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Libia, ecco i 3 fronti del Paese diviso
Camille Eid
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TRIPOLITANIA
Il governo di «salvezza nazionale» guidato da Khalifa al-Ghweil, con sede a Tripoli, è espressione del disciolto Consiglio nazionale generale (Cng) vicino ai partiti islamici usciti sconfitti alle elezioni del giugno 2014. Le forze militari ad esso leali sono raccolte nella cosiddetta “Operazione Fajr Libya” (Alba della Libia), in cui si riscontrano svariate formazioni rivoluzionarie e islamiche che godono del sostegno di Turchia e Qatar. Tra queste, i diversi “Scudi” della Tripolitania, ossia le forze locali costituite dal governo transitorio dopo la caduta di Muammar Gheddafi, nonché la potente brigata Misurata forte che conta circa 40mila uomini. A Misurata sono inoltre stanziati gli uomini del battaglione 166 che affrontano il Daesh nella zona di Sirte. Le forze Fajr Libya sono state protagoniste dei recenti scontri con i guerriglieri del Califfato che si erano impadroniti a sorpresa della città di Sabrata, situata 70 chilometri a ovest di Tripoli, riuscendo a liberarla tranne qualche sacca di resistenza ancora attiva.

CIRENAICA
Le milizie di cui dispone il governo di Tobruk dominato dalle forze liberali e federaliste sono principalmente rappresentate dalle formazioni che fanno capo all’ex generale Khalifa Haftar, promotore della cosiddetta “Operazione Karama” (Dignità, in arabo). Tra queste le Forze speciali Saiqa (Folgore) protagoniste degli scontri contro gli islamisti a Bengasi. Nella Tripolitania, invece, il fronte pro-Haftar conta sulle brigate Qaqaa e Sawaiq che controllano un’enclave a ridosso della frontiera con la Tunisia. La brigata Sawaiq fa parte del Consiglio militare degli Zintan, che riunisce 23 formazioni e che si era fatto conoscere nel 2011 per avere conquistato il bunker di Gheddafi e catturato suo figlio Saif al-Islam. Secondo il sito ”Maghreb Confidential”, sarebbe stato il presidente del parlamento di Tobruk, Aguila Saleh, a rilanciare il dialogo interlibico, con l’obiettivo di aggirare la maggioranza della propria assemblea pronta a sostenere l’esecutivo di unità dell’Onu e offrire più tempo ad Haftar per conquistare Bengasi e rafforzare la propria posizione in un futuro governo libico.

LE FORZE DEL CALIFFATO
Il «terzo fronte», il più importante, è rappresentato dal Daesh che in Libia può contare su diverse enclave in continua espansione. A Derna, nella Cirenaica, era sorta nell’ottobre 2014 la prima base del Califfato sul Mediterraneo. Poi è seguita, nel giugno 2015, l’occupazione della città di Sirte, nell’omonimo golfo del Mediterraneo, minacciando di avanzare verso i pozzi petroliferi di Ras Lanuf. Il Daesh disputa inoltre da mesi il controllo di Bengasi al gruppo qaedista Ansar al-Sharia, affrontando nel contempo le truppe del generale Haftar. Il gruppo approfitta delle divisioni tra i suoi avversari per riportare vittorie e raccogliere nuovi proseliti. Nelle tre province fedeli al califfo (Tripolitania, Cirenaica e Fezzan) si contano circa 10mila miliziani e volontari nordafricani tra cui alcune decine del Boko Haram. Il 13 novembre ha preso fine in un raid americano la carriera del loro capo Abu Nabil al-Anbari, un jihadista iracheno mandato personalmente dal sedicente califfo Abu Bakr al-Baghdadi per consolidare la presenza del gruppo in Libia. Al suo posto è stato nominato Abu al-Mughirah al-Qahtani.

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