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Politica
Il festival di Sanremo e le unioni gay
La tv versione «arcobaleno» diventa un caso
Vincenzo R. Spagnolo
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Il 'Sanremo arcobaleno' diventa un caso e potrebbe presto finire sul tavolo della commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai. Può la fioritura, su abiti e polsi degli artisti impegnati sul palco dell’Ariston, di spille, braccialetti, fiocchi e nastrini arcobaleno, rappresentare di fronte a milioni di telespettatori un dibattito delicato e complesso, come quello sulle unioni civili e sulle adozioni gay, che divide il Paese e il Parlamento? Lo chiedono diversi fra i quaranta componenti dell’organismo bicamerale, stigmatizzando il 'pensiero unico a colori' andato in scena, senza contraddittorio, sul palco del teatro Ariston. Ad aprire il dibattito è stato sabato mattina, sul Corriere della Sera, l’editorialista Ernesto Galli Della Loggia, denunciando l’esistenza di un sistema mediatico incapace di offrire approfondimenti veri sulle questioni che interrogano la società. 

Un punto di vista su cui concorda Michele Anzaldi (Pd), segretario della commissione di Vigilanza ((l’intervista integrale si può leggere su www.avvenire.it): «Non basta discuterne – aggiunge –. È opportuno che arrivino risposte rapide e inequivocabili da parte della Rai, servizio pubblico la cui concessione verrà discussa proprio nelle prossime settimane». Anzaldi parla di una Rai 'parziale' citando l’Osservatore Romano («Siamo di fronte a una tv fuori controllo con l’alibi dello share»). E si augura «che i vertici Rai convochino d’urgenza una riunione coi mega-dirigenti» per «smentire le accuse o avviare un’inchiesta interna per capire cos’è accaduto». Sfer- zante il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri (Forza Italia), anche lui in Vigilanza: «Ci sono casi più gravi dei braccialetti. Sulle unioni civili e sulle adozioni gay, la tv si è iscritta al conformismo dilagante, aggirando ogni regola. Ho appena fatto un ricorso all’Agcom contro la Rai, Mediaset e un altro canale perché hanno intervistato bambini di coppie omosessuali, violando le regole deontologiche che impongono di non intervistare i minorenni».

Anche secondo un altro membro della Vigilanza Pino Pisicchio (gruppo Misto), il «Sanremo arcobaleno entra a gamba tesa» con «un’ingerenza nel confronto istituzionale ancora in corso» che «su unioni civili e stepchild adoption sta lacerando politica e Paese». Si tratta, per Pisicchio, di una «scelta politica» con «microfoni arcobaleno, esibizione di figliolanza frutto di donatrici da parte di rockstar icone del movimento omosessuale e dichiarazioni orientate», che «incidono sull’opinione di milioni di telespettatori rappresentando come verità assiomatica una posizione oggetto di un dibattito parlamentare proprio in questi giorni». Pure il deputato dem, Franco Monaco, denuncia «il 'fronte unico del modernismo', la retorica nuovista e lo spirito manicheo, che segnano la discussione pubblica sui media». Sollecitazioni alle quali, fino a ieri sera, da Viale Mazzini nessuno ha replicato. Sarà pur vero, come osserva il direttore generale della Rai Antonio Campo Dall’Orto, che l’edizione sbanca-ascolti del festival ha coniugato «leggerezza e significato». Ma, se si toccano certi temi, quello della «leggerezza» non è davvero l’unico registro possibile. Ieri notte il sipario dell’Ariston, su cantanti e braccialetti, si è chiuso. Ma il dibattito sulle unioni civili, nel Paese e in Parlamento, resta aperto. Se si vuole, c’è tempo per rimediare.
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