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Siria, accordo Usa-Russia per tregua
 
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Per la Siria c'è una accordo. Stati Uniti e Russia hanno concordato un cessate il fuoco a partire da sabato 27 febbraio. Lo riferiscono diverse fonti, precisando che l'intesa esclude però i jihadisti del Daesh (Isis) e quelli del Fronte al Nusra. Ovvero la filiale ufficiale siriana di al Qaida. La bozza dell'accordo chiede ai gruppi ribelli dell'opposizione di cessare ogni azione ostile a partire da mezzogiorno di venerdì 28 febbraio. La strada verso la pace appare però ancora molto tortuosa e lunga.

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ed il presidente russo Vladimir Putin dovrebbero avere a breve un colloquio telefonico per parlare dell'accordo per un cessate il fuoco in Siria. Lo riferiscono fonti americane citate dal "New York Times", secondo cui, dopo quel colloquio, verrebbe fatto l'annuncio ufficiale dell'intesa raggiunta tra Mosca e Washington per un cessate il fuoco in Siria a partire da sabato 27. Obama e Putin si erano già parlati per telefono sulla crisi siriana domenica 14 febbraio.

L'intesa sembrava quasi impossibile, con gli scontri sempre più feroci nella provincia e nella città di Aleppo. Ma anche per la decisione della Turchia di bombardare i curdi, alleati di fatto degli Stati Uniti, e la volontà espressa dall'Arabia Saudita di scendere in campo, seppure d'intesa con gli altri alleati. Come spesso è acaduto in casi analoghi è però"normale", da un punti di vista militare, che prima di un cessate il fuoco le armi intensifichino le attività. Questo nel tentativo di raggiungere un posizione migliore sul terreno in vista delle prossime trattative. Nello specifico i russi e i governativi non volevano arrivare alla tregua con una situazione sul campo a macchia di leopardo. E con la possibilità per i ribelli, in maggior parte islamisti (tra cui al-Nusra legata ad al-Qaeda), di ottenere rifornimenti in modo facile dalla Turchia. Un pensiero probabilmente condiviso da Washington, che ultimamente ha preferito allearsi con i curdi considerati più affidabili, suscitando però l'ira della Turchia.

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