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GRAN BRETAGNA
Londra sotto choc:
i killer sono inglesi
Paolo M. Alfieri
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​L'omicida davanti alla tv
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C’è tutto un Paese che sta ancora cercando di capire come sia possibile. Come sia possibile nascere e crescere circondati dalla tolleranza e dal rispetto, tra libertà e tradizioni civiche consolidate. E poi cambiare radicalmente. Subire il fascino velenoso di un indottrinamento estremista infarcito di retorica. Confondere come propria una guerra lontana.

E, al tempo stesso, ricercare il riconoscimento televisivo, un momento di «gloria», la fama, con due mani insanguinate e quell’urlo in faccia alla telecamera: «Allah u Akbar», «Dio è grande». Chi ha colpito mercoledì a Woolwich, periferia di Londra, uccidendo e decapitando un soldato britannico, non veniva da lontano, ma dalla porta accanto. Ed è questo particolare a scuotere ancora di più il Regno Unito.

I due assassini, portati in ospedale, sono entrambi inglesi con origini nigeriane: questo almeno è certo per Michael Adebolajo, il ventottenne mostrato da un video con in mano la mannaia ancora insanguinata, che è nato a Londra da genitori nigeriani cristiani. Un imam locale ha raccontato che si era convertito all’islam nel 2001 dopo aver lasciato il college e che finora e si era sempre comportato «in maniera impeccabile». I servizi di sicurezza stanno esaminando i legami di Adebolajo con il gruppo estremista al-Mujaharoun. Il gruppo fu messo al bando dopo gli attentati del 7 luglio 2005 a Londra e da allora ha continuato a cambiare nome.
Adebolajo, stando ad alcuni testimoni, era solito distribuire volantini radicali contro le truppe britanniche a Woolwich. Nei volantini veniva condannato il coinvolgimento del Regno Unito in Afghanistan e Iraq.

La commissione parlamentare britannica per i servizi di sicurezza condurrà ora un’indagine per stabilire quanto e cosa l’intelligence già sapesse sui due aggressori: ieri è infatti emerso che erano già noti ai servizi.
L’inchiesta sull’agguato intanto prosegue: l’antiterrorismo ha arrestato due persone, un uomo e una donna, entrambi di 29 anni, accusati di cospirazione per omicidio. I due arrestati sono in custodia presso un commissariato nella zona sud di Londra. Il premier David Cameron ha cercato ieri di rassicurare il Paese e sottolineato che il Regno Unito «non cederà mai al terrorismo». Il titolare di Downing Street ha parlato al termine di una riunione del comitato di crisi Cobra. A Londra l’allerta è alta, con 1.200 poliziotti in servizio in più per far fronte al pericolo di altri attentati. Cameron ha promesso che saranno studiate tutte le misure per difendere la popolazione ma, ha aggiunto, «la migliore risposta è tornare alla normalità».

Cameron si è anche recato nella caserma nel quartiere di Woolwich, dove le misure di sicurezza da ieri sera sono state rafforzate: «Sconfiggeremo l’estremismo violento restando uniti», ha detto. «Non è stato solo un attacco alla Gran Bretagna e al nostro modo di vivere – ha osservato Cameron – è stato anche un tradimento dell’islam e delle comunità islamiche che danno così tanto al nostro Paese. Non c’è nulla nell’islam che giustifichi questo atto davvero terribile». A fargli eco anche il leader del partito laburista all’opposizione, Ed Miliband: «Siamo un Paese unito, non un Paese diviso. Chiunque tenti di dividerci non ci riuscirà».

Mercoledì, intorno alle 14,30, la polizia è stata chiamata a Woolwich: per terra il corpo insanguinato di un uomo. Molti testimoni hanno parlato poi di un corpo «decapitato», raccontando di un’aggressione feroce perpetrata da due individui che hanno investito la vittima con una vettura prima di saltarle addosso e massacrarla. Dopo i due hanno chiesto ai passanti di essere filmati con i telefonini per «finire in Tv». La polizia li ha poi feriti e bloccati.

Ieri è stata diffusa l’identità della vittima: si tratta di Lee Rigby, 25enne di Manchester, in servizio presso il secondo battaglione del Royal Regiment of fusiliers. Era padre di un bambino di appena due anni.
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