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INTERVISTA
Fioroni: «Altre le priorità, il segretario rifletta
O alle primarie potrei correre anch'io»
«I voti moderati e cattolici saranno decisivi e nessuno può pensare di farne a meno.  Nessuno può pensare di alzare steccati. Né politici, né programmatici...». Giuseppe Fioroni si ferma una manciata di secondi. Poi riprende a ragionare partendo dal passato per arrivare al futuro. «Alle amministrative abbiamo vinto. Ma senza strappare un voto ai nostri avversari. Insomma i delusi dal Pdl non hanno votato Pd. E ora, in vista delle prossime elezioni politiche, dobbiamo costruire una coalizione di governo che si regga su due aree: quella riformista e quella moderata. Ma per riuscire serve lungimiranza e responsabilità».

Bersani non l’aiuta mettendo al centro del dibattito coppie gay e testamento biologico. 
Tutti dovrebbero cogliere i drammi legati a questo momento così complicato. Le persone che incontro non mi chiedono di coppie gay e di testamento biologico... Vogliono sapere di fisco e di esodati, di occupazione e di misure per la crescita.

Insisto, Bersani...
Non insista, non ci sto a mettere sotto accusa il segretario. Sono ore complicate e serve responsabilità e unità; non scontri e contrapposizioni. Soprattutto su questioni che non sono da tessera di partito, ma interpellano la nostra coscienza e sulle quali – le assicuro – non ci saranno blitz. Io ho sempre avuto una posizione chiara e continuerò ad averla. Ho sempre detto i miei "sì" e i miei "no" e continuerò a farlo. Senza timore di essere messo alla porta e consapevole di non essere solo.

Ma alle primarie chi non è d’accordo sulle coppie gay chi sostiene? Chi vota?
C’è un’area vasta nel Pd pronta a dire no a derive eutanasiche e coppie gay. Un’area vasta, decisa a costruire una coalizione di governo nuova, capace di individuare ed imporre nel dibattito e nel programma le priorità vere. Tutto il resto rischia di creare confusione, di disorientare, di indebolire un progetto politico vitale per il Paese.

Quali sono le priorità vere?   
La crisi occupazionale, le famiglie che faticano a sopravvivere e che non hanno risposte adeguate, i deboli senza punti di riferimento forti.

Insisto ancora: chi vuole questo e non eventuali dibattiti su coppie gay chi vota alle primarie?
Io mi aspetto primarie di programma. Di contenuti. E mi auguro che i grandi temi possano essere raccolti da Bersani. Che sia lui a declinare lavoro, crescita, giovani e famiglia. Lui a gettare la basi per un patto di governo riformisti-moderati. Perché se non c’è lui, ci dovrà essere qualcun altro capace di metterli in agenda

Si sta candidando?
Ripeto: non si tratta solo di scegliere il leader, ma di fissare programmi e contenuti. E se Bersani dovesse dimenticare le priorità, sarei costretto a riflettere e, magari, a muovermi. Perché per il bene del Pd e di una idea di coalizione a cui non rinuncio vanno fissati dei punti chiave che domani nessuno potrà mettere in discussione.

Patto chiuso nell’area riformista?
No, c’è bisogno di riordinare, di fissare punti di intesa chiari. Con le tante esperienze civiche che si riconoscono alternative al centrodestra ma non sono nei partiti. E anche con Idv e Sel. Vede, serve cultura di governo. Servono soggetti capaci di assumersi la responsabilità di scelte. Anche rigorose. Chi sta nell’area riformatrice deve avere senso delle Istituzioni, non può insultare il capo dello Stato. E deve avere responsabile consapevolezza delle cose che vanno fatte. Lo dico rovesciando un’immagine antica: non si può essere di lotta e di governo. Lo dico a Di Pietro. Ma anche a quella parte di Sel che ha come cultura il "no" a ogni riforma, a ogni innovazione. Vendola ha senso di governo, ma la Fiom di Landini no e i centri sociali nemmeno. Hanno la cultura dell’antagonismo che non si sposa con quella dell’area riformista.

Il Pd corteggia l’Udc, e Bersani ha spiazzato tutti...
So che l’Udc vuol costruire un’area moderata vasta. E mi pare che sul testamento biologico e sulle coppie gay abbia sempre detto con chiarezza come la pensa. Sono fatti. Ed è sui fatti che si costruiscono le coalizioni di governo. I «valori non negoziabili» sono ovviamente affidati alle coscienze, ma partiti e schieramenti devono potersi caratterizzare per una condivisa visione dell’uomo e della società.

Arturo Celletti
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