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L'Onu: «Stupri di massa e massacri in Burundi»
Paolo M. Alfieri
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​Proteste contro il presidente Nkurunziza (Reuters)

Stupri di gruppo, torture, fosse comuni con oltre cento cadaveri, violenze generalizzate motivate anche da tensioni etniche ai danni della minoranza tutsi. Sono accuse pesantissime quelle mosse contro le forze di sicurezza del Burundi da parte dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Zeid Raad al-Hussein. «Tutti i segnali di allarme, compresa la crescente dimensione etnica della crisi, lampeggiano rosso. Una violazione completa della legge e dell’ordine è proprio dietro l’angolo», avverte il responsabile Onu.

In un rapporto riservato, le Nazioni Unite contemplano l’ipotesi di una guerra civile o – peggio ancora – di un genocidio in Burundi, ammettendo tuttavia di non essere in grado di poterlo impedire. La situazione nel Paese è peggiorata da quando il presidente, Pierre Nkurunziza, ha deciso di candidarsi a un terzo mandato (sfruttando una controversa interpretazione della Costituzione) e ha poi vinto le contestatissime elezioni di luglio.

Da allora almeno 439 persone sono state uccise e 200mila sono fuggite. Si teme ora teme le violenze degenerino in un conflitto etnico. Zeid ha dichiarato che l’Onu ha documentato «13 casi di violenze sessuali», in cui le forze di sicurezza sono entrate nelle case di membri dell’opposizione, hanno isolato le donne e hanno commesso stupri di gruppo. Durante le perquisizioni, polizia, esercito e milizie hanno arrestato giovani che hanno poi torturato, ucciso o portato in destinazioni ignote. Sono inoltre in corso le analisi di immagini satellitari per indagare sulle denunce, fatte da testimoni, di «almeno nove fosse comuni» nella zona di Bujumbura. Tra esse, una si trova in un campo militare e vi sarebbero stati gettati oltre cento cadaveri. Diversi testimoni hanno sottolineato la radice etnica delle violenze. Una delle donne che ha subito le violenze sessuali ha raccontato al personale Onu che il suo stupratore le ha detto che stava pagando il prezzo di appartenere alla minoranza tutsi. Un altro testimone ha confermato le motivazioni etniche, dicendo che i tutsi vengono uccisi in modo sistematico, mentre gli hutu vengono risparmiati. 

L’Alto commissariato dell’Onu parla di «violenze sessuali commesse da membri delle forze di sicurezza e un considerevole aumento delle persone scomparse e torturate». Zeid ha spiegato che lo scenario «è simile in tutti i casi: le forze di sicurezza sarebbero entrate nelle case delle vittime, avrebbero separato le donne dagli altri membri della famiglia e avrebbero abusato di loro, e in alcuni casi sottoponendole a stupri collettivi». Una situazione che si va ad aggiungere al «numero crescente delle sparizioni forzate, all’esistenza di luoghi segreti di detenzione e di fosse comuni». L’Unione Africana ha stabilito l’invio di cinquemila uomini in Burundi, anche senza il consenso di Bujumbura, per fermare il violento conflitto tra i sostenitori del presidente Nkurunziza e i suoi oppositori. La presidenza burundese ha annunciato che non permetterà alle truppe africane di entrare nel Paese, ma per l’Onu c’è ormai pericolo di «genocidio».
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