mercoledì 6 aprile 2016
Da Roma arriva il sostegno all'ospedale pediatrico di Bangui. Intervista alla presidente Enoc. FOTOGALLERY
Centrafrica, ecco il progetto del Bambino Gesù
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Non un semplice sostegno materiale, ma un progetto-paese in cui si doni conoscenza pediatrica ai nuovi dottori e dignità alla cura dei bambini. Il presidente dell’ospedale pediatrico “Bambino Gesù”, Mariella Enoc, risponde proprio dalla capitale della Repubblica Centrafricana, dove Papa Francesco ha aperto la prima Porta Santa del Giubileo.Come è nata l’idea di andare ad aiutare l’ospedale pediatrico di Bangui?Nella sua visita a novembre, il Pontefice aveva individuato nel Paese alcuni ambiti concreti di intervento per la Chiesa. Tra questi, l’assistenza sanitaria, con la richiesta in particolare di mettere questo ospedale pediatrico nelle condizioni di poter curare efficacemente i bambini. Con il nunzio della Santa Sede nello Stato africano, monsignor Franco Coppola, abbiamo pensato che l’ospedale del Papa fosse il soggetto più giusto per offrire questo tipo di supporto, dando seguito alle parole del Santo Padre. La sua visita ha cambiato il Paese davvero, non a parole. Ora occorre che si vedano i risultati del suo passaggio.E la Fondazione Bambino Gesù vuole partire dall’ospedale pediatrico. Cosa farete lì?Abbiamo voluto dare un primo segnale concreto, facendo arrivare da Roma già ieri una piccola somma – 150mila euro – per gli interventi urgenti, come il generatore dell’ospedale pediatrico, che oggi è in grado di produrre elettricità per sole 4 ore al giorno, e le fognature. Siamo venuti qui, però, soprattutto per realizzare un grande progetto di formazione con la facoltà di Medicina dell’università locale, che coinvolgerà – con lezioni sia a distanza che in loco – i nostri pediatri e i nostri specialisti, perché il Paese ha bisogno di queste figure. Partirà presto anche la ristrutturazione delle aule e della biblioteca dell’ateneo. Con i nostri fondi, poi, sosterremo l’assunzione di 16 medici generalisti, che cominceranno a dare una prima presenza continuativa in ospedale, in attesa che arrivino gli specializzati. Riusciremo a dar loro uno stipendio dignitoso, 400 euro al mese, rispetto ai 130 euro di media che i dottori prendono qui. Ma andremo anche oltre.Cioè?Stiamo anche valutando con il direttore dell’ospedale di Bangui come organizzare i tre reparti pediatrici che non sono seguiti da Emergency, che qui sta facendo molte cose buone. Ospitano pazienti cronici, ricoverati soprattutto per malnutrizione, problemi respiratori, tubercolosi, Aids. Stiamo cercando di capire cosa il Bambino Gesù possa fare a livello strutturale per far sì che siano corsie dignitose. Tutti i progetti passeranno tramite la Nunziatura, perché questa vuole essere una risposta della Chiesa universale, non un progetto del Bambino Gesù. Il nostro ospedale sarà solo uno strumento.
Cosa l’ha colpita di più a Bangui?Conosco bene l’Africa, non mi stupisce quello che vedo nell’ospedale. Mi stupisce il segno che ha lasciato il Papa. Ieri sono stata ricevuta dal nuovo Capo dello Stato e mi ha detto che la prima visita ufficiale vorrebbe farla proprio al Santo Padre per ringraziarlo. Sento perciò addosso una responsabilità molto grande: dare attuazione alle parole del Pontefice.Cosa le hanno chiesto in questi giorni mamme e bimbi?I piccoli non chiedono nulla, così come le mamme. Aspettano, pazientemente. I bambini qui vogliono giocare e ridere come tutti i bimbi del mondo. Siamo noi che dobbiamo fare qualcosa. Dobbiamo perciò impostare dei progetti-paese, cercare insieme al governo delle iniziative da fare, un lavoro congiunto tra nunziatura e governo. C’è una sintonia che dobbiamo assecondare per non perdere questo momento di grazia che la visita del Papa ha portato.Venire in Africa è un modo per proseguire l’apertura alle periferie già avviata a Roma?Il progetto Non ti scordar di me, con un camper mobile che da otto mesi visita i piccoli pazienti in giro per la Capitale, è partito quando ci siamo accorti che i bambini delle periferie romane non venivano più in ospedale. Così abbiamo detto: andiamo noi da loro. Questa è un’altra periferia, ma per me il concetto è lo stesso. Il Bambino Gesù deve essere ospedale per il mondo, così come la Chiesa essere chiesa per il mondo.Passiamo alla vicenda giudiziaria che ha coinvolto anche il suo predecessore…Mi aspetto che venga fuori la verità, che si abbia il coraggio di dire cosa è successo, assumendosi le proprie responsabilità. Tutti possiamo sbagliare. Ma ora è tempo di voltare pagina. La Fondazione è ripartita con nuovi progetti, come questo. Abbiamo nominato un nuovo segretario generale, il professor Francesco Avallone. L’ospedale funziona benissimo a livello clinico e scientifico – omaggi a chi c’era prima di me – ma il mio compito è trasformarlo in qualcosa di nuovo e di diverso. Io non devo né guadagnare denaro, né guadagnare gloria. Vorrei solo essere al servizio della Chiesa, e così l’ospedale.
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