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Giappone, 2 esecuzioni il Venerdì Santo
 
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Il governo giapponese ha confermato questa mattina l’esecuzione di due condannati a morte da tempo nelle carceri nazionali. Lo rende noto AsiaNews. L'ennesima uccisione di Stato avviene proprio nel giorno del Venerdì Santo.

Chi erano i condannati. Junko Oshida, ex infermiera di 56 anni, è la quinta donna a morire sul patibolo nipponico dal 1950: avrebbe ucciso due persone per ricevere il premio dell’assicurazione sulla vita. Yasutoshi Kamata, 75 anni, era un serial killer: fra il 1985 e il 1994 ha ucciso cinque persone, fra le quali una bambina di 9 anni.

Il triste primato del premier Abe. Con le 2 impiccagioni di oggi sale a quota 16 il totale delle esecuzioni disposte sotto il governo del premier conservatore Shinzo Abe. Da quando il Partito Liberal Democratico ha riacquistato le redini del governo nel dicembre 2012, la durata media tra la finalizzazione della condanna a morte e l’esecuzione della pena si è ridotta della metà (5 anni e 7 mesi) rispetto a quella degli ultimi 10 anni. Secondo il Ministero della Giustizia, 124 condannati in via definitiva si trovano attualmente nel braccio della morte.

Il vescovo: il governo ascolti papa Francesco. Sul tema della pena di morte, AsiaNews ha chiesto un commento a monsignor Tarcisio Isao Kikuchi, vescovo di Niigata e presidente di Caritas Asia. Egli ricorda “l’ampia maggioranza a favore delle esecuzioni” ma ripropone con forza l’appello di papa Francesco per l’abolizione di questa forma di punizione giudiziaria. E ricorda al governo che invitare il pontefice nel Paese non serve, se poi non lo si ascolta.

IL TESTO INTEGRALE DELL'APPELLO (traduzione di AsiaNews).

"In questo periodo sacro per noi cristiani che è il Triduo pasquale, e in modo particolare nel giorno del Venerdì santo, è triste venire a sapere che il governo giapponese abbia eseguito la sentenza di morte nei confronti di due persone. È allo stesso modo triste ricordare che sempre il governo giapponese abbia ucciso quattro persone nel giorno di Natale del 2006. Per quanto ne so – da quello che dice l’esecutivo sulla questione – la grande maggioranza della popolazione nipponica sostiene la decisione di mantenere in vigore la pena di morte. So anche che diversi cattolici sono a favore di questa posizione. Di conseguenza non è facile immaginare un Giappone senza pena di morte, e sembra quasi impossibile arrivare ad abolire questo sistema.

Tuttavia noi, che siamo membra del corpo di Gesù Cristo, dovremmo ascoltare il nostro pastore papa Francesco su questa tematica. All’Angelus dello scorso 21 febbraio, il Santo Padre si è appellato di nuovo per un’abolizione della pena di morte. Ha detto: “Il comandamento ‘non uccidere’ ha un valore assoluto, e copre l’innocente così come il colpevole”. Egli ha poi aggiunto: “Mi appello alla coscienza dei governanti, in modo che si possa raggiungere un consenso internazionale sull’abolizione della pena di morte”. Questa richiesta è stata ripetuta dai pontefici suoi predecessori, anche se l’insegnamento ufficiale della Chiesa cattolica non proibisce del tutto la pena di morte. Ma per papa Francesco si tratta di qualcosa di più rispetto a una ripetizione delle richieste dei suoi predecessori. Stiamo vivendo nel Giubileo della Misericordia, quindi si è rivolto ai leader mondiali: “Propongo a coloro che sono cattolici di fare un gesto coraggioso ed esemplare: nessuna sentenza di morte venga eseguita in questo Anno Santo della Misericordia”.

È vero: il Giappone non è una nazione cristiana e il nostro è un governo molto secolare, con una stretta separazione fra Stato e religione. È vero anche che il nostro leader nazionale non è cattolico, anche se il suo numero 2 lo è [Taro Aso, ministro delle Finanze ndr]. È vero infine che le esecuzioni vengono decise dal ministro della Giustizia, che non è cattolico. Insomma, i protagonisti di questa vicenda non hanno alcun obbligo a considerare l’appello del Santo Padre. Però soltanto pochi giorni fa, il 19 marzo, il ministro giapponese degli Esteri Kishida ha fatto visita alla Santa Sede e incontrato l’arcivescovo Paul Gallagher, Segretario per i rapporti con gli Stati. Kishida ha invitato il Santo Padre a visitare il Giappone e pregare per la pace in Asia e nel mondo.

Quando penso alla serietà e all’insistenza con cui questo governo invita papa Francesco in Giappone – uno scopo al quale lavorano anche i vescovi giapponesi – rimango sorpreso nel vedere la tempistica delle esecuzioni di questa mattina. Nonostante il sostegno pubblico alla pena di morte in Giappone, ripeto l’appello del Santo Padre: aboliamo la pena di morte, rispettiamo la vita umana".
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