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In Congo Nguesso succede a se stesso
Fabio Carminati
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Il costume africano si perpetua. Soprattutto in una delle nazioni più ricche di petrolio del Continente. Così, come Yoweri Museveni in Uganda, Idriss Deby in Ciad e Omar el-Bashir in Sudan, Denis Sassou Nguesso  non aveva alcuna intenzione di lasciare il trono. E il presidente uscente della Repubblica del Congo dopo 32 anni di potere a Brazzaville, è stato puntualmente rieletto (dopo aver emendato la Costituzione che lo vietava) per il terzo mandato consecutivo al primo turno con il 60% dei voti. Lo ha annunciato il ministro dell'Interno Raymond Zephyrin Mboulou, in piena notte, alle 3.30, dalla televisione nazionale.

 

Sempre secondo i dati forniti dal ministero dell'Interno al secondo posto si è piazzato, Guy-Brice Parfait Koleas con il 15% dei voti, e il generale Jean-Marie Michel Mokoko al terzo posto con circa il 14% dei voti. Ieri, entrambi i candidati d'opposizione, hanno contestato i risultati parziali pubblicati dalla Commissione nazionale elettorale indipendente (Cnei). Vivien Managou, porta voce di Kolelas, ha detto che la rielezione di Sassou Nguesso è frutto di «frodi massicce» e della «magia». Il generale Mokoko, dal canto suo si è solo chiesto: «Come posso accettare un tale risultato?», aggiungendo «che, comunque, noi abbiamo accettato di giocare». Mokoko, ora all'opposizione, fino a febbraio è stato consigliere del presidente uscente per gli affari di pace e sicurezza. Già da domenica, giorno del voto, le telecomunicazioni in tutto il Paese sono state oscurate.

Le autorità hanno spiegato di aver ordinato il black-out per ragioni di "sicurezza nazionale" al fine di impedire all'opposizione di commettere «un'illegalita» nel pubblicare i risultati delle elezioni da lei rilevati. Una motivazione a dir poco singolare. Come il fatto che dopo 32 anni un presidente abbia fatto di tutto per succedere a se stesso.

Un segnale contrario e per certi versi di speranza viene invece dal Senegal, dove ieri sera è stato reso noto il risultato del referendum popolare sulla riduzione del mandato presidenziale dagli attuali 7 a cinque anni. Ebbene, il 62,7 per cento dei votanti si è detto d’accordo con la proposta dell’attuale capo dello Stato, Macky Sall, che entrerà in vigore dalle elezioni del 2019.

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