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Aggressione a Colonia, «una rete organizzata»
 
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​Choc in Germania per l'aggressione di massa alle donne nella notte di Capodanno a Colonia. La polizia sta indagando sul caso, che vede coinvolte oltre 90 donne e un migliaio di giovani uomini che hanno abusato in vario modo delle loro vittime. Secondo i primi risultati delle indagini, gli aggressori erano organizzati in piccoli gruppi, in modo da circondare donne isolate anche con lo scopo di rapinarle. Tre di loro sono stati identificati, ma non ancora arrestati.

Il ministero dell'interno del Land Renania-Vestfalia e la polizia hanno aggiunto che si sta indagando su una rete criminale proveniente da Duesseldorf, che dista una quarantina di chilometri. Proprio nella città in passato erano avvenuti fatti analoghi, seppure su scala ridotta.

L'aggressione alle donne ha scatenato anche polemiche sull'immigrazione e l'accoglienza dei rifugiati dopo che alcune delle vittime hanno riferito di aggressori dall'apparenza "araba o nordafricana". Almeno una delle circa 90 donne che hanno sporto denuncia ha denunciato di essere stata violentata. C'è anche un altro aspetto, legato alla reazione insufficiente e non tempestiva della polizia.

Ad accendere ulteriormente gli animi sono state anche le parole di Henriette Reker, sindaco della città, che ha suggerito alle donne di usare maggiore cautela ed attenzioni - come quella di tenersi a distanza dagli sconosciuti e cercare di rimanere sempre in gruppo - quando si trovano per strada per evitare altri incidenti. Suggerimenti che sono apparsi un modo per addossare in qualche modo alle donne che la responsabilità delle aggressioni a chi invece chiede alla Reker di rafforzare la sicurezza nella città e portare di fronte alla giustizia i responsabili dell'ondata di aggressioni sessuali. E su Twitter sta impazzando l'hashtag #EineArmlaenge, vale a dire tenere a distanza di braccio, per criticare, e prendere in giro, le parole della 58enne eletta sindaco lo scorso ottobre dopo essere stata pugnalata durante la campagna elettorale da un militante xenofobo che le imputava la sua posizione pro rifugiati.
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