martedì 29 maggio 2012
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Caro direttore,
è inevitabile che gli scandali avvengano, ci insegna Gesù. Ma quando ci si trova a tu per tu con l’avvenimento è inevitabile sentire dolore, disagio e profonda amarezza.
Se lo scandalo investe la Chiesa, luogo in cui ci si impegna a vivere il Vangelo, che cosa accadrà lì dove il Vangelo viene di proposito ignorato? Questo non giustifica niente e nessuno. Ferisce interiormente constatare che nella Chiesa ci sia chi pensa e vive la Chiesa nel modo sbagliato, ossia come esercizio di potere e di visibilità: «Non vi accada di combattere contro Dio». La Provvidenza divina ha posto oggi a guidare la Chiesa quel mite e acuto pastore che è papa Benedetto XVI. Il papa che parla all’intelligenza delle persone e propone l’intelligenza della fede. Dove sta la sua forza? Dove sta il suo potere, oggi? Sta nel farsi accoglienza di un dolore immenso. Sta nel rimanere come la Madre di Dio, ai piedi della croce. Il suo potere gli viene dalla sua capacità di accoglienza della sofferenza, del dolore imprevisto, imprevedibile, soprattutto quando si origina dall’interno della Chiesa. Non lasciarlo da solo, Signore! Confortalo! Fagli sentire che la sofferenza che sta vivendo non è vana, ma è inizio della vera rigenerazione. E anche noi qualcosa possiamo fare: possiamo sentire come nostro il suo dolore. Possiamo pregare per lui e per la Chiesa. Non temere, caro papa Benedetto: al di là degli scandali, tutti comprendiamo come, in questo dolore, tu sia roccia. È Gesù che ti rende roccia. Aggrappati a lui, e guidaci verso di Lui. Vedrai il mare in tempesta, si placherà e così rivivremo la gioia.
don Maurizio Brasson, Padova
 
Gentile direttore,
è un fatto che i vertici della Chiesa abbiano sempre contenuto anche personaggi ai quali poco (o nulla) interessava del bene del cristianesimo. E così, spesso, i detrattori del cristianesimo hanno utilizzato posizioni individuali per farle passare per linee di condotta della Chiesa. Salta all’occhio anche in questo momento un certo modo di informare su quanto sta – meglio, starebbe – avvenendo in Vaticano. E mi pare proprio che qualche debolezza individuale sia abilmente usata per altri scopi in una campagna di informazione ordita con abilità quasi "militare" da chi ha interesse a disinformare (una volta si diceva seminare zizzania).
Aurelio Cereti, Imola (Fc)
 
Caro direttore,
prima lo scandalo della pedofilia anche nella Chiesa, ora questi brutti giochi di potere e informativi che la denigrano agli occhi dell’opinione pubblica. Per fortuna che la Fonte è purissima, se no verrebbe forte la tentazione di accantonare la voglia di Sacro anche per noi cattolici praticanti, comunque peccatori!
Marco Sostegni, Vinci (Fi)
Caro direttore,
il Papa ha proclamato l’anno della Fede, e forse mai come negli ultimi tempi la Fede ha subito attentati dall’esterno e dall’interno. Oggi penso soprattutto alle ferite che vengono dall’interno della Chiesa, che sanguinano ancora di più perché inferte anche da chi dovrebbe essere difensore dell’integrità, della tradizione, della Parola, l’interprete dei Vangeli, il protettore dei deboli e dei poveri. Lampi di tempesta illuminano vizi e colpe, invidie e antagonismi... Ce lo ha ricordato molto bene il cardinal Bagnasco: il male è dappertutto, e l’uomo è peccatore. Ma i cristiani si sentono delusi anche da alcuni di coloro dai quali dovrebbe venire l’esempio. La nostra fede già provata dalle insidie e dai tranelli che l’attuale società instabile, volubile, corrotta, prodiga di attrattive fuorvianti ci propone di continuo, subisce ulteriori scosse. Persino la "roccia" a cui tutti ci teniamo stretti appare attaccata e può essere raccontata come traballante. Ma in noi stessi e nelle nostre comunità, dobbiamo rinascere e ricominciare, dobbiamo senza timore vivere e "ricostruire" la Chiesa con la forza del Vangelo. Lo sappiamo che «le porte dell’inferno non prevarranno su di essa».
Giulia Borroni, Castellanza (Va)
 
Gentile direttore,
se un cittadino acquista o accetta in dono un’opera d’arte rubata o un qualche altro oggetto di valore, una volta che la cosa venga risaputa, viene subito inquisito, come minimo per incauto acquisto, poi i giudici accerteranno se ci sono anche altre responsabilità. Come mai un giornalista può accettare e pubblicare impunemente documenti evidentemente rubati? Trincerandosi dietro la libertà d’informazione, si può abrogare il principio per cui la legge è uguale per tutti? La montante – e francamente odiosa – avversione verso le "caste", compresa quella dei giornalisti, è generata e favorita da situazioni di questo tipo.
Giuseppe Cucco, Urbino
 
Caro direttore,
dopo la sofferta intervista rilasciata a Tv2000 dall’eccellente cattolico Dino Boffo in merito alla sua vicenda personale, bisogna tornare a registrare un’altra amarezza che si somma alle molte di questi giorni: le forzate dimissioni del presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi. Mi permetta di essere del tutto scettico sulle motivazioni addotte per defenestrare l’economista ed esperto di banche che si era messo al servizio del Vaticano. Nessuno degli addebiti mossi e fatti circolare nelle redazioni, infatti, si attaglia al personaggio. La sua indiscussa professionalità, il coraggio controcorrente e la sua specchiata probità, mi pare siano più che sufficienti a metterlo al riparo da qualsiasi calunnia.
Giovanni Martinetti, Ghemme (No)Amore per la Chiesa e per il Papa, sconcerto e dolore, razionalità e passione, amarezza e speranza, indignazione e preghiera… C’è di tutto nelle lettere che stiamo ricevendo dopo l’ondata di piena di comunque dolorose notizie, notizione, notiziastre e non-notizie su fatti d’Oltretevere e su persone chiamate in vario modo a servire la Chiesa universale e il nostro Papa. Tra esse c’è n’è qualcuna che è una vera e propria frusta di carta (la materia prima è fornita, del resto, in abbondanza e qualche altro giornale s’è dato servizievoli canali di rifornimento) che colpisce tutti i cattolici e soprattutto le persone consacrate, quelle (tantissime) che fanno bene e quelle (assai poche) che fanno male. Fanno male pure queste frustate, ma cerco di non curarmene troppo e nemmeno le pubblico, facendo eco, qui, ai clamorosi schiocchi che le accompagnano: non sono ovviamente responsabile di ciò che si scrive altrove e del fatto che lo si prenda per oro colato. Ma mi rendo conto di due cose. La prima è che questo "oro" – presunto o anche vero, ma usato per spacciare falsa moneta – l’ha fatto colare su pagine di giornale e di libro qualcuno, come ho già scritto, tra coloro che – per lavoro e per servizio – sono vicini al Papa. Naturalmente a mani e viso ben coperti, incentivando la moda dell’anonimato in primo piano. Sono di un’altra scuola, e lo ritengo molto grave, persino più della ricettazione delle carte rubate. La seconda è che noi giornalisti (l’ho imparato a inizio carriera e lo vado ripetendo, anche ad altro proposito, ormai da anni...) non dovremmo aver bisogno di appelli a coniugare libertà e responsabilità come quello assai forte che è venuto ieri dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi. Per il resto, amici miei, i cristiani usano la testa e il cuore, e ci riescono anche nel pieno di tempeste di parole dalle quali emergono atti scandalosi e tristi. Ma sono anche esigenti, i cristiani. E sanno che la testimonianza resa con la propria vita, vale tanto. Più di ogni possibile parola di accusa o di difesa e almeno quanto le parole della preghiera sincera. Per questo anch’io, come il signor Martinetti, stimo molto Ettore Gotti Tedeschi. Nel mio lavoro di giornalista ho avuto modo di conoscerne il valore professionale, la dedizione e la generosità nel tentare, in diversi campi, di risolvere in modo limpido i problemi aperti guardando sempre a un bene più grande. E da cattolico annoto che, pur in un momento di grande sofferenza personale, il suo costante, delicato e prioritario pensiero è stato ed è per Papa Benedetto. Penso che questo confermi su di lui qualcosa di importante.Marco Tarquinio
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