quot;l'aggancio&amp;quot; con il testo dei 'saggi' nominati da Napolitano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella relazione dei cosiddetti 'facilitatori', infatti, si parla della necessità di ridurre l'uso delle intercettazioni che devono essere uno strumento di &amp;quot;ricerca della prova&amp;quot; e non del &amp;quot;reato&amp;quot;. Ma insomma almeno al Senato, si chiede al presidente della commissione Giustizia Francesco Nitto Palma (Pdl), c'è il rischio che se ne possa parlare? &amp;quot;Se i capigruppo mi chiedono di calendarizzare il testo Scilipoti (che ancora non risulta assegnato) o qualsiasi altro provvedimento in materia, io lo metto all'ordine del giorno&amp;quot;. &amp;quot;Del resto - prosegue Nitto Palma - lo stesso Napolitano ha parlato più volte della necessità di riformare il sistema delle intercettazioni. Dunque, perché non farlo?&amp;quot;. &amp;quot;Io comunque - prova a gettare acqua sul fuoco Costa - ho ripresentato in questa legislatura tutti i testi che avevo già proposto in quella precedente. E' un fatto di routine, non c'è alcuna indicazione del partito in questo senso&amp;quot;. Ma anche Caliendo non ha difficoltà ad ammettere: &amp;quot;Se i provvedimenti ci sono e vengono assegnati in commissione possono diventare una base di partenza per riprendere il discorso...&amp;quot;.</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Politica/PublishingImages/ImmaginiArticolo/TELEFONIA90x90.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Tue, 14 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/soloimuprimacasa.aspx</guid><category>Politica</category><title>Venerdì sospensione dell'Imu solo per la prima casa</title><subtitle>Venerdì sospensione dell'Imu solo per la prima casa</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/soloimuprimacasa.aspx</link><description>Il Consiglio dei ministri di venerdì
non approverà alcun provvedimento di sospensione sull'Imu per
le imprese, ma solo sulla prima casa. È quanto si apprende da
fonti di governo al termine dell'incontro tra il ministro
dell'Economia, Fabrizio Saccomanni e il capogruppo del Pdl,
Renato Brunetta. L'ipotesi di sospensione sull'Imu per i
capannoni industriali, invece, &amp;quot;dovrebbe essere affrontata in
una seconda fase&amp;quot;. In precedenza Saccomanni aveva visto il premier
Enrico Letta a palazzo Chigi.
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Il Consiglio dei Ministri è convocato
venerdì 17 maggio 2013 alle ore 11.00 a Palazzo Chigi. Oltre che l'Imu, affronterà, come recita l'Ordine del Giorno:&lt;div&gt;- Interventi a tutela dei lavoratori in difficoltà;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;- eliminazione dello stipendio dei membri del Governo con status
di parlamentare.
&lt;/div&gt;</description><pubDate>Tue, 14 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/assistenzaconviventicamera.aspx</guid><category>Politica</category><title>Camera: sì all'assistenza sanitaria per i conviventi dello stesso sesso</title><subtitle>Camera: sì all'assistenza sanitaria per i conviventi dello stesso sesso</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/assistenzaconviventicamera.aspx</link><description>Svolta alla Camera. Per la prima volta l'assistenza
sanitaria integrativa potrà essere estesa anche al convivente dello
stesso sesso del deputato che ne fa richiesta.
Lo
ha deciso a maggioranza l'Ufficio di presidenza della Camera,
accogliendo una richiesta del deputato Pd Ivan
Scalfarotto.
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La decisione, secondo quanto si apprende, è passata alla Camera, con i voti
favorevoli di Pd, Pdl e Sel. Si sono astenuti Scelta Civica e Fratelli d'Italia.&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;Il M5S si è astenuto:  &amp;quot;Lo abbiamo fatto - ha spiegato Roberta Lombardi all'Adnkronos - perché è un privilegio della casta. Nelle assicurazioni esterne - fa notare la capogruppo stellata a Montecitorio - il convivente dello stesso sesso non gode dell'estensione delle coperture. Perchè alla Camera dovrebbe?&amp;quot;, chiede Lombardi. &amp;quot;È sempre la casta che vuole per sé i privilegi&amp;quot;. Da qui la decisione del Movimento di astenersi dal voto sulla proposta avanzata già nella scorsa legislatura dalla deputata Pd, Paola Concia, ma non approdata allora a una decisione.​​​​&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;La Lega Mord ha votato contro: &amp;quot;Il Parlamento che non è in grado
di decidere per i cittadini si ritaglia un altro spazio di
privilegio alimentando un fondo di assistenza integrativa in cui
si possono iscrivere contemporaneamente coniugi e conviventi&amp;quot;.
Lo dichiara Davide Caparini componente leghista dell'ufficio di
presidenza di Montecitorio a proposito della decisione odierna.
   &amp;quot;Secondo la Lega Nord, i deputati percepiscono già
un'indennità di carica sufficiente e con quei soldi possono
farsi qualsiasi assistenza sanitaria senza pesare ulteriormente
sul pubblico. Non siamo entrati nel merito della legittimità o
meno di estendere l'assistenza integrativa ai conviventi dello
stesso sesso perché il primo obiettivo della politica oggi deve
essere quello di pesare meno sulla collettività. Noi abbiamo
proposto di estendere al Parlamento quello che già fa la
regione Lombardia e cioè di eliminare subito questo
privilegio&amp;quot;, prosegue. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
</description><pubDate>Mon, 13 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/governo-Spineto-abbazia-polemiche.aspx</guid><category>Politica</category><title>Tensione Letta-Alfano «Stop ai ministri in piazza e in tv»</title><subtitle>Tensione Letta-Alfano «Stop ai ministri in piazza e in tv»</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/governo-Spineto-abbazia-polemiche.aspx</link><description>Inizio con tensione del seminario dei ministri presso l'abbazia di Spineto, in provincia di Siena. Le incomprensioni sono iniziate ancora prima che tutti i ministri giungessero sul luogo della riunione. Le polemiche fra Enrico Letta e Dario Franceschini da una parte e Angelino Alfano e Maurizio Lupi dall'altra esplodono nel viaggio fatto insieme che li ha portati da palazzo Chigi all'abbazia. Oggetto del contendere la presenza dei ministri del Pdl a Brescia, nella manifestazione del partito in cui Silvio Berlusconi ha attaccato la magistratura per eccesso di politicizzazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Letta ha comunicato ad Alfano e Lupi che quanto accaduto a Brescia è inaccettabile perché ha ricadute negative sull'immagine dell'esecutivo e sulla sua capacità di tenuta. Da qui l'invito a distinguere il ruolo politico di ognuno da quello di componente del governo in modo da non fomentare ulteriori divisioni. Parole che il premier ha ripetuto nell'aprire successivamente la riunione seminariale. Alfano e i ministri del Pdl hanno difeso il proprio diritto di difendere Berlusconi che a loro avviso è vittima di una persecuzione giudiziaria. Letta avrebbe ripetuto ad Alfano e Lupi la frase già pronunciata al momento del suo incarico &amp;quot;governo non a tutti i costi&amp;quot;, aggiungendo che &amp;quot;non deve andare avanti a tutti i costi&amp;quot;. Quasi un ultimatum.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal braccio di ferro scaturisce il primo compromesso raggiunto nel seminario: i ministri non parteciperanno più a comizi elettorali e a talk show televisivi, a meno che non affrontino tematiche relative alle iniziative dei loro dicasteri. Quanto deciso è stato illustrato ufficialmente da Gianmarco Trevisi, portavoce del presidente del premier: &amp;quot;In apertura dei lavori del vertice informale di governo, Letta ha comunicato ai ministri riuniti quanto concordato con il vicepremier e ministro dell'Interno, Angelino Alfano, nel corso del viaggio da Roma e cioè che da qui alle elezioni amministrative i membri del governo non parteciperanno a manifestazioni elettorali nè a dibattiti radio e tv che non siano incentrati sul programma di governo in relazione ai rispettivi dicasteri&amp;quot;. Danila Subranni, portavoce di Alfano, precisa che &amp;quot;il Pdl non abbassa comunque le sue bandiere e starà accanto al suo leader Berlusconi&amp;quot;. Quest'ultimo avrebbe espresso ad Alfano il proprio consenso al compromesso raggiunto. Come gesto distensivo, il Cavaliere ha poi deciso di non partecipare alla riunione dei gruppi parlamentari convocata a Roma e non più a Milano con l'ipotesi di manifestare poi contro la magistratura davanti al Tribunale, come già fatto nelle scorse settimane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema della partecipazione dei ministri a manifestazioni politiche era stato sollevato da Michele&lt;br /&gt;Vietti, vice presidente del Csm, con una intervista comparsa su &amp;quot;Repubblica&amp;quot; di ieri in cui criticava la presenza del ministro dell'Interno Alfano in piazza a Brescia con Berlusconi definendo quell'iniziativa &amp;quot;divisiva&amp;quot; e puntando il dito contro chi &amp;quot;parla di pacificazione&amp;quot; ma &amp;quot;poi appicca incendi&amp;quot; e non sostiene il ruolo della magistratura come baluardo &amp;quot;a difesa della legalità&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel suo intervento di apertura al seminario dei ministri, Letta ha precisato che occorre rimettere il Parlamento al centro dell'attività legislativa perché l'attuale situazione politica non è più quella del novembre 2011 quando ci fu l'urgenza di ricorrere al governo dei tecnici. Il premier ha sottolineato che occorre affrontare subito le&lt;br /&gt;emergenze: dalla legge elettorale alle riforme istituzionali, dalle questioni economiche alla riforma dell'Imu, dalla possibile abolizione del finanziamento pubblico alla soluzione del problema degli esodati e del rinnovo del finanziamento degli ammortizzatori sociali, dal possibile rinvio dell'aumento dell'Iva dal 21 al 22% alla riforma del mercato del lavoro. &amp;quot;Parleremo di tutto&amp;quot;, ha dichiarato davanti alle telecamere Fabrizio Saccomanni, ministro dell'Economia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I lavori del seminario, secondo il programma, sono ripresi questa mattina alle 8. Termineranno prima delle 13. Ogni ministro pagherà la sua quota di partecipazione fissata in 200 euro.</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Politica/PublishingImages/ImmaginiArticolo/ad3a6037e0_37681233.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Sun, 12 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/letta-obiettivi-cento-giorni-lavoro-casa-giovani-fiducia-ministri-lasciano-abbazia-di-spineto.aspx</guid><category>Politica</category><title>Imu e Cig, venerdì il decreto Poi subito il piano lavoro</title><subtitle>Imu e Cig, venerdì il decreto Poi subito il piano lavoro</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/letta-obiettivi-cento-giorni-lavoro-casa-giovani-fiducia-ministri-lasciano-abbazia-di-spineto.aspx</link><description>&lt;p&gt;Lavoro - soprattutto per i giovani - casa, nuova fiducia per far ripartire il Paese e riforme. Sono questi i quattro capitoli sui quali il governo vuole intervenire nei primi cento giorni. Lo ha annunciato Enrico Letta al termine del vertice informale di governo all'abbazia di Spineto.Anticipa che sta per illustrare i &amp;quot;quattro grandi temi per i primi 100 giorni&amp;quot; dell'azione di governo e aggiunge che &amp;quot;una premessa, senza la quale non avrebbe senso il nostro lavoro, è che il governo è fatto di persone che cominciano a conoscersi e a lavorare insieme avendo il più possibile in comune regole di linguaggio basate su franchezza e lealtà reciproca&amp;quot;. Lo dice Enrico Letta nel tirare le somme del &amp;quot;ritiro&amp;quot; a Sarteano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Consiglio dei ministri con il decreto per il rifinanziamento della Cig in deroga e la sospensione dell'Imu si terrà venerdì. Lo ha confermato il premier, Enrico Letta, rispondendo a una domanda su quali siano le coperture di questo provvedimento. Letta ha rimandato a venerdì per ogni risposta su questo tema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le riforme istituzionali si muoveranno su due binari: una Convenzione, da istituire con legge costituzionale, e una commissione di esperti guidati dal premier. Ad annunciarlo è stato Enrico Letta al termine della due giorni di Sarteano. &amp;quot;Abbiamo intenzione di lavorare così. Primo binario, lavoreremo perchè il Parlamento avvii un dibattito dal quale nasca rapidamente, parlo di giorni o massimo settimane, una legge costituzionale che istituisca la Convenzione&amp;quot;, ha riferito il presidente del Consiglio. &amp;quot;Secondo, l'idea che il governo suggerirà alle forze politiche dovrebbe essere un organo composto dai componenti dalle commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato, i presidenti dovrebbero essere, sempre nella nostra idea, presiedere questo organismo&amp;quot;, ha proseguito, vale a dire &amp;quot;il presidente Finocchiaro per il Senato e il presidente Sisto per la Camera. Questo organismo lavorerà per fare la riforma costituzionale&amp;quot;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;quot;Noi dobbiamo lavorare sulle politiche, non dobbiamo concentrarci sullo scontro della politica, altrimenti ci fermiamo al primo metro&amp;quot;. La riforma della politica, ha aggiunto Letta, &amp;quot;non può più fallire&amp;quot;&lt;/p&gt;</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Politica/PublishingImages/ImmaginiArticolo/ccaf5b0dcd_37688345.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Sun, 12 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item></channel></rss>