lunedì 31 marzo 2014
​Alle amministrative trionfa il partito islamico Akp, oggi i dati definitivi. Nonostante gli scandali e la deriva autoritaria il leader al potere da undici anni ottiene dalle urne una sostanziale riconferma.
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Erano state definite le elezioni della sopravvivenza per Recep Tayyip Erdogan, quasi travolto nelle ultime settimane da accuse di corruzione, nepotismo, autoritarismo: ma il "sultano" di Ankara sembra essere sopravvissuto, vincendo con un apparente netto vantaggio - contestato dall'opposizione - le amministrative di ieri.  La sua prima reazione, davanti a migliaia di sostenitori accalcati davanti alla sede del suo partito nella notte, è stata decisa: chi ha tradito pagherà. "C'è chi cercherà di scappare domani, ma pagheranno per quello che hanno fatto". Il premier è apparso al balcone della sede del Akp accompagnato dalla famiglia, con accanto il figlio Bilal, con lui protagonista di una ormai celebre conversazione telefonica intercettato nella quale parlano di come "fare sparire milioni di euro tenuti in casa". Il suo partito islamico Akp, con l'84% delle schede scrutinate, è il primo con il 45,6%, in calo solo di meno di tre punti rispetto allo storico 49,6% conquistato alle politiche del 2011. Il primo partito dell'opposizione, il Chp del socialdemocratico Kemal Kilicdaroglu, che lo ha ribattezzato il 'dittatorè e il 'Primo Ladrò, si ferma al 28,4%, i nazionalisti del Mhp al 15.5%, i curdi del Bdp al 4,1%. A Istanbul e Ankara, le due più grandi città del Paese che l'opposizione sperava di strappare a Erdogan, la situazione dovrebbe essere del tutto chiara solo oggi. Nella megalopoli del Bosforo, da dove è partita la parabola politica di Erdogan, che l'ha guidata dal 1994 al 1998, l'uscente Akp Kadir Topbas ha un buon vantaggio nei risultati parziali sul candidato dell'opposizione Mustafa Saigul. Ad Ankara l'islamico Melih Gokcek, il sindaco uscente, e Mansu Yavas, il candidato del Chp, sono testa a testa. Si sorpassano a vicenda con il progredire dello spoglio. Ognuno dei due ha già annunciato di avere vinto. L' europea Smirne, la terza città del Paese, tradizionalmente socialdemocratica, rimane nelle mani dell'opposizione, con la maggior parte della costa dell'Egeo fino ad Antalya e con la Turchia europea; i curdi del Bdp conservano le grandi città del Kurdistan, i nazionalisti del Mhp vincono sul Mar Nero. In mezzo, in Anatolia, nelle cartine della Turchia al voto, predomina un oceano giallo, il colore dell'Akp. Per la prima volta in alcune città è stata eletta una donna. A Diyarbakir, la capitale del Kurdistan turco, è stata eletta la candidata del partito curdo Bdo Gultan Kisanak. A Aydin ha vinto la candidata del partito socialdemocratico di opposizione Chp, Ozlem Cercioglu, mentre a Gaziantep, vicino al confine con la Siria, è stata eletta Fatma Sahin, del partito islamico Akp del premier Recep Tayyip Erdogan, ex-ministro della famiglia. Inoltre per la prima volta una donna velata è stata eletta sindaco. Nel distretto di Mera a Konya ha vinto infatti la candidata dell'Akp Fatma Toru. Il premier sembra essere riuscito - se i risultati definitivi confermeranno la tendenza - a compattare il suo elettorato storico, musulmano, anatolico, rurale, con una campagna muscolare nella quale ha denunciato un'infinità di "complotti" contro il Paese e contro il suo governo, orchestrati dai "traditori" della confraternita dell'ex alleato Fetullah Gulen, con l'appoggio di lobby finanziarie laiche e di potenze straniere. L'obiettivo del premier era di "lavare" con un successo elettorale le accuse di corruzione. Mantenendosi al potere. Una sconfitta, aveva scritto l'analista Barcin Yinancavrebbe, avrebbe potuto avviare "un processo che poteva perfino farlo finire in carcere".  L'opposizione, divisa, sembra non essere riuscita a dare al "sultano" la spallata finale nonostante il mare di fango che gli si è rovesciato addosso dopo l'esplosione della tangentopoli turca il 17 dicembre, gli arresti dei figli di ministri, i milioni di dollari nascosti nelle scatole delle scarpe degli indagati, le intercettazioni telefoniche finite su internet nelle quali Erdogan ordina al figlio di far sparire milioni di euro nascosti in casa. La giornata alle urne è stata macchiata anche dal sangue per scontri tra clan schierati con diversi candidati in aree rurali nelle province di Hatay e Sanliurfa, vicino al confine con la Siria: il bilancio è di otto morti e almeno venti feriti.
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