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Riforma costituzionale
La Camera approva la riforma costituzionale
 
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"Maggioranza schiacciante in attesa di conoscere il voto dei cittadini in autunno". Matteo Renzi saluta così, su Facebook, il quarto voto sul ddl Boschi al giro di boa dell'iter parlamentare. Con il via libera di oggi (367 sì, 194 no e 5 astenuti) da parte dell'aula di Montecitorio, infatti, si conclude la prima doppia approvazione conforme del testo nei due rami del Parlamento, dopo che il Senato ha modificato il testo del provvedimento.
 
Ora il ddl dovrà superare la
seconda votazione conforme, ovvero senza alcuna modifica, tornando -
trascorsi tre mesi - all'esame di palazzo Madama e, successivamente,
alla Camera.

 "Due anni fa - osserva allora il presidente del Consiglio - nessuno scommetteva un centesimo sul fatto che questo Parlamento facesse le riforme. E invece è tornata la politica, è tornata l'Italia". "Molto soddisfatta" si dice anche il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi.

Sinistra italiana ha lanciato in contemporanea la campagna per il "no" al referendum confermativo, che si svolgerà in autunno. I promotori hanno comunicato proprio oggi che è stata raggiunta la quota di 126 deputati prevista per richiedere il referendum sulla riforma costituzionale. 

L'iter parlamentare
Il voto dell'aula di Montecitorio ha dunque concluso la prima fase della riforma: infatti la Camera ha confermato, senza modifiche, il testo approvato dal Senato il 13 ottobre scorso. A questo punto, secondo quanto prescrive l'articolo 138 della Costituzione, occorreranno due altri brevi passaggi nei due rami del Parlamento, dove però senatori e deputati potranno pronunciarsi con un "sì" o un "no" secchi, senza possibilità di ulteriori emendamenti.

I due passaggi avverranno intorno al 20 gennaio in Senato e nella seconda metà di aprile alla Camera. A quel punto, se la riforma non otterrà i due terzi dei consensi in Parlamento, su di essa potrà essere chiesto un referendum. E lo stesso Renzi ha annunciato che a chiederlo saranno proprio i parlamentari del Pd. Una decisione questa che ha spinto i contrari alla riforma a criticare Renzi accusandolo di voler trasformare il referendum in un "plebiscito". Intervistato dal Tg1, Renzi ha replicato all'accusa: il referendum, ha osservato, "non è un plebiscito". "Io penso che gli italiani staranno dalla nostra parte, ma - ha concluso - la parola finale ce l'hanno loro e io sono pronto ad assumermi le mie responsabilità".
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