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Ddl Cirinnà
Unioni civili, giovedì l'approdo in Senato
Angelo Picariello
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Nella fase in cui - chiusa la partita degli emendamenti - il Pd apre alle correzioni del ddl Cirinnà, arriva la spinta della piazza gay. Che indica nel matrimonio egualitario l’obiettivo vero da perseguire e nel testo Cirinnà il «minimo sindacale» attraverso il quale arrivarci. Ma la preoccupazione maggiore attribuita a Matteo Renzi in queste ore è quella di evitare che per venire incontro alle istanze di una parte del Paese si finisca per dar spazio a soluzioni non condivise dalla stragrande maggioranza delle persone, quella a cui il Pd guarda per il suo ruolo di partito-guida.

Pesa, naturalmente, la ben maggiore adesione che si prospetta per la manifestazione di sabato al Circo Massimo a favore della famiglia, in difesa quindi di un valore costituzionale condiviso, con l’adesione di un numero sempre maggiore di associazioni e anche di esponenti politici della maggioranza, nello stesso Pd. Anche perché il bilancio delle piazze di ieri conferma una difficoltà a parlare al resto del Paese che preoccupa Palazzo Chigi. A complicare le cose c’è la scelta di importanti esponenti del Pd di essere presenti. «Sarebbe stata auspicabile maggiore prudenza», dice la senatrice Rosa Maria Di Giorgi, co-intestataria degli emendamenti che - nel Pd - propongono modifiche più incisive sulla stepchild adoption e per vietare l’utero in affitto, anche se praticato all’estero. Emma Fattorini, capofila di queste proposte da parte dei cosiddetti 'cattodem' promette però «grande attenzione» anche a quelle avanzate dal capogruppo in commissione Giustizia del Senato, Giuseppe Lumia. «È interessante questo 'no' all’automatismo che contengono, puntando sul Tribunale dei minori nelle decisioni sui bambini».

È stato lo stesso Renzi d’altronde a parlare di «superiore interesse del bambino» e risulterebbe ben strano l’automatismo accordato alle unioni gay al cospetto dei lacci e lacciuoli cui è giustamente - sottoposta attualmente l’adozione per le coppie eterosessuali. Ma, essendo queste le preoccupazioni di Palazzo Chigi - che coincidono con le garbate raccomandazioni del Quirinale di non discostarsi dal dettato della sentenza della Consulta del 2010, che tiene ben distinte unioni civili e famiglia non è per niente chiara, nel Pd, la strada da seguire per arrivare a un testo condiviso. Il Senato è disseminato di diverse proposte che, nel Pd, si ripropongono, tutte, di arrivare a questo stesso obiettivo. Attivissimo anche il senatore Andrea Marcucci, uomo vicinissimo al premier, co-intestatario di numerosi emendamenti. Nel merito il più importante è quello che punta a tramutare la stepchild in affido pre-adottivo di due anni, una sorta di mediazione fra l’affido rafforzato chiesto dai 'cattodem' e l’attuale testo, attraverso il vaglio caso per caso dei giudici minorili, che è un po’ quanto chiede anche Lumia. Una proposta, questa di Marcucci, che sarebbe stata concordata con il ministro Maria Elena Boschi.

Resterebbero però in piedi tutte le perplessità circa la maternità surrogata che potrebbe ottenere un via-libera implicito, nonostante gli attuali divieti. Che i 'catto-dem' chiedono di rafforzare incisivamente. «Non basta il no di Renzi», dice per Ap Alessandro Pagano. «Il premier non spacchi la Costituzione e il Paese», chiedono, nel partito di Alfano, Sacconi e e D’Ascola. C’è poi un altro emendamento a firma Marcucci- Pagliari che mette in campo il cosiddetto 'canguro', una norma-deterrente da usare come taglia-emendamenti (già sperimentata sulla riforma costituzionale) se si andasse verso l’ostruzionismo, a scongiurare il vicolo cieco che Renzi tanto teme. Una strada che per ora è stata scelta solo dalla Lega, con i suoi 5mila emendamenti. Anche se poi, nel merito, lo stesso Matteo Salvini conferma la sua disponibilità a parlare di diritti, «ma senza scardinare la famiglia, e togliendo l’adozione». Lo stesso chiede anche Forza Italia che con il capogruppo Paolo Romani auspica una discussione «matura e responsabile » togliendo dal tavolo la minaccia del 'canguro'. «No a sotterfugi di inciviltà parlamentare», chiede anche Gaetano Quagliariello, a nome dei senatori di Idea.
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