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Ddl Cirinnà
Stepchild, battaglia per soli 529 casi
Alessia Guerrieri
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Le persone, certo, non sono numeri. Ma le cifre aiutano a mettere qualche punto fermo. E soprattutto a definire la platea di riferimento della stepchild adoption, più o meno temperata che sia. Dati precisi di bambini che potrebbero essere interessati alle 'novità' del ddl Cirinnà non ce ne sono. Ma esiste un ordine di grandezza che viene fuori dal censimento Istat del 2011: 529, ricordava ieri l’agenzia Redattore sociale. Queste, infatti, sarebbero le coppie dello stesso sesso con figli tra le 7.513 conviventi. Il numero viene fuori sottraendo ai 16 milioni 648 mila nuclei familiari in Italia quelli monogenitoriali (2 milioni 651mila); dei 13 milioni 997mila restanti la quasi totalità, cioè 13 milioni 990mila, hanno dichiarato di essere eterosessuali. 

Ma qui la statistica si ferma, certamente molto lontano dai «100mila figli di coppie omosessuali» che viene talvolta citato, a sproposito, nel dibattito serrato di questi giorni. E sostenuto più volte anche dal Corriere della Sera. In più gli italiani, cinque anni fa, furono molto chiari anche sull’adozione di un bambino da parte di omosessuali. Chiudendo totalmente – 4 su 5 – a questa possibilità. Anche i giovani tra i 18 e i 34 anni, di solito più disponibili alle novità, in misura superiore ai tre quarti.
 
Al di là, comunque, dell’opinione diffusa tornano in aiuto i numeri per arrivare alla conclusione che l’articolo 5 del ddl Cirinnà nasconda in realtà la volontà di far rientrare dalla finestra una pratica vietata in Italia: l’utero in affitto. Per capire, infatti, quanto la cifra dei 100mila bambini sia campata in aria, basta confrontarla con le statistiche ufficiali degli altri Paesi. Una comparazione fatta più volte anche da Manif pour tous Italia.

Anche negli Stati considerati su questi temi 'all’avanguardia', il numero dei figli che vivono nella stessa casa di coppie omosessuali non si avvicina neppure alla cifra a cinque zeri. In Gran Bretagna, il censimento 2014 ha dimostrato che su 84mila coppie same sex, 9mila hanno figli.

Negli Stati Uniti sono 200mila, ma su una popolazione di 318 milioni di abitanti. Un po’ improbabile, perciò, che in Italia siano 100mila su 59 milioni. Nel nostro Paese l’Istat certifica che ci sono almeno 529 coppie dello stesso sesso con figli che convivono. Il numero dei minori però può essere solo stimato. Se si pone il criterio di 1,5 figli (anche più della media nazionale) per coppia si sale a 793, se si ragiona invece su due figli per coppia si arriva a 1.058. Pur considerando così la quota dei bambini che vivono con coppie gay che hanno scelto di non dichiarare l’orientamento sessuale – il 15% secondo l’istituto di statistica – i risultati continuano ad essere infinitamente sotto 100mila. 

Se non bastasse, si può prendere in considerazione pure l’indagine di ormai 10 anni fa dell’Arcigay Modi. Di. Lo studio arriva a ipotizzare che il 5% della popolazione omosessuale abbia un figlio. Se per l’Istat gli omosessuali in Italia sono un milione, allora 50mila persone nel nostro Paese avrebbero un genitore omosessuale (la gran parte frutto di relazioni eterosessuali precedenti). Per arrivare ai 100mila sbandierati quindi servirebbe una quota di 'non dichiarati' all’interno della popolazione censita nel 2011 del 100%.

Cioè, statisticamente, un assurdo. In entrambi i casi, comunque si tratterebbe ugualmente di figli che hanno padre o madre che si sono dichiarati omosessuali al momento del sondaggio. E non di figli che vivono in coppie gay. Eppure qualcuno, dimenticando che la matematica non è un’opinione, vorrebbe farci credere il contrario.
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