giovedì 28 aprile 2016
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​Il dramma dell’esodo biblico dei profughi, via terra e via mare. La violenza della guerra, in Siria, nel Darfur come nelle favelas brasiliane dove la polizia spara a vista. La natura meravigliosa aggredita dall’uomo, che incendia le foreste per coltivare palma da olio, ammazza gli elefanti per l’avorio che finanzia le guerriglie. È la cronaca più drammatica del 2015 a farla da padrona tra i premiati del Wordl Press Photo 2016, in mostra da venerdì 29 aprile e fino al 29 maggio a Roma, al Museo in Trastevere. La giuria internazionale della fondazione olandese che promuove il fotogiornalismo di qualità ha selezionato tra le 82.951 fotografie, inviate da 5.775 ftografi di 128 nazionalità. La foto dell’anno, scelta nella categoria Spot News, è dell’australiano Warren Richardson, scattata a Roske, in Ungheria, al confine con la Serbia, il 28 agosto 2015. Intitolata Hope for a new life, (Speranza di una vita nuova), ritrae un uomo che con delicatezza fa passare un bimbo attraverso una barriera di filo spinato tagliente come un rasoio. Racconta l’autore, fotografo free lance che vive a Budapest: «Ero accampato da cinque giorni sul confine, un gruppo di 200 persone è arrivato, posizionandosi sotto gli alberi lungo la linea di recinzione. Prima sono passate le donne e i bambini, poi i padri e gli uomini anziani. Devo essere stato con questo gruppo per circa cinque ore, giocando al gatto e il topo con la polizia per tutta la notte. Non ho utilizzato il flash perché altrimenti la polizia avrebbe potuto vedere quelle persone. Ho scattato la foto grazie alla luce del chiaro di luna».
Il dramma dei profughi è presente in molte altre foto premate: i bambini siriani sanguinanti (Abd Doumany), quelli addormentati durante l’esodo (Magnus Wennan), o dietro un’inferriata (Matic Zorman), quelli ustionati dalle bombe in Sudan (Adriane Ohanesian). E ancora profughi siriani al confine turco (Bulent Kilic), accanto a una sedia vuota a rappresentare il congiunto morto (l’italiano naturalizzato londinese Dario Mitidieri), i naufraghi africani soccorsi da Medici Senza Frontieri (ancora un italiano, Francesco Zizola), il sedicenne ustionato militante del Daeshassistito da un medico curdo (Mauricio Lima), i bombardamenti a Duma in Siria (Sameer Al-Doumy). Umanità brutralizzata e sofferente. Come la natura nelle foto della guerra dell’avorio (Brent Stnton) che massacra gli ultimi elefanti per finanziare le guerriglie centrafricane. O la deforestazione del sud est asiatico che sta sterminando gli oranghi (Tim Laman). Una carrellata emozionante nei lavori di 42 fotografi di 21 paesi, che racconta in modo diretto e toccante i misteri dolorosi del nostro tormentato pianeta. La mostra è aperta dal martedì alla domenica dalle 10 alle 20 e il venerdì fino alle 23.
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