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Yemen, un anno e mezzo di guerra civile
Anna Maria Brogi
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​Miliziani Houthi nelle strade della capitale yemenita Sanaa

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Posto all'estremo sud-ovest della Penisola Arabica, confinante con Oman e Arabia Saudita, lo Yemen è il Paese più povero del Medio Oriente e uno degli 8 al mondo nel cui esercito sono ammessi i minori.

Dopo oltre trent'anni di stabilità politica con il regime di Ali Abdullah Saleh, la situazione è cambiata drasticamente all'inizio del 2012, l'anno delle primavere arabe, quando Saleh ha lasciato il potere. Da allora si sono imposti sullo scenario nazionale movimenti e milizie locali, tra cui lo stesso gruppo terrorista al-Qaeda nello Yemen, sostenuti da contrapposti interessi stranieri. Ed è venuta alla luce la lotta tra sciiti e sunniti.

Da un anno e mezzo lo Yemen è devastato da una guerra interna che ha assunto proporzioni internazionali. Sullo scacchiere yemenita si combattono le potenze regionali rivali di Iran e Arabia Saudita.

Il 21 settembre 2014 le milizie del movimento sciita Houthi, legato all'imam Abdel Malik al Houthi, hanno assunto il controllo della capitale Sanaa, costringendo i sostenitori del deposto presidente Abd Rabbo Mansour Hadi a rifugiarsi nella città portuale di Aden, nel sudovest del Paese. Nella primavera 2015 Aden è stata teatro di scontri cruenti, al termine dei quali è caduta nelle mani degli Houthi. Solo in luglio le forze governative l'hanno riconquistata.

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Dietro l'ascesa degli Houthi c'è non solo l'Iran, fornitore di armi e strategie militari, ma anche la fazione delle forze armate fedeli all'ex presidente Saleh, l'"uomo forte" che non intende uscire di scena.

Su richiesta del presidente Hadi, il 26 marzo 2015 l'alleato saudita ha dato il via a raid aerei sulle postazioni dei ribelli Houthi. A Riad si sono uniti altri Paesi arabi (Egitto, Giordania, Emirati arabi uniti, Kuwait, Qatar, Bahrein, Marocco e Sudan), formando una coalizione a guida saudita che si contrappone all'avanzata dei miliziani sciiti houthi, e con essa alle interferenze dell'Iran sciita nella Penisola.

Ad oggi, gli sciiti Houthi controllano la capitale Sanaa e i dintorni, sui quali si concentrano i raid della coalizione. Il governo del presidente Hadi, riconosciuto dalla comunità internazionale, si trova ancora a Aden. Pochi giorni fa, il ministro dell'Informazione Mohammed Qobati ha annunciato l'imminente riapertura dell'aeroporto di Aden ai voli commerciali.

Secondo i dati Onu, dal marzo 2015 sono circa 6.000 le vittime dei bombardamenti e dei combattimenti sul terreno. In particolare, è documentata l'uccisione di 3.081 civili. I feriti civili sono 5.733. Centinaia di migliaia gli sfollati.
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