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Rapimenti in Siria
Rapimenti in Siria, «mediazioni possibili»
Ilaria Solaini
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Padre Dhiya Azziz, parroco di Yacoubieh in Siria, scomparso lo scorso 23 dicembre è stato liberato e sta bene.

Il religioso iracheno era stato rapito mentre tornava dalla Turchia, in visita dai genitori, rifugiati dall’Iraq occupata dal Daesh (Is). La notizia è stata data con un comunicato stringato sul sito web della Custodia della Terra Santa. Era già stato sequestrato nel luglio scorso ed era riuscito a fuggire.

"Ho sentito padre Azziz - ha raccontato il vicario apostolico di Aleppo dei Latini, monsignor Georges Abou Khazen - è esausto ma felice. La sua liberazione è stata per noi una benedizione, una grazia di Dio".

In un'intervista alla Radio Vaticana, padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa, ha espresso la gioia dei francescani per il suo rilascio. "La situazione in Siria è sempre grave - ha raccontato padre Pizzaballa -, drammatica, ma noi siamo molto contenti e soddisfatti che padre Dhiya sia stato finalmente liberato".

"I canali di comunicazione sono ancora aperti - ha aggiunto il Custode di Terra Santa -. Questo è un dato importante", poiché di altri religiosi cristiani si sono perse le tracce.

Dall'inizio del conflitto siriano, le milizie jihadiste e i gruppi combattenti hanno sequestrato diverse personalità di primo piano della comunità cristiana locale. Sono ancora nelle mani degli jihadisti i vescovi ortodossi monsignor Boulos Yazigi, metropolita della Chiesa di Antiochia, e monsignor Mar Gregorios Youhanna Ibrahim, metropolita della Chiesa siro-ortodossa, dall’aprile 2013, anche loro prelevati mentre si trovavano al confine con la Turchia.

Nessuna notizia anche del padre gesuita italiano padre Paolo Dall’Oglio, rapito anche lui in Siria il 29 luglio 2013, e dei sacerdoti padre Michel Kayyal, armeno cattolico, e padre Maher Mahfuz, greco-ortodosso, rapiti due anni e mezzo fa, il 9 febbraio 2013.

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