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Family day? Un successo, ma la realtà è cambiata
Luciano Moia
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«Nessuna volontà di liquidare il Family day del 2007. Nessuna intenzione di rottamare una stagione che ho comunque vissuto da protagonista, sempre dalla parte della famiglia». Gigi De Palo, neopresidente del Forum delle associazioni familiari, non ci sta a vestire i panni di quello che rinnega gli obiettivi per cui ha combattuto.

Ma è bastato che sul sito di una rivista comparisse una sua intervista, in cui riflette sull’eredità politica di quella grande manifestazione di piazza, per scatenare sul web qualche aspra litania. «In quell’intervista il mio pensiero viene sintetizzato in modo un po’ troppo sbrigativo. Innanzi tutto la mia intenzione non era quella di esprimere critiche all’iniziativa in sé. Figurarsi, io c’ero e, come presidente delle Acli di Roma, avevo portato in piazza duemila persone».

Del tutto distorte anche le valutazioni di De Palo sulla presunta inutilità della manifestazione. «Non ho mai detto che si sarebbe trattato di un grande fallimento. Il primo obiettivo era quello di stoppare i 'Dico'. E ci siamo riusciti, in modo festoso, con tanto colore e tanta sintonia tra noi. Ora, però, a distanza di oltre otto anni, mi sembra giusto interrogarci in modo sereno sui frutti che ha portato quella manifestazione».
 
E qui gli interrogativi sarebbero tanti. Cosa è nato dal Family day? Ha cambiato l’atteggiamento della politica nei confronti della famiglia? Ha aperto la strada a provvedimenti decisivi per migliorare la quotidianità dei nuclei familiari? Ha soddisfatto il desiderio di maternità di tante donne che, come dicono i sondaggi, vorrebbero almeno due figli a testa e invece devono accontentarsi di un misero 1,37 che ci mette in fondo alla classifica europea degli indici di natalità?

Da qui la riflessione del presidente del Forum sull’esigenza di rivedere le strategie dell’associazionismo familiare alla luce sia dei cambiamenti socio-politici in atto, sia della profonda analisi avviata dalla Chiesa con i due Sinodi sulla famiglia. Fare finta che tutto sia rimasto immutato sarebbe miope. E questo non vuol dire rinnegare, ma confrontarsi con la realtà.

«Credo che promuovere la famiglia – conclude De Palo – esiga di passare da una concezione ideologica-identitaria a un piano di concretezza capace di superare la logica della contrapposizione. Sui principi siamo tutti d’accordo, sulla strategia per ribadirlo dobbiamo valutare le modalità migliori per integrare, non per escludere. Il 15 gennaio si riunirà il direttivo del Forum e, come al solito, esprimeremo una posizione comune sulle unioni civili e su altri temi al centro del dibattito. Con lo sguardo al futuro, non voltato all’indietro».

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