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Lettere al direttore
Il direttore risponde
Tanta solidarietà più un abbraccio
e un sorriso per Adele Caramico
Marco Tarquinio
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​Gentile direttore, ho letto la lettera della professoressa piemontese "aggredita" (da giornalisti e da alcuni alunni) per aver affrontato la questione dell’omosessualità in classe. Anche a me, che insegno Psicologia, degli alunni hanno posto la questione, congiunta a quella della transessualità, ottenendo pressappoco la stessa risposta e l’illustrazione di due diverse posizioni sulla base di casi noti e studiati. Ho anche maturato una mia motivata opinione e la esprimo, se i ragazzi me la chiedono come tale. Ora però chiedo ai giornalisti, ai sindacalisti, ai dirigenti, ai genitori e agli alunni: qualcuno indagherà e sanzionerà se in tutta questa vicenda ci sono stati interpretazione tendenziosa, danno di immagine, impedimento alla libertà di espressione, mobbing verso la docente? Qualcuno chiederà conto del male fatto con bocca larga e giudizio ristretto? Temo di conoscere la risposta...
Patrizia Piraino
Caro direttore,
intendo esprimere piena solidarietà alla professoressa Caramico, per la gogna mediatica alla quale è stata sottoposta. Ho l’impressione che alla professoressa sia stata fatta una domanda con il solo intento di suscitare un vespaio. Gli studenti con i quali ha dialogato non erano bambini della scuola materna, ma ragazzi capaci di intendere e di volere, tanto è che l’argomento della lezione del giorno, come racconta la professoressa nella lettera ad "Avvenire", era su tematiche di bioetica. Mi consenta anche di esprimere la mia perplessità verso il preside della scuola che si è stracciato le vesti per l’accaduto della settimana scorsa, mentre lo scorso anno, quando un professore della stessa scuola venne accusato di aver offerto soldi in cambio di rapporti sessuali con studenti minorenni, cercò di minimizzare per contenere l’effetto mediatico. Se oggi non si reagisce con fermezza a questa forma di violenza che ha subito la professoressa Caramico, domani, a ognuno di noi, sarà impedito di esprimere il proprio pensiero.
M.Elisabetta De Magistris
Caro direttore,
esprimo con piena convinzione la mia solidarietà all’insegnante di religione dell’Itis Pininfarina di Moncalieri e la ringrazio per la bella lettera inviata ad "Avvenire" e pubblicata mercoledì 5 novembre. Quando la ragione soccombe all’ideologia anche le cose semplici e ovvie vengono negate e si ricorre con dogmatica sicumera al linciaggio, per ora, mediatico. Dovremo, come diceva Chesterton, combattere per dimostrare che le foglie d’estate sono verdi.
Don Vittorio Montagna - Parroco di Lonigo (Vi)

Caro direttore,
semplicemente un messaggio di solidarietà alla professoressa Caramico e una grande preoccupazione per come la stampa riporta gli eventi e per i commenti precipitosi che induce. Grazie.
Stefano Giannarelli

Gentile direttore,
ho seguito con attenzione la vicenda che ha avuto come involontaria protagonista la professoressa Caramico. Devo dire che sono rimasta scandalizzata per come una persona sia stata esposta a un linciaggio mediatico solo per aver parlato di fatti veramente accaduti. Tutti noi conosciamo la storia di Luca di Tolve e io stessa ho ascoltato la testimonianza di un uomo che, non trovandosi a suo agio nella sua omosessualità, ha cercato conforto nella fede, ritrovando poi una dimensione affettiva e sessuale con una donna. Forse i veri discriminati sono loro, gli ex gay, che vengono rifiutati dalla società per la loro scelta. L’insegnante dialogando in classe si è riferita a questi casi specifici, dopo domande incalzanti e specifiche di uno studente. È così difficile da accettare? E così indegno ribadire la dottrina della Chiesa: che non condanna l’individuo, ma indica il peccato? Spero di cuore che, se un giorno avrò dei figli, potranno incontrare professori così.
Anna Bosi

Gentile direttore,
vorrei esprimere la mia solidarietà alla professoressa Caramico per l’attacco vergognoso che ha subito per un avvenimento sbattuto in pagina senza essere nemmeno chiarito a dovere. Oltre all’indignazione per il comportamento di gran parte della stampa credo sia importante parlare di questo caso come di ciò che avverrà in futuro, spesso e volentieri. E di come, nel malaugurato caso che il ddl Scalfarotto venisse approvato, la professoressa si sarebbe trovata ad affrontare oltre al processo mediatico anche quello penale. Spero che la professoressa stia sentendo con forza la vicinanza della Chiesa visto che sta lavorando in una di quelle «periferie esistenziali» care al nostro Papa Francesco.
Annarosa Rossetto

Caro direttore,
con molta apprensione ho letto la lettera che la collega Adele le ha scritto. Ho apprezzato il suo tono pacato, sereno, lucido, ma resto esterrefatta per l’accaduto. Tutti noi insegnanti dovremmo esserlo. La scuola dovrebbe essere un luogo di confronto e di crescita personale. Ultimamente invece si è dimostrata sempre più un luogo dove contano solo sicurezza, soldi e… allineamento. L’episodio di Adele lo dimostra: i docenti sono alla mercè di alunni che non aspettano altro che affossare i professori "scomodi"; anche quelli come lei che dimostrano preparazione didattica e umana. Vorrei, caro direttore, tramite "Avvenire", far arrivare ad Adele la mia solidarietà: la Verità vi farà liberi.
Annalisa Ciuffardi

Gentile direttore,
vorrei esprimere tutta la mia solidarietà alla professoressa Adele Caramico per la nota vicenda che l’ha vista vittima di una campagna diffamatoria per il suo insegnamento. È veramente deplorevole che in un Paese che si dice libero un’insegnante non possa esprimere la propria opinione, fondandola per di più su precisi dati scientifici, senza divenire bersaglio di chi non si limita a dissentire dalla medesima opinione, ma pretende di colpevolizzarla fino a farne un reato. Se le autorità intendono realmente, come è loro dovere, difendere i cittadini da violenza e bullismo, i primi a dover essere difesi sono quanti vengono perseguitati per il solo fatto di dire cose che a qualcuno suonano sgradite. Se non si cambia radicalmente, ponendo fine a un clima persecutorio che si sta diffondendo sempre di più, questo deplorevole episodio non si fermerà qui, ma servirà di modello e di ispirazione ad altri episodi simili, o anche più gravi.
Don Massimo Lapponi OSB

Caro direttore,
tutta la mia solidarietà alla collega insegnante di religione di Moncalieri. Insegno in provincia di Bologna e condivido l’impegno educativo a favore della famiglia come Costituzione comanda. Voglio esprimere vicinanza a chi si trova vittima del linciaggio mediatico.
Massimo Zambelli  

Gentile direttore,
con la messa alla gogna della professoressa di religione Adele Caramico spero sia evidente a tutte le persone ancora in grado di ragionare che chi non si conforma al pensiero dominante in tema di sessualità rischia il linciaggio. Per adesso quello mediatico, se dovesse passare il ddl Scalfarotto anche quello penale. Oltre a manifestare il mio sostegno all’insegnante chiedo a lei, direttore, se può informarci su cosa, secondo le leggi vigenti, è possibile dire e cosa, se passerà il ddl in questione, saremo tutti costretti a dire. In pubblico. Perché in privato, nelle catacombe di casa nostra, cosa dire lo sappiamo già.
Daniela Tedioli

Alle vostre lettere (e altre ancora ne avrei da pubblicare) non ho che da aggiungere, cari amici, un sorriso e un abbraccio per la professoressa Caramico. Non è vero che non si venga capiti, quando si parla con chiarezza, con competenza e con retta coscienza. Si viene equivocati quando chi ascolta (e scrive, anche sui giornali) in realtà non ascolta affatto, ma cerca pretesti e vuole "far male". Lo sperimento pure io, ogni tanto, nel mio lavoro. E me ne dispiace, ma non ne sono sconvolto e neppure intimorito. Anche per questo non credo sia giusto che noi cattolici e ogni altro libero sostenitore della famiglia tradizionale e costituzionale, cioè della famiglia naturalmente basata (art. 29 della Carta) sul matrimonio tra un uomo e una donna, cominciamo a pensarci come frequentatori di «catacombe» che oggi somiglierebbero a bunker. Qualunque cosa accada, persino se dovesse essere approvata una legge liberticida come quella prefigurata dal progetto detto «sull’omofobia» che porta il nome dell’attuale sottosegretario Scalfarotto, cosa che non riesco a immaginare in un grande e civile Paese come il nostro, nessuno potrà impedirci di parlare e chiuderci in "recinti". Con tutto il rispetto per le idee e le vite altrui, con inguaribile convinzione democratica e con la nostra irrinunciabile libertà di cittadini e di cristiani continueremo a vivere, a imparare, ad affermare e a fare ciò in cui crediamo, ciò che sappiamo e che speriamo. Dico spesso che noi non siamo quelli delle trincee, ma quelli del campo aperto. Con lo stellato cielo di Dio sopra il capo, valori saldi, semplice amore e nessuna piccola paura nel cuore.
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