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Cristiani perseguitati
Paura per Asia Bibi. «Ora sta bene»
Luca Geronico
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Il marito di Asia Bibi, Ashiq Masih

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È fuori pericolo, anzi il marito e gli altri familiari che l’hanno visitata ieri fanno sapere che Asia Bibi «sta bene ». L’allarme era stato lanciato a fine maggio quando la donna, madre di cinque figli e in prigione ormai da cinque anni, era stata all’improvviso colpita da una violenta infezione intestinale.

«È debolissima, fatica a camminare e ha anche vomitato del sangue», avevano dichiarato i suoi familiari. Una situazione che, data la lunga detenzione e il comprensibile stato di affaticamento, aveva fatto temere il peggio al marito Ashiq Masih e al resto della famiglia. Immediato l’interessamento di Joseph Nadeem, il tutore di Asia Bibi che ha pure interessato della questione il ministro per i diritti umani e le minoranze del Punjab (stato in cui si trova la città di Multan) Khalil Tahir Sindu. Una richiesta, dopo queste importanti pressioni, subito presa in considerazione dalla direzione del carcere. 

Asia Bibi, che come noto dopo aver subito in passato delle violenze, vive in una cella da sola, è stata subito presa in cura da un medico militare che in Pakistan sono considerati migliori rispetti a quello del servizio pubblico. Con delle cure nel giro di pochi giorni la donna, condannata a morte per blasfemia e sempre in attesa della sentenza di appello, si è pienamente ristabilita.

Rientrasti proprio ieri da una visita al carcere di Mukltabn il marito Ashiq Masih e il tutore Joseph Nadeem hanno assicurato del buona stato di salute sia fisico che psicologico. Asia Bibi si è ripresa perfettamente e nei suoi confronti la direzione del carcere assicura alcune precauzioni. Da tempo la donna, temendo possibili avvelenamenti, si può cucinare da sé il cibo nella sua cella.

Come ulteriore precauzione il cibo viene acquistato e consegnato direttamente dalla famiglia. Inoltre la donna è sorvegliata in
modo speciale, sempre garantendone la sicurezza. Inoltre, dopo la visita in Italia del marito Ashiq Masih e del tutore Joseph Nadeen, in occasione della presentazione alla camera di un libro di Shahid Mobeen sulla legge sulla blasfemia, l’Associazione dei pachistani cristiani in Italia ha donato ad Asia Bibi una statua della Madonna di Fatima. La statua, con il permesso della direzione del carcere, è stata consegnata ad Asia Bibi che ha potuto baciarla e intrattenersi a lungo in preghiera. Interrogata su quale fosse l’oggetto della sua preghiera, Asia Bibi ha risposto: «È una questione fra me e la Madonna». La statua, al termine della visita dei familiari, è stata riportata fuori dal carcere: trattenerla dentro la cella non era possibile in base al regolamento del carcere. Comunque anche questo, da chi è vicino ad Asia Bibi, è giudicato un importante gesto di attenzione. 

In attesa del pronunciamento della Corte suprema sul caso di Asia Bibi, dopo che numerose inchieste indipendenti hanno dimostrato l’infondatezza delle accuse alla donna, la famiglia ha chiesto il trasferimento di Asia Bibi nel carcere di Lahore, dove risiede la famiglia, in modo da poterla visitare più frequentemente.
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