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Sud Sudan, la tragedia dei profughi
 
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Tragedia nella tragedia nel Sudan del Sud: sono morti annegati oltre duecento civili, forse addirittura trecento, in fuga dai combattimenti tra truppe governative e militari in rivolta, tornati a divampare a Malakal, capoluogo dello Stato nord-orientale dell'Alto Nilo.

Secondo Philip Aguer, portavoce delle Forze armate, il traghetto era "sovraccarico" e per questo è affondato nelle acque del Nilo Bianco. "I passeggeri sono affogati tutti, erano tra le duecento e le trecento persone, compresi donne e bambini", ha aggiunto.

L'incidente, ha spiegato, è avvenuto domenica quando centinaia di civili hanno tentato la fuga dalla città di Malakal, dove da giorni sono in corso violenti combattimenti tra le forze governative del presidente Salva Kiir e i ribelli legati all'ex vicepresidente Riek Machar.

Sempre a Malakal decine di civili che avevano trovato rifugio in una base Onu sono rimasti feriti a causa dei combattimenti in corso nelle vicinanze. Lo ha confermato il portavoce del Palazzo di Vetro Martin Nesirky, precisando che i profughi sono stati raggiunti da pallottole vaganti mentre si trovavano nell'area controllata dalle Nazioni Unite dove hanno trovato riparo 20mila persone.

Malakal, situata 530 chilometri a nord della capitale Juba, è considerata la porta verso i giacimenti petroliferi della regione dell'Alto Nilo. Gli scontri, cominciati a metà dicembre, secondo alcune stime avrebbero già provocato la morte di 10mila persone, anche se mancano dati ufficiali. Le Nazioni Unite parlano di 500mila costretti a lasciare le proprie case, e di oltre 70mila fuggiti oltreconfine.

Finora i colloqui di pace, cominciati a gennaio ad Addis Abeba (Etiopia), non hanno registrato progressi, poiché il governo ha respinto la richiesta di liberare 11 detenuti accusati di avere tentato un colpo di stato. Ma il portavoce del governo, Michael Makuei, si mostra fiducioso: "Probabilmente domani (mercoledì) raggiungeremo un accordo sul cessate il fuoco".

L'Uganda ha inviato truppe oltreconfine, ufficialmente per facilitare l'evacuazione degli ugandesi bloccati in Sud Sudan ma di fatto per sostenere le forze governative. Il presidente ugandese Yoweri Museveni era stato a fianco di Kiir durante la guerra civile che portò alla secessione del 2011 del Sud Sudan dal Sudan. Ora i ribelli lo accusano di condurre raid aerei sul territorio sud-sudanese.

Il ministro Bonino: una difficilissima situazione politica
"Non ci sono soluzioni miracolose, c'è una difficilissima soluzione politica". Così il ministro degli Esteri Emma Bonino ha commentato la notizia. "In queste situazioni di instabilità - ha osservato - l'entità che ci si trova di fronte, con milioni di persone in movimento, chiunque abbia idee di soluzioni miracolose mi sembra che venda un po' fumo". "Il problema - ha aggiunto - è che anche la mediazione in Sud Sudan non sembra andare da molte parti". "Onestamente io non vedo altre soluzioni - ha aggiunto - che tentare testardamente di trovare una soluzione politica. Garanzie di successo non le ha nessuno, ma proprio per questo bisogna testardamente provare".

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