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Unioni civili
Utero in affitto, «reato anche all’estero»
Angelo Picariello
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Sulle unioni civili le cose si rimettono in movimento. Non è ancora iniziata la trattativa vera e propria, ma – in vista della scadenza, venerdì, del termine per gli emendamenti – ognuno mette in campo le sue carte. Spunta ora a sorpresa una proposta del Pd – da parte dei cosiddetti "catto-dem" – che rafforza notevolmente il divieto già presente nell’ordinamento per l’utero in affitto. L’emendamento, che ha come primo firmatario il senatore Gianpiero Della Zuanna, prevede l’estensione della punibilità delle pratiche di maternità surrogata perpetrate all’estero. Un po’ come chiedeva anche Ap, con la proposta Sacconi-D’Ascola, volta a dar luogo a una fattispecie di «reato universale». L’ex ministro del Lavoro, a stretto giro, apprezza il segnale politico: «Bene emendamenti Pd su utero in affitto. Almeno su questo siamo d’accordo», scrive su Twitter il senatore di Ap.

Questo nuovo emendamento, ora, prevede l’obbligo di dichiarare l’esclusione di tale pratica, e in assenza della documentazione «l’ufficiale di stato civile trasmette gli atti alla Procura». Se non ci sono legami biologici viene quindi dichiarato lo stato di adottabilità del minore, di fatto "comprato" all’estero. In caso di sussistenza di un rapporto di filiazione biologica, invece, la norma stabilisce che «nell’esclusivo interesse del minore può essere autorizzata la trascrizione dell’atto di nascita», e il bambino, «qualora ricorrano le condizioni» potrà andare in adozione.

Così, spiega Della Zuanna, «con la dura repressione di questa pratica abbiamo cercato di non penalizzare i diritti dei bambini». Le pene previste sono molto forti: per i fruitori da 3 mesi a 2 anni di reclusione e multe da 600mila a un milione di euro. Mentre, «chi organizza, favorisce o pubblicizza» la surrogazione della maternità è punito con la reclusione da 6 a 12 anni o multe da 600mila a un milione. La proposta integra l’articolo 5, quello che prevede la cosiddetta stepchild adoption, anche se gli stessi senatori "catto-dem" continuano a sostenere una correzione a monte della disciplina dell’adozione del figlio del partner, che vorrebbero sostituita da un affido rafforzato.

Ma su questa nuova proposta relativa all’utero in affitto si stima che le adesioni nel Pd potrebbero salire a una cinquantina, praticamente la metà del gruppo al Senato. In alternativa il capogruppo Luigi Zanda continua a tenere in conto un’altra ipotesi, l’affido pre-adottivo di 2 anni.

Una situazione ancora molto confusa, come si vede, e la "bicameralina" messa in piedi nel Pd per cercare di fare ordine è stata rinviata. A conferma che la "quadra" è ancora molto lontana. Ma l’idea che si debba intervenire incisivamente si rafforza nel Pd, e appare chiaro che la trattativa vera e propria vada allargata in primo luogo alla maggioranza (come conferma Della Zuanna) e in seconda battuta a Forza Italia e ai moderati del centrodestra. Rinunciando al sostegno alternativo di M5S, che Monica Cirinnà aveva usato per adottare il suo testo-base iniziale in Commissione Giustizia di fronte al no di Ap. Si dà per scontato, ormai, che vadano eliminati dagli articoli 2, 3 e 4 i rimandi pedissequi alla disciplina del matrimonio, mentre sull’articolo 5, relativo all’adozione la difficoltà a trovare un accordo (ogni proposta rischia di far perdere più consensi di quelli che recupera) rende sempre più realistica l’ipotesi dello stralcio, che andrebbe messa ai voti ancor prima di entrare nel merito delle diverse proposte.

«No a emendamenti repressivi», frena ad esempio Giuseppe Lumia, capogruppo del Pd in Commissione Giustizia, che si è sempre speso in difesa della linea Cirinnà. «Niente sabotaggi», avverte il senatore Enrico Buemi del Psi. Ma per Ap, che punta molto sul valore "persuasivo" del possibile successo della manifestazione del 30, trasferita al Circo Massimo – la via maestra resta il ritorno in Commissione, essendo difficile dirimere tutte le questioni aperte nel dibattito d’aula. «Non ci stupiremmo se tra i vertici del Pd stesse maturando l’idea di sacrificare il ddl Cirinnà pur di portare a casa le unioni civili», scommette il deputato Alessandro Pagano, che chiede una «pausa di riflessione».

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