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Scontro politico e militare
Libia, impossibile intervenire senza un governo di unità nazionale
 
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​Il generale Haftar punta tutto sulla riconquista di Benghazi (Lapresse)

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In Libia tutto è più complicato a causa della difficoltà a raggiungere l'obiettivo di un governo di unità nazionale. Al momento esistono due governi: quello di Tripoli, a ovest, e quello di Tobruk, a est. Sotto l'egida dell'Onu ci sono state trattative che hanno portato alla firma di un'intesa. Manca però la ratifica dei due parlamenti. Troppi interessi, interni ed esterni, rallentano il raggiungimento dell'obiettivo.

Ma senza un governo unico, nessun intervento militare in Libia, compreso quello italiano, può essere legittimato dal punto di vista del diritto internazionale.

Il generale Haftar, l'uomo della discordia
L'offensiva in atto a Bengasi contro gli islamisti da parte dell'esercito libico del generale Khalifa Haftar, uomo forte gradito all'Egitto ma non ad altre componenti libiche, e i nuovi colloqui in corso a Tripoli tra i due parlamenti libici puntano a impedire l'insediamento del governo di unità nazionale sostenuto dalle Nazioni Unite.

È quanto scrive oggi il sito Maghreb Confidential, secondo cui sarebbe stato proprio il presidente del parlamento di Tobruk, Aguila Saleh, a rilanciare il dialogo interlibico, con l'obiettivo di aggirare la maggioranza della propria assemblea pronta a sostenere l'esecutivo di unità dell'Onu e offrire più tempo ad Haftar per conquistare Bangasi e rafforzare la propria posizione in un futuro governo libico.

L'Onu: Libia ostaggio delle minoranze
Non a caso ieri l'inviato dell'Onu per la Libia, Martin Kobler, ha dichiarato che il Paese "non può rimanere ostaggio delle minoranze" presenti in entrambi i parlamenti, dove "ci sono chiare maggioranze a favore del rapido insediamento di un governo di unità nazionale". Riferendo davanti al Consiglio di sicurezza dell'Onu, Kobler ha quindi ricordato il documento firmato da 100 deputati di Tobruk per esprimere il loro sostegno al governo di unità all'indomani della sessione parlamentare andata a vuoto, il 22 febbraio scorso, a causa di minacce e intimidazioni da parte di una minoranza.

"Sono convinto che ci sarebbe stato un voto positivo se la leadership dell'asslemblea avesse dato prova di risolutezza e determinazione nel mettere ai voti il governo - ha aggiunto - ho quindi scritto al presidente dell'assemblea perchè formalizzi il proprio sostegno al governo di unità nazionale".

Come fare andare avanti il processo di unità?
"Qualora non ci fosse tale riconoscimento e un sostegno da parte dell'assemblea entro l'inizio della prossima settimana, i libici devono poter andare avanti - ha dichiarato Kobler - intendo per questo riconvocare il dialogo politico libico per valutare come procedere nel rispetto dell'accordo politico". L'accordo è stato sottoscritto lo scorso dicembre in Marocco dai rappresentanti di entrambi i parlamenti libici.

Dialogo infinito. Ma il tempo stringe
Di fatto, però, 13 deputati di Tobruk sono giunti due giorni fa a Tripoli per riprendere i colloqui con i colleghi del Congresso generale nazionale lanciati lo scorso dicembre a Malta dai presidenti delle due assemblee. Secondo i media libici, la delegazione di Tobruk dovrebbe rimanere a Tripoli una settimana. Nei precedenti incontri le due assemblee avevano raggiunto un accordo sulla creazione di un governo di unità nazionale e sull'adozione in via temporanea di una versione modificata della costituzione del 1963.

La delegazione di Tobruk giunta a Tripoli è guidata dal deputato di Bengazi Ibrahim Amaish, secondo cui alcuni dei punti presenti nell'accordo raggiunto con la mediazione dell'Onu, quale il Consiglio presidenziale, potrebbero essere fatti propri dalla proposta interlibica. Il parlamentare ha anche annunciato che i colloqui di questa settimana puntano a selezionare i ministri di un governo di unità nazionale scelto dai libici, non dalle potenze straniere, e a definire gli strumenti per garantire la sicurezza del Paese.

Manovre politiche e militari per il potere in Libia
In tale contesto il generale Haftar, oggi capo delle forze armate libiche, dovrebbe assumere un ruolo di primo piano, a differenza di quanto previsto dalla proposta di governo dell'attuale Consiglio presidenziale guidato dal premier designato Fayez al Sarraj.

I colloqui in corso a Tripoli avrebbero lo scopo di offrire più tempo alle forze di Haftar per completare la riconquista di Bengasi, avviata proprio alla vigilia della sessione del 22 febbraio scorso del parlamento di Tobruk. Dopo oltre un anno di scontri, le forze di Haftar sono riuscite a riprendere il controllo di diversi quartieri della seconda città della Libia, grazie al sostegno materiale garantito dall'Egitto e all'appoggio strategico di esperti militari francesi. Ma Tuttavia i jihadisti di Ansar al-Sharia stanno continuando a opporre resistenza nell'Ovest della città e attorno al porto.

Una volta ripresa Bengasi, Haftar potrebbe infatti vedersi riconosciuto un ruolo di primo piano in ogni eventuale struttura nazionale per la sicurezza del Paese. A differenza di quanto previsto dall'attuale proposta di governo di Serraj, che assegna la Difesa al colonnello Al-Mahdi Ibrahim Al-Barghathi, che non vanta buoni rapporti con Haftar anche se è tuttora impegnato nell'Operazione Dignità lanciata dal generale nel maggio 2014 contro gli islamisti.
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