giovedì 28 marzo 2013
​Secondo giorno di audizioni sulle nozze omosessuali. Il giudice Kennedy: «Non c'è uniformitàù se le commie dello stesso sesso non possono godere di benefici uguali a quelle tradizionali»
SECONDO NOI Costituzione vs natura?
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​La legge americana che definisce il matrimonio come l’unione fra un uomo e una donna potrebbe essere dichiarata incostituzionale. È questo l’orientamento emerso ieri durante il secondo giorno di audizioni sulle nozze omosessuali presso la Corte suprema statunitense. Cinque dei nove giudici, nelle loro domande e interazioni con i due legali che hanno presentato il caso, hanno mostrato scetticismo sulla legalità del Doma, il Defense of marriage act, che protegge la famiglia tradizionale. In realtà, anche se i togati del massimo organo giudiziario Usa dovessero dichiarare la legge incostituzionale (la sentenza è attesa a giugno), il matrimonio fra due persone dello stesso sesso non sarebbe automaticamente legale in tutti i 50 Stati americani. Semplicemente il governo federale sarebbe obbligato a concedere alle coppie dello stesso sesso unite negli Stati che permettono il matrimonio gay (e sono nove) gli stessi diritti concessi ai mariti e alle moglie eterosessuali. Si tratta quindi di un caso con conseguenze più che altro economiche e burocratiche, e dalla portata geograficamente limitata, al contrario di quello che la Corte ha esaminato martedì sulla possibile incostituzionalità del bando alle nozze omosessuali in vigore in California.Ma l’audizione di ieri rappresenta comunque uno spartiacque nel dibattito sulla definizione legale del matrimonio nella più osservata ed imitata democrazia del mondo. Ai 4 giudici noti per le loro posizioni liberal, e che non hanno mai nascosto la loro propensione a concedere maggiori diritti agli omosessuali, si è unito ieri Anthony Kennedy, che spesso fa da ago della bilancia fra il blocco conservatore e quello progressista all’interno della Corte. «La questione qui è capire se il governo federale ha l’autorità di regolamentare il matrimonio – ha affermato Kennedy –. E non c’è uniformità se le coppie dello stesso sesso non possono godere degli stessi benefici di quelle tradizionali».Il Doma, la legge approvata nel 1996 e ratificata da Bill Clinton, è già stata “ripudiata” da Obama. Il governo di Washington, che in un caso giudiziario contro una legge federale dovrebbe essere la parte lesa, ha al contrario presentato un memorandum d’intenti alla Corte chiedendo che i giudici dichiarino il Doma incostituzionale. A difendere il Doma nel sommo tribunale Usa ieri era dunque un gruppo di deputati repubblicani, rappresentati dall’avvocato Paul D. Clement. Questi ha fatto notare come l’abrogazione del Doma avrebbe effetti a catena su migliaia di altre leggi che regolano la famiglia negli Usa, con effetti imprevedibili. «Il governo ha quindi un interesse legittimo e un dovere di regolamentare la famiglia», ha sostenuto il legale. Il caso in discussione è stato sollevato da Edith Windsor, una donna newyorkese che nel 2009 ha sposato in Canada la compagna Thea Clara Spyer. Quando questa è deceduta, due anni dopo, Windsor ha dovuto pagare 360mila dollari in tasse di successione dalla quali una moglie sarebbe stata esente alla morte del marito – e ha fatto causa. Anche ieri all’esterno della Corte suprema a Washington si sono schierate centinaia di persone manifestando pro o contro le nozze gay. I vescovi cattolici americani hanno espresso il loro supporto per i cortei indetti in difesa del matrimonio tradizionale, e hanno invitato i fedeli a pregare e a digiunare per l’istituzione millenaria della famiglia.
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