Passa a livello superiore
Accesso
Politica
Intervista
Anzaldi: unioni civili, Rai spesso parziale
(A.C.)
  • facebook
  • twitter
  • google +
  • segnala ad un amico
    mail
  • font
  • stampa quest'articolo
    print

Onorevole Anzaldi, Galli della Loggia sul "Corriere della sera" di oggi, un po' a sorpresa vista la netta presa di posizione del vertice di quel giornale pro ddl Cirinnà così com'è, denuncia un sistema mediatico e, in esso, anche di una Rai incapace di offrire seri e rispettosi approfondimenti sulle grandi questioni che interrogano la società, a partire dalle unioni civili. Lei ha rilanciato su Twitter questo editoriale. Come mai ?
Se uno tra i principali giornali italiani,  con una delle sue firme più autorevoli, si pone delle domande sul ruolo del  sistema mediatico e del servizio pubblico radiotelevisivo nei dibattiti culturali  e sociali merita non soltanto di essere letto, ma è giusto che apra anche una riflessione, dice Michele Anzaldi deputato del Pd, membro della commissione di Vigilanza.
 

Basta discuterne?
No, non basta. E' opportuno che arrivino risposte rapide e inequivocabili soprattutto da parte della Rai, servizio pubblico la cui concessione verrà discussa proprio nelle prossime settimane.
 

Un editoriale dovrebbe suscitare il dibattito e la svolta che le proteste degli spettatori (pubblicate anche su "Avvenire") hanno invocato invano sino a oggi?
Io dico che  l'azienda ha il dovere di proporre una risposta argomentata agli addebiti avanzati, anche affrontando la questione in Cda.‎ Sono molti i dibattiti che animano la discussione pubblica e che spesso faticano ad essere rappresentati in maniera ricca e utile dal servizio pubblico. Oggi si parla tanto di unioni civili, ma neanche nei programmi Rai ho visto approfondimenti veri capaci di spiegare, di far capire. 
 

Lei è stato accusato anche dall'Usigrai di provare a imporre una linea. E non di vigilare.
L'Usigrai ha ignorato la campagna contro la "Rai fascista" che Grillo ha portato avanti per giorni non soltanto con attacchi a intere testate Rai come il Tg1, ma anche con invettive personali contro alcuni giornalisti Rai, e invece interviene più volte per sostenere le ragioni di conduttori esterni e del direttore del Tg3. Per il sindacato dei giornalisti Rai alcune reti e alcune testate si possono attaccare mentre altre sono al di sopra di ogni critica?
 

Insomma, la ferita è aperta e lei intende mettere il dito nella piaga.
I cittadini vogliono sapere. E su questioni decisive come le unioni civili e le adozioni sarebbe auspicabile e giusto pretendere di più. Mi auguro che i vertici Rai convochino d'urgenza una riunione con i megadirigenti, quelli con stipendi imbarazzanti che non rispettano il "tetto" governativo, per analizzare e commentare una situazione allarmante. Dovrebbero  pubblicamente, con trasparenza e dati alla mano, smentire le accuse, se ne sono in grado, oppure avviare un'inchiesta interna per capire cosa è accaduto e chi ne ha la responsabilità.


Ma secondo lei perché non si fa approfondimento? Forse mancano risorse umane?
Guardi se c'è una cosa che non manca al  servizio pubblico  sono i dirigenti, autori e conduttori con retribuzioni più che adeguate. Il problema è che, come ha denunciato, pochi giorni fa, anche l'Osservatore Romano, siamo probabilmente di fronte a "una Tv fuori controllo con l'alibi dello share". Su questo va fatta chiarezza subito. E parallelamente sarebbe interessante conoscere il parere della ricca e potente Agcom, una Autorithy che deve vigilare e troppo spesso non lo fa. 
© riproduzione riservata
segnala ad un amico stampa quest'articolo
Articoli in evidenza