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Il ddl Cirinnà
Unioni civili, pioggia di emendamenti
 
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Sul testo Cirinnà che giovedì prossimo arriva in aula al Senato si abbatte una pioggia di emendamenti. Alla scadenza del termine, oggi alle 13, se ne sono contati circa 6mila. C’è chi ha puntato sul numero, ben 5mila quelli della sola Lega, e chi sulla sostanza, sull’intervento "chirurgico": 60 quelli targati Pd.

Ma la vera novità è che anche dal fronte che più si è speso, fra i dem, a difesa dell’ultima proposta Cirinnà come una sorta di linea del Piave arriva una mini-sventagliata, con l’intento di salvarne l’impianto e di porlo al riparo dei rilievi di costituzionalità paventati in questi giorni. Al termine di una febbrile serata di attività, protrattasi fino a tardi la responsabile del settore diritti Micaela Campana, la vicepresidente del Senato Valeria Fedeli, il capogruppo della Commissioni Giustizia Giuseppe Lumia, tenendosi in contatto anche con il sottosegretario Ivan Scalfarotto e la stessa Monica Cirinnà, hanno sfornato 15 emendamenti con con nelle vesti di primo firmatario Lumia. Si tratta, in larga misura di interventi volti a eliminare i riferimenti pedissequi al codice civile e al diritto di famiglia, specie in riferimento agli articoli 2 e 3, nei quali vengono definiti i diritti e i doveri dei partner. Gli emendamenti intervengono, in particolare, sulle cause impeditive dell’unione civile, sulle cause di annullamento e sul regime patrimoniale, optando per la comunione dei beni. Confermata la reversibilità della pensione spettante a una parte dell’unione civile «in caso di morte del prestatore di lavoro». Non c’è invece la proposta - di cui tanto si era parlato - dell’affido pre-adottivo di due anni in sostituzione della stepchild adoption perché il gruppo di lavoro pro-Cirinnà continua a difendere l’attuale articolo 5, solo con ulteriori specificazioni sul ruolo dei giudici minorili.

Ma, al di là della portata di queste proposte, il segnale politico c’è: anche l’ala più oltranzista del Pd - sia pur senza arretrare di molto - dà la sua disponibilità a discutere, per "salvare" il riconoscimento delle unioni civili, che dovranno - fra l’altro - superare lo scoglio del voto segreto. «Sono un istituto distinto dal matrimonio, ma disciplinano diritti e doveri di persone dello stesso sesso che formano una coppia e come tale va riconosciuta e disciplinata», prova a dettare la linea Micaela Campana. «Ci siamo mossi nel solco della sentenza della Corte Costituzionale - assicura -, il nostro Paese non deve essere più fanalino di coda». E anche Cirinnà ora parla degli emendamenti Lumia come di un «decisivo passo avanti».

Ma non si tratta della mediazione ufficiale nel Pd e tanto meno del governo. La trattativa inizia ora, con esito ancora imponderabile. Da un lato Scalfarotto continua a dire che il testo attuale rappresenta il «minimo sindacale». Dall’altra il gruppo dei cosiddetti "catto-dem" Lepri-Fattorini-Dalla Zuanna-Di Giorgi ha formalizzato anche le loro 9 proposte, ed è pronto a dare battaglie sulle due proposte più qualificanti, l’affido rafforzato a sostituire l’adozione del figlio del partner (stepchild adoption) e il no all’utero in affitto perseguito penalmente e impedito anche se realizzato all’estero. Quest’ultimo emendamento reca anche firme di altro segno come quella di Lucio Romano di Demos e Aldo Di Biagio di Ap, a conferma dell’interesse che il partito di Alfano mostra verso questa proposta, pur avendone da tempo una sua, molto forte e firmata da Maurizio Sacconi e Nico D’Ascola, volta a dar vita al "reato universale" di maternità surrogata e a ribadire una «definizione inequivoca» dell’iscrizione anagrafica del sesso «per cui non può mai essere quello soggettivamente percepito». Sono 85 in tutto le proposte targate Ap. Fra queste anche due pregiudiziali di costituzionalità e una richiesta di sospensiva per tornare in commissione, visto che il nuovo testo non è stato mai sottoposto al filtro della Giustizia, approdando direttamente in aula.

Un centinaio invece gli emendamenti del gruppo Idea di Gaetano Quagliariello, deciso a dare battaglia. Proposte che oltre alle adesioni di Giovanardi, Augello e Compagna, usciti da Ncd, recano anche la firma dell’ex ministro Mario Mauro, dei Popolari per l’Italia.

Se la Lega sceglie la strada dell’ostruzioniasmo, dentro Forza Italia prevale sempre più una linea critica, anche da parte di quegli esponenti che avevano aperto più di altri alle unioni gay. «Puntando su argomenti che dividono il Pd si assume la responsabilità di spaccare il Paese», dice l’ex ministro Mara Carfagna. Sulle adozioni, insomma, la soluzione condivisa resta lontana e andare avanti sulla stepchild potrebbe rivelarsi una mossa ad alto rischio. Lucio Romano, di Demos, la sua proposta, breve e secca, di sopprimere l’articolo 5 la ha formalizzata. E non è detto che non possa essere lo stralcio delle adozioni, alla fine, la soluzione che prevarrà in aula.

Renzi teme la piazza
Sul tema è intervenuto anche oggi il premier Matteo Renzi. Dopo che ieri sera a Porta a Porta aveva detto no all'utero in affitto, rilanciando però il suo sostegno alla stepchild adoption (l'adozione del figlio del coniuge omosessuale), oggi a Rtl ha ripetuto: "Io credo che sia un tema molto delicato, dobbiamo avere un principio di riferimento, una stella polare: l'interesse del bambino. Alla fine ciò che importa non è il diritto individuale ma il diritto del bambino a crescere nell'ambiente più idoneo. Su questo tema - ha aggiunto il presidente del Consiglio - c'è una discussione. Sarà il Parlamento a dover votare con liberta di coscienza ma vorrei che si evitasse lo scontro".

La manifestazione al Circo Massimo: saremo più di un milione
"Ci aspettiamo molta più gente e abbiamo fermato il Circo Massimo. Non ci sarà un corteo per ragioni di sicurezza. Prevediamo di superare quel milione di persone che riempì la piazza San Giovanni il 20 giugno scorso. Da allora sono successe cose positive. La novità è che il clima è profondamente cambiato". Così Marco Invernizzi, uno dei componenti del comitato 'Difendiamo i nostri figli', promotore del Family day, in una conferenza stampa a Palazzo Lombardia, parlando della manifestazione in favore della famiglia tradizionale in programma sabato 30 gennaio a Roma.

"L'obiettivo del comitato - ha aggiunto - è che il ddl (Cirinnà sulle unioni civili, ndr) venga ritirato in toto e che non ci sia lo stralcio dell'articolo 5 (sulla stepchild adoption, ndr). La radice è l'incostituzionalità di un ddl che equipara il matrimonio tra un uomo e una donna a un altro tipo di formazione. Parlerà a Roma un costituzionalista per ribadire questo punto centrale. Il comitato è all'origine di questa seconda grande manifestazione del 30 gennaio". E ancora: "I diritti per le persone omosessuali" in diversi casi "sono già previsti a favore del compagno e della compagna: basterebbe un testo unico. Il vero obiettivo del ddl Cirinnà è quello di introdurre il matrimonio omosessuale. Se il problema fossero veramente i diritti, si risolverebbe tutto in dieci minuti", ha concluso Invernizzi.
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