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Le primarie repubblicane
Usa, Trump trionfa. Ma i suoi vogliono fermarlo
 
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Arrivare a una "brokered convention": è questo il piano del partito repubblicano Usa per fermare un Donald Trump apparentemente inarrestabile. Il controverso miliardario si è aggiudicato le primarie anche in Hawaii, dopo avere trionfato ieri in Michigan e Mississipi, consolidando la sua avanzata verso la nomination. Ora tutti gli occhi sono puntati sul 15 marzo, quando si voterà in Florida, Ohio, Illinois, Missouri e Carolina del Nord. È lì che si concentrano le ultime speranze dell'establishment repubblicano di fermare un candidato giudicato "imbarazzante" e a rischio di consegnare il Paese al candidato democratico nella corsa finale per la Casa Bianca.

La strategia: senza quorum, decide la convention. La strategia dei repubblicani anti-Trump è quella di impedire al miliardario newyorchese di conquistare il quorum dei 1.237 delegati necessari per ottenere la nomination alla convention di Cleveland dei prossimi 18-21 luglio. Se durante quell'appuntamento Trump non otterrà il numero di delegati necessari dopo il primo voto, allora i giochi saranno riaperti. A quel punto sarà la convention stessa a decidere il candidato che il prossimo novembre sfiderà il rivale democratico alle elezioni.

Il candidato ombra: Romney. Il fatto che Mitt Romney giovedì scorso sia intervenuto pubblicamente criticando Trump senza però consigliare un candidato preciso tra quelli attualmente in corsa, sembra andare proprio in questa direzione: frastagliare i voti e disperdere i delegati. Del resto non è escluso che possa essere proprio lui la figura su cui alla fine il Gop decida di puntare per la conquista della Casa Bianca. Non sarebbe la prima volta che la nomination viene data a qualcuno che non ha preso parte alle primarie.

La scadenza del 15 marzo. Il tempo a disposizione tuttavia è poco. Anche perché con le primarie di Ohio, North Carolina e Florida il 15 marzo arriverà al 58% il numero dei delegati assegnati da quando la stagione delle primarie è iniziata il 1° febbraio scorso in Iowa. E Trump si trova in una posizione di assoluto vantaggio su Ted Cruz e Marco Rubio, i suoi più acerrimi avversari nella corsa per la Casa Bianca.

Tutti i rischi della strategia. Certamente non si tratta di una strategia priva di rischi. Posto che si riesca ad arrivare a una "brokered convention", bisognerà vedere se l'establishment sarà in grado di orientare compattamente le preferenze verso un unico nome. Dopo il fallimento di un primo voto, dal secondo in poi i delegati sono liberi di esprimere la loro preferenza a prescindere da quanto scelto dagli elettori durante la stagione delle primarie. È previsto che si continui a votare fino a quando qualcuno ottiene la maggioranza. Nel 1924 alla convention democratica si votò 103 volte prima di riuscire a selezionare un candidato.
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