Passa a livello superiore
Accesso
Politica
INTERVISTA
Bindi: «Niente nozze gay
nel programma Pd»
Marco Iasevoli
  • twitter
  • google +
  • segnala ad un amico
    mail
  • font
  • stampa quest'articolo
    print
 

​​
2016-premio-candida-300x125.gif
Banner-Iniziativa-Avvenire-Carita-Papa-300x125-TERZO.GIF​​​
​«Io penso che il Pd abbia fatto un passo avanti rispetto al passato, siamo riusciti a trovare un’ampia condivisione politica tra culture profondamente diverse sul tema dei diritti civili». Rosy Bindi presiede il Comitato che ha varato le "linee-guida" del partito sui temi eticamente sensibili, e ha tutta l’intenzione di difendere un risultato «equilibrato» dai possibili assalti in Assemblea nazionale di chi chiede matrimoni gay, modifiche alla legge 40 sulla fecondazione assistita e l’introduzione dell’eutanasia. «In questa fase – gioca d’anticipo Bindi – persone come Paola Concia e Ivan Scalfarotto, che hanno collaborato molto ai lavori della commissione, potranno distinguere le opinioni personali, e quelle dei movimenti cui sono vicini, dalla sintesi che abbiamo elaborato. E questo vale anche per quei cattolici che fanno fatica ad ammettere che la cultura dei diritti civili è fondamentale per il Pd. È così che si fa e si sta in un partito pluralista».

Basta intendersi su che cosa si intende per diritti civili... In ogni caso, presidente, il documento del Pd ha incassato commenti con luci ed ombre. Uno degli addebiti è che mancano proposte legislative concrete...
Il Comitato non aveva questo compito, ma doveva aiutare il Pd a produrre una nuova e comune cultura politica sui diritti. Penso che ci siamo riusciti...

È vero però che i cittadini vogliono risposte più chiare. Insomma: matrimoni gay, si o no?
Ci atterremo ai contenuti della Costituzione e a una consolidata giurisprudenza che non prevede il matrimonio per le coppie omosessuali. Sulla scia del lavoro fatto escludo che il programma del Pd conterrà questa proposta, come pure escludo che possa prevedere l’adozione per le coppie gay, alla quale sono personalmente contraria anche sotto un profilo scientifico. L’indirizzo del documento è un altro...

Quale?
Avvertiamo il dovere di regolare unioni di fatto che sono sotto gli occhi di tutti, e di individuare, senza confusioni con la famiglia fondata sul matrimonio, i diritti e i doveri personali che ne derivano. Un partito che ha ambizioni di governo, che guarda il mondo e ne accompagna i cambiamenti, non deve lasciare nessuna situazione nella clandestinità.

A quali diritti e doveri individuali si riferisce?
Li dobbiamo definire insieme, in un lavoro che va oltre il Pd, che riguarda il Paese e tutte le sue culture. L’importante è che i democratici arrivino con una sintesi che favorisce il dialogo e non lo preclude.

Nel Pd c’è attenzione ai diritti della famiglia definita dalla Costituzione?
Guardi, il documento sancisce con chiarezza il primato della famiglia fondata sul matrimonio prevista dall’articolo 29 della Carta. E anzi ci impegniamo, e impegniamo il Pd, a riprendere la strada di politiche familiari serie sui temi del lavoro, del fisco, dell’assistenza. Non possiamo restare indietro sia rispetto alla laicissima Francia sia rispetto alle socialdemocrazie del Nord Europa.

Ora il pallino è in mano a Bersani. Cosa farà il segretario?
Io credo che valorizzerà il grande lavoro che abbiamo fatto. E poi ritengo che su questi temi valga un principio: è la collegialità del partito ad indicare la sintesi al segretario, non il contrario. Perciò, se serve, il Comitato può continuare il suo lavoro per affiancare i gruppi parlamentari e la stesura del programma.

Sulle tematiche bioetiche si consumano anche battaglie elettorali...
Su questo ho una certezza: gli italiani comprendono quando una questione è complessa, e diffidano di chi propone scorciatoie e soluzioni semplicistiche. Penso che la serietà paghi, anche in termini di voti, più di qualche provocazione o di qualche falsa certezza. Il messaggio per il Paese è che su questi temi siamo tutti in ricerca delle soluzioni più giuste ed equilibrate.

Il documento vuole essere una base per il confronto con centristi e Pdl?
Stiamo uscendo da un lungo periodo in cui, invece di confrontarci, siamo caduti in una sorta di bipolarismo etico. Perciò lancio una proposta: mai più si vada avanti su questi temi con prove di forza della maggioranza di turno. La nuova fase può partire anche da una diversa maturità sulle questioni che interpellano la coscienza.

E quanto alla fecondazione, dove si approda?
Non nego che nel Pd ci siano tanti che "soffrono" per la legge 40, ma abbiamo deciso di non aprire ora il fronte su un provvedimento che ha avuto referendum a favore e parere positivo della Consulta.

Qualche chiarimento sul fine vita?
I principi sono due. No all’eutanasia, al suicidio assistito e all’accanimento terapeutico. Sì alla scelta della persona sul trattamento sanitario nelle fasi terminali della sua vita, nell’ambito dell’alleanza terapeutica con il medico e della rete familiare che lo circonda. Ma su questo punto hanno già lavorato i gruppi parlamentari.

Il dibattito sulla bioetica si riapre proprio mentre si discute su un nuovo ruolo dei cattolici nella scena pubblica, il Papa invita a offrirlo in modo significativo e mai insignificante quanto a riferimenti valoriali.
I cattolici sono essenziali nell’elaborazione di qualsiasi proposta politica. Ma a mio avviso lo sono di più quando non si rinchiudono in un recinto identitario. Dettano il passo quando si confrontano con culture diverse, perché sono portatori di visioni politiche forti e convincenti.
© riproduzione riservata
segnala ad un amico stampa quest'articolo
Articoli in evidenza