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Migranti, l'Austria sfida la Ue: tetto agli ingressi 
 
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Nuovo round al vertice di Bruxelles su migranti e Brexit. Isolata l'Austria, che però va dritta per la sua strada e annuncia che da oggi è in vigore il tetto giornaliero di 80 richieste di asilo. Renzi attacca i paesi dell'est: niente fondi se non volete i rifugiati.

I leader dei Ventotto sono riusciti, dopo una lunghissima "cena di lavoro" durata circa 6 ore, ad approvare un testo di conclusioni sull'immigrazione, riservandosi però di discutere ancora della questione assieme al premier turco Ahmet Davutoglu (che ha dovuto ieri e oggi rinunciare al viaggio a Bruxelles in seguito all'attentato di Ankara di mercoledì) in un vertice straordinario che sarà convocato i primi di marzo. 

Sul tavolo dei leader, ad appesantire la situazione e ad allungare la discussione, la decisione dell'Austria di procedere unilateralmente a limitare il numero degli ingressi (80 richieste di asilo accolte al giorno, 3200 migranti in transito): "gli assoli nazionali non sono auspicabili", si è limitato a dire il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker senza citare esplicitamente Vienna, che invece ha confermato l'intenzione di andare avanti per la sua strada.

Parte venerdì la stretta sui migranti annunciata dall'Austria e sulla quale si è consumato un duro scontro tra Vienna e l'Ue al Consiglio europeo. Il cancelliere austriaco Werner Faymann, malgrado le critiche, stanotte ha assicurato che il suo Paese sarebbe andato avanti nell'applicazione delle misure annunciate. Tuttavia al momento non ci sono arrivi di migranti a Spielfeld, il principale valico di frontiera con la Slovenia: secondo Fitz Grunding, un portavoce della polizia, il motivo sarebbe il cattivo tempo che ha interessato l'Egeo nei giorni scorsi frenando così il flusso di persone in arrivo.

"Non stiamo stabilendo a zero il tetto" dei rifugiati da accogliere, "ma
adesso è il turno degli altri" di farsi carico della situazione, ha detto il primo ministro austriaco arrivando in Consiglio europeo per la seconda giornata di lavori dei leader dei Paesi dell'Ue. "Nel 2016 abbiamo deciso di accogliere fino a 37.500 richiedenti asilo, quando la quota dell'Austria sui 160mila da redistribuire da Italia e Grecia è meno di duemila". Inoltre, ha ricordato ancora Faymann, "lo scorso anno ne abbiamo accolti 90 mila, ma non potremmo fare di più".

L'Ungheria chiuderà da domenica i suoi tre passaggi di
frontiera ferroviari con la Croazia. Per il momento è previsto che questa misura duri 30 giorni. Nella disposizione firmata dal ministro dell'Interno Sandor Pinter, l'iniziativa è motivata con "l'interesse della sicurezza pubblica". I passaggi di frontiera interessati sono quelli di Murakeresztur-Kotoriba, Gyekenyes-Koprivnica e Magyarboly-Beli Manastir. La minaccia del premier italiano Matteo Renzi di tagliare i fondi europei a quei Paesi, soprattutto dell'Est, che bloccano i ricollocamenti dei migranti rappresenta "un ricatto politico" afferma da Budapest il portavoce del governo ungherese di Viktor Orban.

Sulla questione del negoziato con il Regno Unito, invece, la riunione è ripresa dopo una prima sessione ieri pomeriggio e il lavoro notturno sul testo di un possibile accordo degli esperti giuridici. "Ho lavorato duramente sino alle 5 di questa mattina, è stato fatto qualche progresso ma ancora non c'è accordo". Così il premier britannico David Cameron al suo arrivo alla seconda giornata del vertice Ue dedicata alla Brexit. "Farò tutto quel che posso", ha dichiarato Cameron, "ma come ho già detto non ci sarà un accordo se non sarà quello di cui abbiamo bisogno".

Matteo Renzi ha preso la parola giovedì durante la cena del Consiglio europeo per lanciare un messaggio chiarissimo ai Paesi dell'Est: o accettate i migranti o noi, Paesi contributori, vi bloccheremo i fondi. "Inizia ora la fase della programmazione dei fondi 2020. O siete solidali nel dare e nel prendere, oppure - avrebbe detto Renzi - smettiamo di essere solidali noi Paesi contributori. E poi vediamo". Un monito, secondo quanto si apprende, apprezzato dai Paesi fondatori, Germania e Francia in testa. E che ha ottenuto anche una sponda dalla martoriata Grecia, con il premier Alexis Tsipras, impegnato a spingere per una accelerazione sui ricollocamenti.

Un gesto che rilancia una sintonia lungo l'asse Roma-Berlino: una svolta netta se pensiamo che solo a dicembre, l'ultimo Consiglio europeo era stato caratterizzato da un forte scontro tra il premier e la cancelliera Angela Merkel. Renzi ha ammesso che il problema Austria estiste perchè il paese ha più richiedenti asilo dell'Italia, a fronte di una popolazione inferiore. Tuttavia - ha osservato - "non possiamo nemmeno immaginare di chiudere il Brennero che è simbolicamente, e non soltanto simbolicamente, uno dei grandi elementi di unione in Europa. Quindi si tratta di lavorare insieme". Sul trattato di Dublino ha ribadito che il 2015 ha sancito il suo fallimento.
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