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Unioni civili
Renzi apre ad Ap: riscriviamo il ddl Cirinnà
Arturo Celletti
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Giorgio Tonini, uno dei senatori del Pd più ascoltati dal premier, viaggia verso Milano e disegna la svolta sul ddl Cirinnà: «Bisogna rimettere mano al disegno di legge sulle unioni civili, bisogna distinguerle meglio dal matrimonio... Sono con il cardinale Bagnasco: la famiglia è mamma, papà e i bambini; le unioni civili sono altra cosa». Rimettere mano? Il senatore Pd annuisce. «Il testo attuale è confuso, ha zone di ambiguità. Sono troppi i rinvii diretti al codice civile che riguardano il matrimonio». Tonini per qualche istante resta silenzioso, poi, allargando quel ragionamento, cambia tema e manda un secondo segnale ad Area popolare: «È ora di potenziare le politiche per la famiglia, è ora di garantire aiuti veri per vincere una denatalità sempre più drammatica». 

Dietro le parole di Tonini prende forma un possibile Grande Patto tra il capo del governo e Area popolare. Matteo Renzi e Maurizio Lupi hanno aperto il confronto vero in una saletta riservata al meeting di Rimini. L’ex ministro dei Trasporti, oggi capogruppo di Ap a Montecitorio, ha sfidato il premier a trovare una soluzione «costruttiva che eviti lacerazioni nella maggioranza » e ha indicato un’ipotesi di lavoro: «Tutte le leggi sono passate trovando un’intesa larga sul primo articolo. Partiamo da qui, dall’articolo uno del ddl Cirinnà e mettiamo al lavoro persone capaci di correggerlo tenendo conto delle attese e delle sensibilità del Paese».

Il capo del governo ha ascoltato in silenzio e anche Lupi è passato al punto due: «Non basta dire la famiglia e le unioni civili sono cose diverse. Servono segnali veri che dimostrino che su questo siamo tutti d’accordo».

La conclusione di quel 'faccia a faccia' è in due decisioni concrete. La prima: due costituzionalisti, concordati da Renzi e Ap, sarebbero pronti a lavorare per riscrivere l’articolo uno della legge sulle unioni civili. La seconda: Renzi e Area popolare si vedranno la prossima settimana per ragionare su come aiutare la famiglia già nella prossima legge di stabilità. 

C’è un lavorio silenzioso per unire le varie anime del Pd e, poi, l’intero Pd con l’alleato di Area popolare. Una missione complicata perché restano differenze e diffidenze. Giuseppe Fioroni, uno dei leader dell’area cattolica dei Democratici, dice senza giri di parole di non fidarsi fino in fondo. «Vedo troppe furbizie e troppe ipocrisie. Non è possibile scrivere a riga quattro che alle coppie omosessuali non è concessa l’adozione e a riga cinque indicare la strada per aggirare la norma spiegando che se un membro della coppia omosessuale ha già un figlio l’altro può adottarlo».

Fioroni non si limita alla denuncia. C’è anche lui dietro l’emendamento (presto verrà presentato a Palazzo Madama da un gruppo di senatori Pd e da costituzionalisti d’area) al disegno di legge di riforma costituzionale. Fioroni lo riassume con un titolo: referendum di indirizzo sui temi etici. Poi, senza aspettare domande, spiega, a grandi linee, qual è la strategia che si agita dietro la proposta. «Non potrà essere Montecitorio a dire sì ai matrimoni omosessuali, lo dovranno dire gli italiani. È questa la filosofia dell’emendamento; è questa la rivoluzione che vogliamo 'regalare' al Paese».

Già, rivoluzione perché nella testa di quel gruppo di senatori Pd c’è un piano dettagliato: arrivare prima di un ddl Cirinnà che «se saltasse il patto Renzi-Ap potrebbe nascondere mille insidie» puntando su una maggioranza larga a sostegno dell’emendamento che lascerebbe agli italiani l’ultima parola sui temi etici. Fioroni ci crede e batte l’ultimo colpo: «Come può una forza politica negare ai cittadini la possibilità di pronunciarsi sulle grandi questioni etiche? Come può farlo il Pd di Renzi, ma soprattutto come possono farlo i Cinque Stelle?».

Due temi e due strategie: referendum e Grande patto Renzi-Area popolare. Renzi solo nelle conversazioni più private confida le sue convinzioni. «Solo il Pd può fare una legge sulle unioni civili capace di distinguerle in maniera netta dal matrimonio e, parallelamente, realizzare un piano vero di aiuti alla famiglia». Il premier ripete sottovoce dieci parole che spiegano più di tanti titoli: «Abbiamo il dovere di sostenere il peso economico della procreazione». Fioroni non si fida: «Le risorse sono poche e sulle priorità non ci possono essere tentennamenti. Meno F35 e qualche favore in meno alle banche e misure di sostegno vero alla famiglia». Musica per Alfano e soci che nei prossimi giorni rilanceranno il loro Family Act.
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