sabato 23 marzo 2013
​Il Parlamento «costa» 1,5 miliardi di euro l'anno. I rappresentanti del Movimento 5 stelle: «Abbiamo già pronti i dossier per i tagli».

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​Sono i numeri a parlare. Numeri che raccontano le spese dei Palazzi della politica. Numeri dietro i quali prende forma la nuova mission degli onorevoli grillini. Il bilancio annuale di palazzo Montecitorio sfiora il miliardo di euro. Alla Camera dei deputati per le spese telefoniche (tra apparecchi fissi e cellulari) sono stati pagati nel 2012 quasi 3 milioni di euro, compresi alcuni "residui" degli anni scorsi. La lavanderia? 60mila euro. Il servizio di guardaroba? 100mila euro. Traslochi e facchinaggio? Un milione e mezzo di euro. La manutenzione degli ascensori? Oltre 900mila euro. Per i neo eletti a 5 stelle queste spese rientrano tutte nelle "caramelle" da rendicontare. «Il bilancio consultivo del 2012 ancora non è pronto - dice Laura Castelli, la grillina che due giorni fa ha visto sfumarle il posto da questore -. Ma abbiamo già in mano altri dossier». Per tutti i partiti la parola d’ordine è tagliare. Lo dimostrano i primi segnali arrivati da Grasso e Boldrini che si sono ridotti lo stipendio del 50%. Il presidente della Camera ha già detto che rinuncerà all’alloggio. Qualcuno, però, è preoccupato dal clima di caccia alle streghe che si sta venendo a creare. Il rischio è quello di venire travolti da un’ondata di demagogia. «Che fine farà il personale addetto alla manutenzione di quegli appartamenti? - si chiede ad esempio Antonio Mazzocchi, ex deputato e fino a due giorni fa questore -.  Vogliono far fuori tutti i 1.600 dipendenti della Camera? Almeno si ponessero il problema del loro futuro professionale. Questa mattina sono stato a Montecitorio e ho visto alcuni lavoratori piangere perché preoccupati per il loro futuro». Mazzocchi, però, fa anche un po’ di autocritica: «Sulla ristorazione bisognava intervenire creando dei self service e salvaguardando i posti di lavoro». In effetti alla voce spese alimentari si legge un conto annuale da 800mila euro, a cui vanno aggiunti 4,5 milioni di euro per servizi di ristorazione affidati a soggetti terzi. La lista è lunghissima. Nell’era del web il conto per la cancelleria (carta, penne, matite) è ancora di 920mila euro. E sono escluse le «rilegature»: 40mila euro. Stesso discorso per le spese postali: una media di 50mila euro al mese. Notevole anche il costo di stampa di atti parlamentari e  pubblicazioni interne che si aggira sui 2 milioni di euro. «L’attenzione sul bilancio della Camera sarà alta - assicura Stefano Dambruoso, deputato di Scelta Civica e nuovo membro del collegio dei questori - e si manifesterà con riduzioni di spesa non punitive ma intelligenti affinché venga salvaguardata la dignità del servizio e, allo stesso tempo, non si ceda a inutili e dannosi richiami populisti». Un giusto equilibrio tra austerity furiosa e festival degli sprechi va ricercato anche a Palazzo Madama. Il Senato ha un bilancio di 550 milioni di euro. In proporzione al numero dei parlamentari il costo è simile a quello di Montecitorio. Entro il 2014 sono previsti risparmi per 110 milioni. Ma per i trasporti si spendono ancora oltre 6 milioni di euro. Il conto annuale per il noleggio di taxi è di 800mila euro. Tra le voci c’è anche il lavaggio autovetture (70mila euro). Nella Camera "alta" da 48 ore sono entrati nel collegio dei questori Laura Bottici (M5S) e Lucio Malan (Pdl). La prima non vede l’ora di  «aprire i libri contabili». Malan preferisce «studiare le carte prima di indicare ulteriori tagli da apportare. Ma i risparmi devono essere veri - avverte -, non servono né colpi di mano né esibizionismo». I grillini, intanto, vanno avanti. Pretendono trasparenza e morigeratezza anche nei comportamenti. Il deputato Mirko Busto ha pubblicato online persino il conto del primo pranzo in Parlamento: 2 contorni e un primo piatto per una spesa di 5.50 euro. Gli scontrini vengono esibiti e dati in "pasto" al popolo della Rete. «Andiamo a sempre alla mensa dei dipendenti - sottolinea il parlamentare Andrea Cecconi -. I primi giorni ci guardavano come se fossimo degli alieni». Tra le carte dei grillini è finito un elenco spese del secondo semestre 2012, pubblicato dalla Camera due mesi fa, con acquisti per 22mila euro di cioccolatini e dolciumi vari. Ci sono anche le caramelle, insomma. «Questi prodotti venivano comprati e rivenduti allo stesso prezzo all’interno dei locali di Montecitorio», spiega l’ex questore Mazzocchi. Ma ai grillini le giustificazioni non interessano. Loro, come cantava Mina, caramelle non ne vogliono più.
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