martedì 7 luglio 2015
La malattia inserita nei Livelli essenziali di assistenza. Binetti: la legge risposta positiva. Argentin (Pd): normativa importante, ma senza nemmeno un euro. Ora il provvedimento torna in Senato.
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Linee di indirizzo aggiornate ogni tre anni, più ricerca in materia e soprattutto inserimento dell'autismo nei Livelli Essenziali di Assistenza. Con 296 voti a favore e 6 contrari la Camera ha dato il via libera alle Disposizioni in materia di diagnosi, cura e abilitazione delle persone con disturbi dello spettro autistico e di assistenza alle famiglie. "Grande soddisfazione per un'approvazione rapida della legge e per il lavoro svolto in Commissione Affari Sociali della Camera" è espressa dalla relatrice Paola Binetti (AP). La proposta di legge, già approvata dal Senato è stata parzialmente modificata dal passaggio in Commissione Affari Sociali di Montecitorio. Dovrà quindi tornare a palazzo Madama per il via libera definitivo.Cosa prevede il disegno di leggeUn impianto a sei articoli, a saldi invariati, che mette le basi per un cambiamento culturale importante nella cura di queste persone speciali, tutt’altro che «fortezze vuote» come le definiva lo psichiatra Bettelheim. Il punto chiave, ricorda Binetti, è l’avere «una norma nazionale» che non dia alibi alle Regioni nell’adottare «velocemente» le nuove linee guida dell’Iss, a rendere consapevoli gli enti locali della necessità di un «coordinamento» per superare la frammentarietà degli interventi e «l’urgenza» di rendere operativi «quanto prima» i Lea.Che il disegno di legge sia importante a livello culturale è opinione diffusa nell’emiciclo di Montecitorio. Dunque la direzione è corretta, anche se qualcuno, soprattutto tra i grillini, lo considera un «contenitore vuoto» e «un manifesto». Un’espressione usata in realtà anche dalla deputata democratica Ileana Argentin, lamentando appunto la mancanza di fondi dedicati. «Questa legge ha sicuramente superato un’altra barriera culturale», perché l’autismo è una patologia «che porta una grande solitudine - esordisce la parlamentare Pd - ma è e rimane una legge-manifesto» che parla di diritti e servizi senza aggiungere un euro. E «per realizzarli servono soldi», aggiunge. Tra i democratici però, pur ammettendo l’assenza di finanziamenti, non tutti considerano il ddl un programma d’intenti. C’è chi così lo definisce «una norma di riordino» e «un passo in avanti».La direzione è corretta anche per Scelta civica, perché se è vero che «non mette risorse specifiche a disposizione - dice il presidente della commissione Affari sociali, Pierpaolo Vargiu - qualche volta fare mezzo passo in avanti, se nella direzione giusta, consente d’inquadrare meglio il problema».

 

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