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Eutanasia: la legge alla Camera in marzo
Francesco Ognibene
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Dopo la legge sulle unioni civili, quella sull’eutanasia? Il sospetto che s’era affacciato dopo le dichiarazioni di qualche parlamentare ora si fa consistente. La Conferenza dei capigruppo della Camera ieri ha infatti calendarizzato per marzo la discussione di un disegno di legge per legalizzare la morte a richiesta.

Ad annunciarlo un tweet del capogruppo di Sinistra italiana a Montecitorio Arturo Scotto, tra i firmatari della proposta: «Per la prima volta la Camera discuterà l’argomento», esulta il deputato, e con lui i radicali dell’Associazione Coscioni che ha depositato nel settembre 2013 un disegno di legge di iniziativa popolare operando poi un sistematico pressing sul Parlamento.

La stessa presidente dell’assemblea Laura Boldrini non ha mai nascosto il suo favore per una legge in materia, ribadendo di recente che «il Parlamento non può più nascondersi».
L’esito è ora la decisione di inserire nell’agenda della Commissione Giustizia (presieduta dal deputato del Pd Donatella Ferranti) della proposta di legge numero 2.973 «Norme in materia di eutanasia» presentata il 19 marzo 2015 da 13 deputati, tutti del gruppo Sel-Sinistra italiana.

Al centro dei 12 articoli del disegno di legge la «dichiarazione anticipata» (articolo 3) con la quale «ogni persona maggiorenne, qualora tema di perdere la propria capacità di intendere e di volere» può «esprimere la volontà che gli venga praticata l’eutanasia» qualora dovessero verificarsi tre condizioni: la «presenza di una patologia grave e incurabile e di sofferenze fisiche o psichiche costanti e insopportabili»; l’«incapacità di intendere e di volere»; e la «diagnosi medica di patologia con prognosi infausta di irreversibilità», «in fase terminale», come dice l’articolo 2.

Immediata la reazione di alcuni parlamentari: «Proprio mentre prodighiamo ogni sforzo per garantire assistenza e cure – commenta Paola Binetti (Ap) – ecco un’iniziativa che segnerebbe il fallimento della relazione umana e della medicina».

«È la conferma che in Parlamento è in corso un attacco alla famiglia e alla vita – rincara Eugenia Roccella (Idea) – appoggiato da schieramenti assemblati agendo come se i moderati non ci fossero».

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