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FEDE E VIOLENZA
Pakistan, massacrata ragazza cristiana
La diocesi: «Martire della fede»
Stefano Vecchia
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Per la Chiesa della diocesi pachistana di Faisalabad, Mariah è già «una martire della fede», ma al momento dietro la sua uccisione si cela una realtà triste, sperimentata ogni anno in Pakistan da centinaia di donne delle minoranze religiose. Mariah Manisha è stata uccisa il 27 novembre – ma la notizia è stata diffusa solo ieri – da un musulmano, dopo il sequestro e la tentata violenza sessuale a cui la diciottenne cattolica si era opposta.

L’autore del delitto, un 28enne musulmano di nome Arif Gujjar, tossicodipendente e figlio di un ricco proprietario terriero, è stato arrestato. Razia Bibi, madre 50enne di Mariah e di altri sei figli, ha raccontato ad AsiaNews che lei e la figlia si erano dirette al canale non lontano dal villaggio dove vivono, a una quarantina di chilometri da Faisalabad, per raccogliere acqua potabile. Qui avevano incontrato Arif Gujjar, in compagnia di un amico. Il giovane si era diretto verso la ragazza e, sotto la minaccia di una pistola, aveva cercato di trascinarla con sé e di stuprarla. Quando la ragazza ha opposto resistenza, cercando di fuggire, l’uomo ha aperto il fuoco, tentando poi di occultare il cadavere che è stato ritrovato dal padre, Mansha Masih.

Come riferito all’agenzia Fides da padre Zafal Iqbal, parroco di Khushpur, municipalità dove vive la famiglia della giovane assassinata, «la ragazza ha resistito, non ha voluto convertirsi all’islam e non ha sposato quell’uomo, che per questo l’ha uccisa. Per noi è una martire. È stato lo stesso padre Iqbal a portare l’accaduto all’attenzione della Commissione Giustizia e Pace della diocesi e del vescovo di Faisalabad, monsignor Joseph Cutts.

«Il colpevole è stato arrestato e la polizia sta indagando – ha continuato il sacerdote –. Speriamo che venga fatta giustizia, ma la comunità è triste e sconvolta». Per una volta, l’intervento della polizia è stato rapido ed efficace e la famiglia ha avuto il sostegno della comunità musulmana, i cui notabili hanno auspicato che il caso non diventi strumento di divisione ulteriore, chiedendo «riconciliazione». Nonostante questo, l’assassinio di Mariah – di cui due gironi fa sono stati celebrati i funerali – è l’ennesimo caso che chiama in causa ignoranza, volontà di dominio e anche la difficoltà dei poveri e delle minoranze di difendere i loro diritti nel grande Paese musulmano. Particolarmente delicata la situazione dei cristiani in Punjab, la più popolosa e ricca tra le quattro in cui è diviso amministrativamente il Pakistan e che negli ultimi anni ha visto cresce influenza fondamentalista ed episodi di sopraffazione.

Ultimi casi registrati – segnalati a Fides dalle comunità cristiane del Punjab – sono quelli di Shahbaz Masih, giovane cristiano ucciso da alcuni musulmani a Kasur; Sonia Bibi, cristiana 20enne di Kasur, suprata da un gruppo di giovani musulmani; Rebecca Bibi, cristiana di 12 anni, che ha perso un occhio per le percosse della sua datrice di lavoro musulmana.

«Casi come questi avvengono quotidianamente in Punjab – conferma padre Khalid Rashid Asi, vicario generale della diocesi di Faisalabad –. È molto triste ma i cristiani, spesso le ragazze, sono vittime indifese»
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