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Santa Marta
L'omelia a Santa Marta dell8 gennaio 2016
«L'amore di Dio fa tacere l'accusa del peccato»
Alessandro De Carolis per Radio Vaticana
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Amore, compassione. Quanto diversamente possono intenderli Dio e l’uomo. Nella sua prima Lettera, l’Apostolo Giovanni – osserva Papa Francesco – intesse una lunga riflessione sui due comandamenti principali della vita di fede: l’amore di Dio e l’amore del prossimo. L’amore di per sé “è bello, amare è bello”, assicura il Papa, e tuttavia un amore sincero “si fa forte e cresce nel dono della propria vita”:

“Questa parola ‘amore’ è una parola che si usa tante volte e non si sa, quando si usa, cosa significhi esattamente. Cosa è l’amore? Delle volte pensiamo all’amore delle telenovele, no, quello non sembra amore. O l’amore può sembrare un entusiasmo per una persona e poi… si spegne. Da dove viene il vero amore? Chiunque ama è stato generato da Dio, perché Dio è amore. Non dice: 'Ogni amore è Dio', no: Dio è amore”.

L'anno del perdono
Giovanni sottolinea una caratteristica dell’amore di Dio: ama “per primo”. Ne è una prova la scena del Vangelo della moltiplicazione dei pani, proposta dalla liturgia: Gesù guarda la folla e ne “ha compassione”, il  che – puntualizza Francesco – “non è la stessa cosa che avere pena”. Perché l’amore che Gesù nutre per le persone che lo circondano “lo porta a ‘patire con' loro, a coinvolgersi – spiega il Papa – nella vita della gente”. E questo amore di Dio, mai preceduto dall’amore dell’uomo, conta mille esempi, che Francesco cita, da Zaccheo, a Natanaele, al figliol prodigo:

“Quando noi abbiamo qualcosa nel cuore e vogliamo chiedere perdono al Signore, è Lui che ci aspetta per dare il perdono. Quest’Anno della Misericordia un po’ è anche questo: che noi sappiamo che il Signore ci sta aspettando, ognuno di noi. Perché? Per abbracciarci. Niente di più. Per dire: 'Figlio, figlia, ti amo. Ho lasciato che crocifiggessero mio Figlio per te; questo è il prezzo del mio amore'. Questo è il regalo di amore”.

"Con un abbraccio ti farà tacere"
“Il Signore mi aspetta, il Signore vuole che io apra la porta del mio cuore”: questa certezza, insiste Francesco, si deve averla “sempre”. E se sorgesse lo scrupolo di non sentirsi degni dell’amore di Dio, “è meglio - esclama il Papa - perché Lui ti aspetta, così come tu sei, non come ti dicono ‘che si deve fare’”:

“Andare dal Signore e dire: ‘Ma tu sai Signore che io ti amo’. O se non me la sento di dirla così: 'Tu sai Signore che io vorrei amarti, ma sono tanto peccatore, tanto peccatrice'. E lui farà lo stesso che ha fatto col figliol prodigo che ha speso tutti i soldi nei vizi: non ti lascerà finire il tuo discorso, con un abbraccio ti farà tacere. L’abbraccio dell’amore di Dio”.

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