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Unioni civili, Gentili (Cei):
«Stepchild adoption inammissibile»
 
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Il disegno di legge Cirinnà? Ha fatto «passi interessanti» ma l’equiparazione tra unioni gay e matrimonio è «inopportuna e inutile». La stepchild adoption? «Inammissibile». Nuove manifestazioni di dissenso? «Più che creare singoli eventi» meglio «curare un processo». Sono alcuni dei giudizi espressi in una lunga intervista all’agenzia Sir da don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio Cei per la pastorale familiare. Ecco le sue risposte.

I diritti e la legge. «Non abbiano nulla contro il riconoscimento dei diritti individuali delle persone omosessuali, come poter andare a visitare il partner in ospedale o in carcere o decidere quale parte di patrimonio lasciargli in eredità, ma un conto è un Paese che mira al futuro e quindi investe sulla famiglia reale; un altro è un Paese che si preoccupa solo dei diritti di alcuni gruppi». Quanto al ddl che andrà in discussione nell’aula del Senato il 26 gennaio, «rispetto alla bozza iniziale – spiega don Gentili – nell’iter legislativo il testo ha fatto dei passi interessanti nella distinzione tra matrimonio fra uomo e donna e sull’unione civile definendo quest’ultima "formazione sociale specifica"», ma nella bozza «vi sono diversi rimandi al diritto matrimoniale, contraddicendo di fatto questo caposaldo preliminare». L’equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone dello stesso sesso è «inopportuna e inutile. Non si capisce perché si debba "liquefare" ulteriormente il matrimonio».

La «stepchild adoption».
«È inammissibile. Papa Francesco si è più volte espresso su questo punto precisando che ogni bambino ha diritto a un papà e ad una mamma. Il rischio vero è quello di una legalità che si allontani dalla realtà fatta di famiglie composte da un papà, una mamma e dei figli, che nel nostro Paese non trovano, rispetto ad altri Paesi europei, adeguato sostegno. La denatalità è spaventosa e le previsioni sulle nascite sono catastrofiche: nel 2020 si va verso percentuali di 0,8 figli per coppia. Anche gli immigrati, arrivati alla seconda o alla terza generazione, si adeguano a questo trend». Occorre che «la politica ascolti di più la famiglia reale, quella che quotidianamente incontriamo nei diversi luoghi della vita vera e che, senza troppe chiacchiere, si fa concretamente carico di bambini, anziani e malati». Purtroppo la classe politica italiana pare affetta in materia da una «miopia» che «può essere curata solo affacciandosi alla finestra della realtà».

Cosa fare per la famiglia.
«La Family card può essere un passo, ma è insufficiente. È tutta l’impostazione da capovolgere: da un’attenzione concentrata su piccoli gruppi alla capacità e alla volontà di rispondere al sentire e alle esigenze dei milioni di famiglie che costruiscono e sostengono il Paese».

Una nuova manifestazione di piazza?
«Più che creare singoli eventi, che di per sé possono anche essere importanti, questo scenario ci chiede, come insegna papa Francesco, di avviare e curare un processo che sappia risvegliare nei politici uno sguardo globale sulla realtà».

La Cei e Bagnasco
È in programma venerdì 8 a Roma la prima riunione della Presidenza Cei nel nuovo anno, che come sempre anticipa di alcuni giorni il Consiglio permanente (in calendario dal 25 al 27 gennaio). All’ordine del giorno ovviamente non risulta la questione della legge che sarà in discussione proprio in quei giorni al Senato, ma non si escludere che se ne possa parlare all’interno di temi inerenti la pastorale delle famiglie. Il giorno dell’Epifania, a margine della Messa celebrata a Genova, il presidente della Cei cardinale Angelo Bagnasco aveva ribadito ancora una volta che «nessun'altra istituzione deve assolutamente oscurare la realtà della famiglia con delle situazioni similari» perché questo «significa veramente compromettere il futuro dell'umano. Nessun'altra forma di convivenza di nucleo familiare, pur rispettabile, può assolutamente oscurare o indebolire la centralità della famiglia, nè sul piano sociologico, nè sul piano  educativo. La Chiesa – aveva aggiunto Bagnasco – conferma la propria profonda convinzione verso la famiglia come il grembo della vita umana» e «come prima fondamentale scuola di vita, di umanità, di fede di virtù civiche, umane e religiose. Questa è l'esperienza universale che la Chiesa difende in ogni modo, per amore dell'uomo, della vita e dell'amore».

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