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Civili in fuga, scontri e bombardamenti
Siria, la battaglia di Aleppo sempre più feroce 
Giampiero Bernardini
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​Aleppo sotto le bombe. Quest'immagine è stata scattata a ottobre (Lapresse)

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La città di Aleppo passerà, purtroppo, alla storia come una sorta di Stalingrado della Siria. Mentre le trattative di pace non decollano i contendenti stanno cercando di arrivare al tavolo nella migliore situazione contrattuale, conquistata sul campo. Un classico. Succede sempre così. Ma a rimetterci, ovviamente, sono le popolazioni civili, che vedono intensificarsi le operazioni militari e i bombardamenti.

La situazione è complessa. Aleppo, come riportato a più riprese da Avvenire.it, è nella morsa della violenza da anni. La popolazione soffre la fame e la sete.

Da una parte ci sono i soldati governativi, appoggiati sul terreno dagli Hezbollah iraniani e dal cielo dai russi. Dall'altra ci sono svariate forze islamiste, sostenute chi dalla Turchia, chi dall'Arabia Saudita. Ma la componente più forte è Al Nusra, la filiale siriana di Al Qaeda che ha ricevuto rinforzi nelle ultime settimane. Infine c'è il Daesh (Isis). Quest'ultimo era riuscito a infiltrarsi fino alla periferia di Aleppo, ma adesso si è ritirato nei propri territori, a poche decine di chilometri dalla città.

Infine c'è la componente curda, costituita in gran parte da milizie dello Ypg (Unità di difesa del popolo curdo), che si trova arroccata non molto distante da Aleppo, a Nord Est, e che conta anche su un aeroporto, Rmaylan, costruito dagli americani. I curdi sono fortemente invisi alla Turchia, schierata nell'alleanza promossa dall'Arabia Saudita.

A dire il vero ci sarebbero anche gli oppositori democratici al regime siriano del presidente Assad. Ma questi sono ormai pochi, in cattive condizioni militari e malvisti anche dagli "alleati" islamisti. Come, in sintesi, ebbe a scrivere Domenico Quirico, inviato della Stampa, che in Siria ha passato 5 mesi come prigioniero, qui i "buoni" non ci sono più. Quella che si combatte è sempre più una guerra feroce, in cui è difficile in molti casi distinguere gli amici dai nemici.

I combattimenti
In questa fase le truppe governative di Assad stanno avanzando. Sono anche riuscite a rompere l'assedio di una porzione di territorio, dove diverse migliaia di civili, truppe governative ed hezbollah, erano da mesi accerchiati. Alla battaglia hanno preso parte anche carri armati di fabbricazione russa, arrivati di recente, pare. Adesso tra gli obiettivi primari c'è quello di riuscire a interrompere i collegamenti tra i territori a controllo islamista e la Turchia, da dove possono arrivare rinforzi, armi e cibo per le truppe. Questo preoccupa moltissimo i jihadisti.

La battaglia di Aleppo sta di fatto sancendo una pesante sconfitta dei ribelli siriani sostenuti dalla Turchia: l'esercito Islamico ed Ahrar al Sham, due milizie che rappresentano il grosso dell'opposizione cosiddetta moderata, ma che, in quanto islamiste, spesso si sono alleate con il Fronte al Nusra, che è la filiale ufficiale di al Qaeda in Siria. Di qui la preoccupazione della Turchia, che vede il rischio di una legittimazione dei curdi e la perdità di ogni influenza in Siria.

Gli Stati Uniti e i curdi
Washington, dopo quanto dimostrato dai curdi sul terreno in Iraq, sembrano sempre più puntare su di loro. Questo nonostante la dura opposizione di Ankara, che però, pur membro della Nato, non viene giudicata affidabile più di tanto. Per troppo tempo i suoi confini sono stati facilmente attraversabili dai militanti dell'Isis, dai foreign fighters, dai rifornimenti e dal petrolio del Daesh. Inoltre appare troppo accondiscendente con le varie forze islamiste, a cominciare dalle milizie turcomanne.

E così oggi altri elicotteri cargo dell'esercito americano, tre per l'esattezza, hanno scaricato a Rmaylan armi leggere e munizioni per le milizie curde Ygp. Le armi dovrebbero essere inviate al fronte di Kobane, città riconquistata dai curdi ai terroristi del Daesh. Da qui dovrebbe partire un'offensiva per riconquistare un'altra importante città: Manjib, a Nord Est di Aleppo ora sotto il controllo del Califfato.

I Paesi del Golfo criticano gli Stati Uniti
Di "tacita intesa" tra Stati Uniti e Russia per far prevalere il regime del presidente Bashar al Assad parla apertamente la stampa araba vicina alla monarchia saudita, come l'ex direttore del quotidiano al Quds al Arabi, Abdel bari Atwan, che punta il dito contro una scelta, quella di Washington, "dettata dalla priorità Usa di sconfiggere, una volta per tutte" il Califfato nero.

Si accusa anche l'America di ambiguità: chiede ai russi, assieme ai partner occidentali, di "fermare i bombardamenti", ma non pare intenzionata a dare ascolto agli appelli dei ribelli siriani, che chiedono missili terra-aria per far fronte ai jet russi, supporto decisivo per l'avanzata delle truppe di Assad. Forse perché a Washington ci si ricorda quante volte in passato le armi americane siano finite in mano a forze jihadiste. Come nel caso dei talebani in Afghanistan.

Proseguono i bombardamenti francesi contro Daesh
Intanto gli aerei di Parigi continuano a scaricare bombe su obiettivi Daesh, sempre a Nord Est di Aleppo. L'ultima nota francese afferma che è stato distrutto un campo di addestramento e stoccaggio armi. Anche in questo caso le azioni militari sembrano puntare a rendere sempre più difficile al Daesh di intervenire sul fronte di Aleppo.

I costi umani
I costi umani della battaglia di Aleppo sono altissimi. La città è arrivata a questo scontro stremato. I nemici della Russia, i turchi in particolare, la accusano di avere messo in fuga migliaia di civili. Ankara è arrivata a parlare di 70-80mila persone dirette verso il confine con la Turchia. In realtà l'esodo da Aleppo prosegue da molto tempo e si ripete ogni volta che qualcuno tenta di infiltrarsi o in un'area urbana o nei villaggi della provincia.

Di sicuro è sempre più urgente aprire canali umanitari per portare generi di prima necessità, acqua e medicine alla gente ormai disperata.

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