Passa a livello superiore
Accesso
Mondo
Emergenza Siria
L'Onu rompe l'assedio: a Madaya arriva il cibo
 
  • twitter
  • google +
  • segnala ad un amico
    mail
  • font
  • stampa quest'articolo
    print
​Un post sul profilo Facebook del comitato che ha lanciato l'allarme

​​
2016-premio-candida-300x125.gif
Banner-Iniziativa-Avvenire-Carita-Papa-300x125-TERZO.GIF​​​
Bambini che mangiano le foglie dagli alberi. Altri che si cibano di cani e gatti. Gli oltre 40mila civili intrappolati da mesi a Madaya, località a ovest di Damasco circondata dalle milizie sciite di Hezbollah, continuano a patire la fame e il freddo, mentre l’Onu annuncia di aver ottenuto dal governo siriano l’assicurazione che un convoglio umanitario potrà raggiungere l’area sottoposta a un assedio medievale da parte del regime siriano sostenuto da Russia e Iran.
 
Melissa Fleming, portavoce dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, ha detto che il governo siriano si è impegnato a «permettere alle organizzazioni umanitarie di raggiungere Madaya, dove è previsto l’arrivo dei primi aiuti nei prossimi giorni». Damasco non ha finora confermato né smentito.
 
Da giorni circolavano in rete e sui media video e immagini choc – la cui autenticità non era sempre verificabile in maniera indipendente – di bambini e anziani denutriti. Secondo fonti mediche locali, nelle ultime settimane 20 persone sono morte di stenti nella città situata sulle montagne che separano il Libano dalla Siria. «Almeno 42mila persone rimangono a Madaya e sono a rischio di inedia», ha affermato Yaqoub al Hillo, il più alto rappresentante Onu presso il governo siriano. Hillo ha ricordato che i 40mila di Madaya sono solo un decimo dei 400mila da tempo intrappolati in località sotto assedio in diverse zone della Siria. La maggior parte delle aree sono circondate da truppe governative o dalle milizie locali o straniere alleate a Damasco. In altri casi, come a Dayr az Zor nell’est del Paese, l’Isis assedia sobborghi controllati dalle truppe del regime.
 
Nel caso di Fuaa e Kafraya, nel nord-ovest del Paese, miliziani delle opposizioni e loro alleati qaidisti assediano le due località a maggioranza sciita e difese anche dagli Hezbollah. Proprio il destino dei 30mila civili assediati a Fuaa e Kafraya è legato ai 40mila di Madaya. E sempre dalla Siria arriva un’altra notizia choc. Attivisti anti Daesh hanno fatto sapere che una donna sarebbe stata messa a morte dagli uomini del Califfato a Raqqa. Ad ucciderla, secondo le fonti, il figlio.

Caritas International: serve un grande sforzo
“La situazione di Madaya è frutto di un terribile conflitto che dura ormai da 5 anni. La guerra ha distrutto tutto il Paese, ci sono oltre 8 milioni di persone che sono sfollate e 4 milioni che si sono rifugiate fuori il Paese”. Lo ha detto il segretario di Caritas Internationalis, Michel Roy, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, commentando la drammatica situazione che sta vivendo la città siriana di Madaya. “C’è gente che non riesce più a mangiare – ha proseguito Roy - la situazione è terribile e la Comunità internazionale è in gran parte responsabile” perché “non finanzia ciò che è necessario. Bisogna fare un grande sforzo e assumersi la responsabilità di salvare questa gente che sta soffrendo fame e malattie. Non ci sono più farmaci. Ci deve essere misericordia anche per il prossimo lontano”.
© riproduzione riservata
segnala ad un amico stampa quest'articolo
Articoli in evidenza