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La morte dello studente italiano
Caso Regeni, due arresti al Cairo
 
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A un giorno dalla morte di Giulio Regeni in Egitto  sono ancora scarse le informazioni in particolare va chiarito come sia stato ucciso e perché.

La ricostruzione del caso di Federica Zoja su Avvenire spiega tutto quello che è emerso nella giornata del 4 febbraio.

Una fonte della sicurezza al Cairo ha detto all'Ansa che "sono state arrestate due persone sospettate dell'omicidio dello studente italiano".  Il "portavoce ufficiale del ministero degli Affari esteri" egiziano, Ahmed Abu Zeid, ha
dichiarato che i "contatti egitto-italiani di alto livello"
avuti per svelare i moventi dell'omicidio di Giulio Regeni
"riflettono la profondità e il carattere privilegiato dei
rapporti" fra i due paesi e la loro "volontà di apprendere le
ragioni di questo atto e il suo autore".

Arriverà domani alle 13 all'aeroporto di Fiumicino, proveniente
dal Cairo, la salma del ricercatore italiano
trovato morto mercoledì. Il corpo sarà trasferito all'
istituto di medicina legale La Sapienza dove sarà eseguita una
nuova autopsia, disposta dalla procura di Roma che indaga per
omicidio volontario. Il magistrato ha avviato una rogatoria
internazionale per ottenere la trasmissione degli atti da parte
dell'autorità egiziana che dovrebbe avvenire sotto forma di
cortesia internazionale non essendoci trattati di assistenza
giudiziaria tra i due Paesi. Il team di investigatori italiani
che seguirà con le autorità egiziane le indagini sulla morte del
giovane friulano arriverà al Cairo nel pomeriggio.


Il corpo di Regeni, un ricercatore di 28 anni scomparso il 25 gennaio, è stato ritrovato sotto un viadotto della superstrada che collega il Cairo ad Alessandria d'Egitto, nel governatorato di Giza, alla periferia del Cairo. Per la polizia si è trattato di un incidente stradale, ma la procura egiziana sostiene che sul cadavere di Regeni c’erano segni di tortura. Il ragazzo - si è saputo che scriveva con uno pseudonimo per il Manifesto - aveva detto di sentirsi in pericolo perché era in contatto con sindacalisti e oppositori del regime di Al Sisi.

Oggi 5 febbraio è intervenuto il ministro dell'Interno Angelino Alfano spiegando che sulla morte di Giulio Regeni «noi abbiamo un solo obiettivo: la verità. Stanno partendo squadre di investigatori italiani per
collaborare con la polizia egiziana e sono convinto che al Sisi non si sottrarrà alla collaborazione e che i buoni rapporti con l'Egitto siano un fluidificante che aiutino nella ricerca della verità». Ha ribadito anche che «tutte le procedure saranno attivate perché la giustizia sia severa con i responsabili».

Sull'aereo che riporterà la salma in Italia ci saranno anche i genitori del ricercatore che si erano recati in Egitto poco dopo la denuncia della scomparsa del figlio per seguire da vicino le ricerche. Le indagini dal Procura di Roma sono seguite dal pm Sergio Colaiocco.

Il quotidiano Il Manifesto, come aveva annunciato, ha pubblicato l'ultimo articolo inviato da Giulio Regeni, firmandolo con il vero nome del ricercatore di 28 anni trovato morto al Cairo. Lo ha fatto dopo che i suoi precedenti articoli erano stati firmati con uno pseudonimo e dopo che la famiglia ieri ha diffidato il quotidiano dalla pubblicazione.

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