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Il gruppo di fondamentalisti islamici
Boko Haram, dubbi sulla resa del leader
Fabio Carminati
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In passato - in anni di rapimenti e di sangue nel nord della Nigeria e negli Stati confinanti di Ciad e Camerun - è apparso in video più volte e sempre per minacciare. Ora lo fa per arrendersi. Ma per il momento la resa dell'imprendibile leader di Boho Haram è solo nelle sue parole. Fonti di intelligence si stanno interrogando infatti in queste ore dopo l'ultimo video in cui appare il leader del gruppo fondamentalista nigeriano, Abubakar Shekau, mentre annuncia: «Per me è giunta la fine». I militari di Abuja sono convinti che il video non sia altro che il testamento di Shekau, e che per la formazione integralista sia giunta la fine.
«Il messaggio è chiaro», ha precisato una fonte militare di alto rango alla Bbc: «Vedere Shekau nel video non significa altro che il gioco è finito. È un video di addio». Ma ai militari che in anni di operazioni non hanno minimamente intaccato le strutture dei fondamentalisti appare molto come una speranza più che una constatazione. Anche perché negli ultimi mesi, dopo l'insediamento del presidente Muhammadu Buhari, nulla è cambiato nelle strategie di contrasto al jihadismo.

Secondo la fonte militare, comunque, un altro segnale della possibile resa del gruppo è anche il linguaggio usato dal suo capo: «Per questo terrorista arrogante parlare in un tono così passivo e sottomesso dimostra che è stato sconfitto». Shekau, dato più volte per morto, non lo si vedeva da circa un anno. «Per me è giunta la fine», ha affermato nel nuovo video apparso ieri. Immagini di cattiva qualità - a differenza di quelle girate a fine 2014 e inizio 2015 - poi postate su Youtube, ma che non fanno capire quando siano state realizzate. «Che Allah ci protegga dal male, ringrazio il mio creatore», ha proseguito Shekau, parlando in lingua hausa ed in arabo con accenti che a volte hanno sfiorato il cinismo, tipici del suo modo di presentarsi. Scarna la scenografia: il barbuto capo dei massacratori nigeriani appare davanti ad un fondo verde pallido e con accanto una bandiera jihadista nera, considerato che quasi un anno fa il gruppo ha giurato fedeltà al sedicente Califfato di Abu Bakr al Baghdadi e dichiarato un "sultanato" a Gwoza, nel nordest. E se immagini, linguaggio e contenuti del video facciano presagire che per il leader del gruppo la fine sia oramai più che vicina, probabilmente a causa di una grave malattia, proprio l'adesione al Daesh può essere invece la causa dell'annuncio. Da tempo gli esperti mettevano in dubbi la reale leadership di Shekau, ipotizzando una scissione all'interno del movimento che considera l'Occidente come fonte di peccato. Come la sua forma di educazione, le scuole spesso attaccate e teatro di re sequestri come quello delle 200 liceali di Chibok. Shekau da una parte e nuovi leader emergenti meno accondiscendenti nei confronti delle propagini terroristiche del Medio Oriente.

Dubbi sui reali effetti della resa
Una buona fetta di analisti nigeriani resta inoltre scettica sulla reale portata del messaggio: non è infatti chiaro se il messaggio di resa si riferisca al gruppo tout-court, oppure allo stesso Shekau, e ad una sua possibile abdicazione proprio in favore di altri eventuali leader. E non si esclude che il video possa anche essere una macchinazione, una trappola, un inganno da parte dello stesso Shekau. Ma il volto stanco ed emaciato, la sua barba folta, fanno però pensare che il capo dei jihadisti nigeriani non se la stia passando bene. Dopo anni di guerriglia, costata la vita a migliaia di persone, il gruppo appare sempre più relegato in una area a ridosso tra la Nigeria ed il Camerun grazie all'intensificarsi delle operazioni militari, con numerosi terroristi uccisi e ostaggi liberati.
E i segnali ultimi che giungono restano contraddittori. L'esercito nigeriano ha liberato 829 ostaggi che erano in mano al gruppo jihadista e «hanno messo in fuga gli islamisti da varie località nel nord-est del Paese» ha annunciato con toni trionfalistici lo stato maggiore, indicando la zona di Kala Balge (Stato di Borno) come teatro delle operazioni.
Contemporaneamente, però, uomini armati di Boko Haram hanno colpito in un altro Stato nordorientale, l'Adamawa, sequestrando altre 16 ragazze da rendere schiave. Come sempre, quindi, nelle recenti cronache nigeriane la contraddizione dei segnali è la caratteristica fondamentale. Come le vittime: 17mila morti dal 2009 (secondo le stime più ottimistiche) nel nord della Nigeria a maggioranza musulmana.
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