Passa a livello superiore
Accesso
Politica
Parla il ministro
Il ministro Costa: «Legge condivisa o non dura»
Marco Iasevoli
  • twitter
  • google +
  • segnala ad un amico
    mail
  • font
  • stampa quest'articolo
    print

​​​​
Banner-Iniziativa-Avvenire-Carita-Papa-300x125-TERZO.GIF​​​

«Non ho partecipato alla manifestazione ma ho incontrato, insieme al ministro Alfano, il portavoce dell’organizzazione Massimo Gandolfini. Ho ascoltato con grande attenzione le sue idee e l’ho invitato a rivederci ancora per parlare di tutto ciò che riguarda il tema-famiglia, dagli asili nido ai trasporti, dalla casa all’assistenza agli ammalati sino al fisco. Questa è una piazza che vuole partecipare e stare dentro un processo, una risorsa per il governo».

Il neoministro agli Affari regionali Enrico Costa ha ancora addosso l’emozione del giuramento nelle mani del capo dello Stato e della telefonata al padre, il liberale Raffaele Costa che occupò lo stesso identico incarico nel primo governo Amato. Ma la delega che Renzi gli ha aggiunto, quella alla Famiglia, immediatamente lo carica di responsabilità e della necessità di dare risposte al Circo Massimo. «Non voglio intromettermi nelle dinamiche del Parlamento – calibra i toni Costa –. Però in me è salda un’idea: le riforme durature, ambiziose e forti sono quelle che partono dai punti sui quali c’è ampia condivisione. E mi pare che in Senato ci sia un consolidato consenso intorno ad alcuni diritti».

Che messaggio arriva al Paese dalla piazza di Roma?
Credo che ne arrivi uno, che condivido in pieno: famiglia tradizionale non vuol dire arretratezza. Vengo da una terra in cui ci sono 600mila abitanti e 70mila aziende, la gran parte imprese familiari. Ci deve essere piena consapevolezza del fatto che la famiglia è il fulcro morale, sociale e anche economico del Paese. La famiglia è il futuro, non è il passato. Su questo non c’è ideologia che tenga. E poi credo che una piazza del genere possa nascere solo se c’è una enorme passione civile di chi la riempie.

Ora lei ha tra le mani un dicastero e una delega che le permettono di agire...
Sono un ministro senza portafogli, il mio compito sarà spendere i soldi degli altri. E non scherzo: credo che dovrò aprire mille varchi con i miei colleghi di governo perché orientino tutti i loro provvedimenti verso la famiglia.

Ha già qualcosa in mente?
Bisogna ragionare sempre in sede di Consiglio dei ministri. Però io dico una cosa: Renzi è una persona concreta, non avrebbe mai messo sul tavolo una delega sulla famiglia senza avere la chiara intenzione  politica di spendersi al massimo su questo fronte e di adottare provvedimenti conseguenti. Poi il mio partito, Ncd, ha già messo nero su bianco una serie di misure, il family act, che rappresenta il punto di partenza.

Alla fine Ncd voterà contro le unioni civili?
Ripeto, ho rispetto delle dinamiche parlamentari e ci vorrà una discussione nel mio partito e nel gruppo dei senatori. Bisogna valutare quali contenuti e quale metodo sarà adottato da qui alla fine del percorso. La mia posizione la ribadisco: se vogliamo fare una cosa buona e utile, mettiamoci insieme sulle cose che sono fuori discussione, sulle quali nessuno litiga e ha da dire.

Renzi si è dichiarato contro l’utero in affitto. Non ci si può attendere da lei e dal governo un’iniziativa anche in sede europea contro questa pratica?
 Registro nel Paese una forte sensibilità su questo tema. Dobbiamo valutare le vie migliori, insieme.

Nei fatti domani inizierà la sua prima settimana da ministro degli Affari regionali e della famiglia. Il primo atto che ha in mente?
Mi piacerebbe incontrare i sindaci dei piccoli comuni. Sono loro che senza risorse fanno quasi i volontari perché i cittadini abbiano dallo Stato quanto gli spetta. In generale, voglio incontrare regioni ed enti locali e capire in che modo il governo possa porre meno ostacoli al loro lavoro. Abbiamo governatori di spessore che devono poter fare senza avere intralci e complicazioni.
© riproduzione riservata
segnala ad un amico stampa quest'articolo
Articoli in evidenza