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La visita storica
Obama: a Cuba per seppellire la guerra fredda
 
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​(Ansa web)

Tutto il pubblico del Gran Teatro Alicia Alonso dell'Avana si alza in piedi per salutare il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, nel terzo giorno della storica visita sull'isola caraibica. Obama esordisce ringraziando per la calorosa accoglienza riservata a lui e alla sua famiglia e cita la poesia di Josè Martì "Coltivo una rosa blanca" sottolineando che il suo è un "saluto di pace".

Ma il pensiero dell'inquilino della Casa Bianca va subito agli attentati di Bruxelles e allo spettro del Daesh che minaccia l'Europa e gli interessi occidentali. "Dobbiamo rimanere uniti indipendentemente dalla nazionalità, dalla razza e dalla la fede nella lotta contro l'orrore del terrorismo. Possiamo sconfiggere e sconfiggeremo coloro che mettono a rischio la nostra sicurezza e la sicurezza delle genti in tutto il mondo", scandisce, promettendo che l'America farà di tutto per assicurare che i responsabili degli atti terroristici paghino per ciò che hanno fatto.

Obama si rivolge quindi ai cubani e ribadisce quanto aveva già detto ieri nel lungo colloquio con il presidente cubano Raul Castro: "Sono venuto qui a Cuba per seppellire le ultime tracce della Guerra Fredda".

"Come presidente degli Stati Uniti, ho chiesto al nostro Congresso di togliere l'embargo", afferma ricevendo l'applauso dei presenti. Ma "anche se togliessimo l'embargo domani", aggiunge, "i cubani non potrebbero realizzare il loro potenziale senza un cambiamento continuo qui a Cuba". E tocca nuovamente il delicato capitolo del rispetto dei diritti umani: "Credo che diritti umani siano universali, per il popolo americano e per il popolo cubano e per i cittadini di tutto il mondo". "C'è ancora molto da fare, anche negli Stati Uniti" aggiunge Obama. "Ma dobbiamo capire che siamo tutti americani".
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