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Migranti, pattugliamenti Nato nell'Egeo
 
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​Per fronteggiare la crisi dei migranti, scende in campo per la prima volta la Nato. Una missione navale che salperà immediatamente alla volta dell'Egeo per contribuire alla lotta contro i trafficanti di esseri umani. Gli aerei della Nato compiranno anche missioni di sorveglianza e intelligence, per monitorare il flusso e lavorare a fianco della Guardia Costiera di Grecia e Turchia.

È la risposta dell'Alleanza Atlantica alla richiesta di Turchia, Grecia e Germania di un intervento nella gestione dell'emergenza. Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha annunciato che un raggruppamento navale sotto comando tedesco si recherà "senza indugio" nel Mar Egeo.

"L'obiettivo è aiutare Grecia, Turchia ed Unione Europea a fare fronte al flusso di profughi e migranti e a una situazione molto pesante. Non si tratta di respingere o rimandare indietro i migranti". Al momento, la missione si compone di tre sole unità navali ma Stoltenberg ha assicurato la disponibilità di numerosi Paesi a inviare mezzi.

Recep Tayyip Erdogan, il presidente turco, ha di nuovo reagito duramente agli appelli internazionali e in particolare dell'Onu al governo di Ankara affinché apra le frontiere alle decine di migliaia di rifugiati siriani, in fuga dalla battaglia di Aleppo (gli ultimi dati della Croce Rossa parlano di 50mila persone) e ha minacciato di inviare i profughi in
altri Paesi. "Non portiamo scritto 'idioti' sulla fronte. Non pensiate che gli aerei e i bus siano là per niente. Faremo quel che è necessario", ha detto parlando a un business forum ad Ankara.

Il politico islamico-conservatore ha ricordato che la Turchia già accoglie oltre due milioni di rifugiati siriani e che il Paese ha già speso 10 miliardi di dollari a fronte dei 455 milioni messi a disposizione dall'Onu. "È una vergogna, è una vergogna. Quanti rifugiati hanno accettato gli
altri Paesi? Alcuni 100, altri 300 o 500. Non abbiamo scritto la parola 'idioti" sulla fronte".

Intanto è cominciato in Turchia il processo a carico di due sospetti trafficanti di esseri umani, accusati di aver causato il naufragio in cui morì il piccolo Aylan Kurdi. La foto del piccolo di 3 anni il cui corpo senza vita fu ritrovato su una spiaggia della Turchia ha segnato una svolta nella storia della terribile crisi migranti. Il bimbo morì nel naufragio in cui persero la vita altre 4 persone, tra cui la mamma e un suo fratellino.
aylanimage.jpgI due trafficanti sono entrambi di nazionalità siriana, Muwafaka Alabash e Asem Alfrhad. Il pubblico ministero del tribunale di Bodrum ha chiesto la condanna a 35 anni di carcere per ognuno, con l'accusa di "traffico di esseri umani e omicidio colposo di 5 persone".
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