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Politica
L'intervista
«Al Circo Massimo per unire il Paese»
Arturo Celletti
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«Sì sarò al Circo Massimo. Perché spero e credo che quella di sabato possa essere una giornata unica per gettare le basi di una nuova Italia. Un’Italia capace di mettere da parte dibattiti ideologici e di ripartire sul serio da una gigantesca priorità che si chiama famiglia».


Gigi De Palo, camicia bianca e soliti sandali ai piedi («Feci un voto, li porterò fino a quando non ci sarà pace in Palestina »), ci guarda e ci mostra due mail. «Mi sono arrivate proprio ieri, legga... Questo è il Paese di Francesco e Rita, hanno trent’anni, si amano, vorrebbero sposarsi; ma non hanno né un lavoro, né una casa e rischiano di non averli mai. Legga ancora... Questo è il Paese di Niccolò e Sara. Hanno appena avuto un bimbo. Anche loro vorrebbero sposarsi, ma non lo fanno perché perderebbero il posto al nido e la gratuità della mensa». Siamo alla Garbatella, un quartiere popolare di Roma. C’é rumore nella casa del presidente del Forum delle Famiglie. I quattro bambini corrono. Sulla scrivania piena di carte notiamo due libri: Oceano Mare di Baricco e il Compendio della dottrina sociale della Chiesa.


«Ho letto il primo davanti all’Oceano in Mozambico. Avevo diciotto anni ed ero laggiù con i missionari comboniani. Il secondo volume è per me quasi una stella polare; c’è il pensiero antropologico e sociale della Chiesa cattolica, c’è quella capacità di sintesi tra nettezza sui principi e umanità nel declinarli che oggi fatico a trovare nel Paese». È solo una parentesi. De Palo riparte presto a ragionare sul Circo Massimo. «Ho sempre sogna- to un Parlamento capace di confrontarsi con rispetto, di mettere da parte piccole convenienze, di guardare a quello che sarà tra dieci anni e non tra dieci giorni. Lei non sa quante volte mi sono chiesto perché alzare un muro per negare diritti civili alle coppie omosessuali. Mi sono fatto domande dure. Impegnative.


Domande che hanno scosso amicizie. Ma, parallelamente, mi sono anche chiesto perché questa forzatura sulle adozioni, perché non pensare mai ai più deboli, mai ai bambini, mai alle famiglie che restano indietro, mai alle donne umiliate da una pratica disumana come l’utero in affitto». Una pausa leggera. «Sarò al Circo Massimo con molte associazioni del Forum per questo. Per dire 'è il momento di proteggere' famiglie e bambini. E per segnalare le troppe ambiguità del ddl Cirinnà».


Se la legge passasse così com’é vede dei rischi?
Il pericolo è ferire un’Italia che oggi ha un disperato bisogno di coesione e di concretezza. Via i muri, via le rigidità ideologiche, via le asprezze, via le tifoserie. È ora di far prevalere la ragionevolezza, il buon senso. Di costruire, di pensare al Paese e dunque di essere rispettosi di principi e di sensibilità di una parte e dell’altra. Io continuo a fare con tenacia il mio lavoro: parlare di famiglia perché credo che salvare la famiglia vuol dire salvare l’Italia. Vuol dire aiutarla ad uscire da questa interminabile crisi.


Al Circo Massimo molti però andranno con un solo obiettivo: bloccare il ddl Cirinnà.
Lo capisco. Ma dal giorno dopo la stessa forza e la stessa passione dovranno essere spese per sostenere la famiglia. Per spingere progetti concreti. Per reclamare misure mai realizzate davvero come il FattoreFamiglia. Se la famiglia fosse davvero sostenuta anche questo dibattito sulle unioni civili sarebbe meno aspro, meno divisivo. E invece... Mi chiedo sempre: per la famiglia cosa facciamo davvero? Cosa si fa per i nuclei più poveri? E per chi ha due, tre, magari quattro figli e vive con 1300 euro al mese? C’è molto da inventare, c’è un grande lavoro da fare nella società, un lavoro culturale che è mancato e manca ancora. Paghiamo ritardi imperdonabi-li, ci sono troppe norme costituzionali inattuate. La famiglia prende per mano la società ma su quali agevolazioni conta? Non vedo proposte, idee, misure; vedo solo un deserto. E non è una responsabilità solo di oggi.


Ora lei è il presidente del Forum, quali saranno i prossimi passi? È vero, sono stato eletto da 68 grandi associazioni per riportare al centro del dibattito il tema famiglia. Ho una responsabilità, un dovere. E allora chiedo risposte ai miei interrogativi. Ha ancora senso in Italia il matrimonio? Voglio capire, voglio segnali da questa politica così drammaticamente miope e virtuale. Non è possibile che oggi chi si sposa, sceglie poi di separarsi perché così prende più assegni familiari ed è agevolato in tutte le graduatorie comunali. E poi le sembra normale in un Paese che detiene il record negativo delle nascite fare un figlio sia una delle prime cause di povertà? Non le pare un controsenso? E cosa rispondiamo alle famiglie italiane? Possiamo ancora prenderle in giro? Possiamo ancora cavarcela con 'verrà il vostro momento ma adesso scusateci tanto ma dobbiamo occuparci delle unioni civili'? No, non possiamo. Facciamo emergere le contraddizioni di questa politica e facciamolo in fretta perché andare avanti così significa perdere il bene più grande che abbiamo: la forza degli italiani.


Insisto: che bisogna fare?
La crisi economica sembra aver congelato la voglia di futuro di troppe giovani coppie. Ma non è vero che non c’è voglia di famiglia. La voglia c’è. Anche forte. Basterebbe cominciare ad investire sul welfare e i figli tornerebbero a nascere. Ma in Italia la politica è sorda. In Europa no: dovunque si spende di più. Anche nei Paesi più laici del nostro. È così qui siamo rimasti immobili ed ecco il risultato. Senza supporti la famiglia si è indebolita anche culturalmente e la demografia è crollata: nel 1964 nascevano un milione di bambini l’anno, oggi meno di cinquecentomila. Ma forse non può essere che così. Chi a ha più di due figli sa bene come sia difficile arrivare a fine mese. Lei sa quanto costa traghettare un bambino dalla culla alla maggiore età? Lo sa che solo di pannolini si spendono 1050 euro l’anno? Lo sa che uno scontrino dopo l’altro crescere un figlio costa 9500 euro ogni anno. Per molti è una spesa insostenibile. Per altri è solo il costo di una Ferrari. Ecco perché sono così arrabbiato: piccole furbizie e grandi egoismi non sono davvero più tollerabili.


Torniamo al ddl Cirinnà: partiamo dalla sentenza della Corte Costituzionale?
Bene, aprile 2010. Fissò due pilastri. Il primo: riconoscere giuridicamente le unioni civili e immaginare forme di garanzia che non vanno rinviate. Il secondo: evitare la omologazione al matrimonio. Lei crede che questo ddl tenga conto dei due pilastri? Io no. È giusto che una coppia dello stesso sesso possa avere stessi diritti sociali: alloggio, pensione di reversibilità, mutua. Ma non i diritti sui bambini. Non è possibile, non è giusto confondere i diritti dei bambini e i diritti sui bambini.


Il nodo vero sono le adozioni...
Ho tantissimi amici omosessuali che chiedono il riconoscimento della loro unione, ma che mai vorrebbero sposarsi, mai penserebbero di avere un bambino. Sono certo che sarebbero capaci di dare ad un bimbo tutto l’amore che avrebbe il diritto di aspettarsi, ma sono loro i primi a capire che quel bambino pagherebbe un prezzo per il suo non-rapporto con la madre. Ascoltavo quegli amici gay e pensavo: quanto egoismo e quanta poca visione c’è nel dibattito politico di questi mesi. Si poteva trovare un accordo alto e invece mi pare che sul ddl Cirinnà si tenti una triste prova di forza.


Il Circo massimo per scongiurarla?
Sarò lì perché sono profondamente convinto che c’è ancora spazio per bloccare il ddl. O almeno per evitare di inserire il capitolo adozioni. Ripeto: ponti, non muri. La sfida comune è mettere i bambini davanti a tutto. È fare una legge che li protegga. È reclamare attenzione sulla famiglia e per la famiglia. Lì, al Circo Massimo, ci sarà anche un pezzo del nostro futuro. Lì, padri, madri, figli avranno la possibilità di sorprendere e di emozionare. Ma solo se saranno capaci di far prevalere la voglia di costruire, di cambiare, di ripartire, di ridare speranza e forza a questo Paese ancora così malandato. Se non sarà così avremo perso un’altra occasione.
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