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Regeni, sul corpo «segni di tortura»
 
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Ci sono segni di tortura sul cadavere di Giulio Regeni, lo studente italiano scomparso al Cairo lo scorso 25 gennaio e ritrovato morto l'altra notte.
Lo ha riferito l'agenzia Reuters attribuendolo a fonti della sicurezza egiziana e lo ha riportato anche il quotidiano Al Watan.
Un'ulteriore conferma che sul corpo di Regeni ci sono segni di bruciature di sigaretta, torture, ferite da coltello e segni di una "morte lenta" è arrivata dal procuratore egiziano con una dichiarazione all'Associated Press. Secondo l'agenzia Agi, inoltre, l'autopsia avrebbe confermato che la morte è stata provocata da un forte colpo alla testa sferrato con un corpo contundente.

Interviene anche il presidente Mattarella
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, "profondamente turbato dalla tragica morte del giovane studioso", per esprimere la "vicinanza alla famiglia, così dolorosamente colpita".
Mattarella auspica che, "attraverso la piena collaborazione delle autorità egiziane, sia fatta rapidamente piena luce sulla preoccupante dinamica degli avvenimenti, consentendo di assicurare alla giustizia i responsabili di un crimine così efferato, che non può rimanere impunito". Lo si legge in una nota del Quirinale.

Al Sisi telefona al premier Renzi
Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi ha telefonato al premier Matteo Renzi, riferendogli di aver ordinato al ministero dell'Interno e alla Procura generale di "perseguire ogni sforzo per togliere ogni ambiguità" e "svelare tutte le circostanze" della morte di Giulio Regeni, un caso al quale "le autorità egiziane attribuiscono un'estrema importanza". Lo riferisce l'agenzia Mena. L'Italia "troverà una cooperazione costruttiva da parte delle autorità egiziane", ha aggiunto Sisi esprimendo le proprie condoglianze.

La vicenda è in divenire e molti dettagli vanno ancora chiariti: che cosa si sa finora di Giulio Regeni? In attesa della conferma da parte delle autorità egiziante, il Governo italiano ha dichiarato ufficialmente la morte del ragazzo, riportata anche dai media egiziani. 

In serata il 3 febbraio il ministro degli Affari esteri, Paolo Gentiloni aveva già «espresso profondo cordoglio personale e del Governo ai familiari che si trovano al Cairo e che sono stati informati di questa notizia ancora priva di conferme ufficiali».
Lo stesso 3 febbraio il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, che si trovava al Cairo ha sospeso la sua visita in corso con decine di aziende, finalizzata a intensificare la presenza italiana e gli scambi commerciali nel Paese nordafricano, dopo aver appreso della probabile morte dell'italiano Giulio Regeni

A Roma convocato l'ambasciatore egiziano
Questa mattina a Roma il segretario generale della Farnesina Michele Valensise ha convocato con urgenza l’ambasciatore della Repubblica Araba d’Egitto Amr Mostafa Kamal Helmy per esprimere lo sconcerto del Governo italiano per la tragica morte del giovane Giulio Regeni al Cairo.

«L’Italia - ha aggiunto il segretario generale - nel chiedere che sia fatta piena chiarezza sul caso, rinnova la richiesta alle autorità egiziane di avviare immediatamente un’indagine congiunta con la partecipazione di esperti italiani. Chiediamo - ha concluso Valensise - che il corpo del giovane Regeni sia al più presto rimpatriato in Italia».

Al Cairo: il generale egiziano aveva ipotizzato «incidente stradale»
Il direttore dell'Amministrazione generale delle indagini di Giza, il generale Khaled Shalabi, ha sostenuto che «non c'è alcun sospetto crimine dietro la morte del giovane italiano Giulio Regeni, il cui corpo è stato ritrovato sulla strada desertica Cairo-Alessandria»: lo aveva riportato il sito egiziano Youm7.
In dichiarazioni esclusive al sito, il generale «ha indicato che le indagini preliminari parlano di un incidente stradale e ha smentito che Regeni "sia stato raggiunto da colpi di arma da fuoco o sia stato accoltellato».

Nei giorni scorsi era emerso da fonti egiziane, che nell'ora in cui si sono perse le sue tracce, intorno alle 8 di sera, nel quartiere di Dokki dove viveva la situazione era calma e non c'erano manifestazioni di protesta. Lo scorso 31 gennaio la Farnesina con una nota ufficiale aveva fatto sapere di un «colloquio telefonico» tra il ministro degli Affari Esteri Paolo Gentiloni e il suo omologo egiziano Sameh Shoukry, al quale era stato «richiesto con decisione il massimo impegno per rintracciare il connazionale e per fornire ogni possibile informazione sulla sue condizioni». Anche il presidente egiziano, Abdel Fattah al Sisi aveva assicurato all'Italia la sua "personale attenzione" sulla vicenda, dopo un incontro al Cairo con il ministro dello Sviluppo economico italiano Federica Guidi.

La testimonianza di un amico egiziano
"Uno degli amici egiziani" di Giulio Regeni ha detto di aver ricevuto "alcune mail e chiamate" dal ricercatore friulano "che gli chiedeva contatti di attivisti del diritto del lavoro affinché potesse intervistarli per la sua tesi". Lo riferisce il sito dell'autorevole quotidiano 'Al Ahram' senza precisare il nome del testimone che ha richiesto l'anonimato.
L'amico ha riferito che Regeni prometteva di non fare interviste o "lavoro sul campo" prima del 25 gennaio, giorno della sua scomparsa e del quinto anniversario della rivoluzione anti-Mubarak (preceduta da numerosi arresti e perquisizioni ai danni di oppositori del governo). "Poi, la mattina del 25 gennaio, Regeni mi ha mandato un messaggio chiedendo se c'erano programmi per una festa di compleanno di uno dei nostri amici. Da allora non l'ho sentito più", ha detto l'indagato. "Sono stato convocato da ufficiali della sicurezza dopo la scomparsa di Regeni - ha aggiunto - Le loro domande erano focalizzate sugli scopi della sua visita e dei suoi studi".

Chi era Giulio Regeni?
Giulio Regeni, 28enne, originario di Fiumicello (Udine), studente a Cambridge, appassionato di Medio Oriente. Si trovava al Cairo per fare ricerche sull’economia egiziana, a cui intendeva dedicare la sua tesi. L’ultima volta che è stato visto, lo scorso 25 gennaio, stava prendendo la metro a Giza. Da allora non si hanno più notizie. Centinaia i tweet e messaggi postati con l’hashtag #whereisgiulio.

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